LAICI

Una nuova tappa

Movimenti ecclesiali in Europa: parla il card. Rylko

Un seminario per “riflettere e dialogare sulla realtà dei movimenti nella Chiesa”. Con questo obiettivo, il Pontificio Consiglio per i Laici ha riunito dal 15 al 17 maggio a Rocca di Papa (Roma) “un rappresentativo gruppo” di oltre 100 vescovi provenienti da 53 paesi. La riflessione si è sviluppata attraverso un fitto programma di relazioni, gruppi di lavoro, dibattiti in plenaria e momenti di scambio tra i Pastori e i vari responsabili dei movimenti. I partecipanti all’incontro hanno avuto anche un’udienza privata con Benedetto XVI. In questa intervista abbiamo chiesto al card. Stanislao Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, di parlarci del ruolo che i movimenti ecclesiali svolgono in Europa.Quanto in Europa i vescovi fanno affidamento ai movimenti?“Sempre di più. Penso che uno dei motivi di questa nuova fiducia risieda nel fatto che stiamo assistendo ad una stagione nuova e che anche i movimenti stessi sono cambiati. Giovanni Paolo II, durante il primo incontro di Pentecoste nel 1998, aveva chiesto ai movimenti di iniziare una nuova tappa di maturità ecclesiale. I movimenti hanno preso sul serio questa consegna. Hanno intessuto rapporti di comunione tra di loro approfondendo una maggiore amicizia e collaborazione. E’ maturato anche il loro rapporto con la Chiesa istituzione, e in particolare con i vescovi. Ci sono stati dunque da questo punto di vista molti progressi positivi. Ma sono cambiati anche i vescovi e i parroci: si è cioè capito che oggi la Chiesa non può fare a meno di queste realtà. Nella situazione in cui – come dice il Papa – si diffonde un cristianesimo stanco e scoraggiato, la Chiesa ha bisogno di queste nuove risorse, di una fede vissuta con gioia e nell’entusiasmo”.E nell’Europa dell’Est?“Oggi non ci sono più queste distinzioni marcate tra Est ed Ovest. La cultura globalizzata arriva molto velocemente nell’Est europeo. Abbiamo per esempio contatti con Paesi dell’ex Unione sovietica e vediamo che anche lì i movimenti danno un grande contributo alla vita della Chiesa”. Quale ricchezza apportano i movimenti nella Chiesa? “I movimenti ecclesiali hanno due caratteristiche: da una parte nascono da un desiderio di vivere il Vangelo fino in fondo, con radicalità. E questa è una costante e un comun denominatore di tutte queste realtà aggregative. Ed è forse il tratto che più stupisce in un mondo secolarizzato. Sorprende cioè il fatto che in mondo in cui si va diffondendo una indifferenza religiosa, possano nascere questi luoghi della fede in cui la Parola di Dio diventa veramente vita. L’altra caratteristica è lo slancio missionario che dimostra le grandi ricchezze del laicato oggi. Queste due caratteristiche fanno sì che queste realtà rappresentano una risorsa formidabile in quanto apre alla formazione permanente di un laicato cristiano adulto e alla missione evangelizzatrice della Chiesa. Soprattutto in alcune regioni geografiche dove c’è scarsità di clero e mancanza di vocazioni, questa presenza così incisiva di un laicato maturo e con forte identità cristiana è indispensabile.Non c’è forse il rischio che la Chiesa scarichi sui movimenti ecclesiali attese e responsabilità a cui non riesce a rispondere?“Non parlerei di scaricare delle responsabilità, perché non c’è una opposizione che vede da una parte l’istituzione e dall’altra il carisma. Tutti – Chiesa istituzione e Chiesa carismatica – servono la stessa missione evangelizzazione e questa missione li unisce nel comune sforzo di portare il Vangelo fino agli ultimi angoli del mondo moderno. E’ vero anche che lo Spirito Santo in questo momento storico, dimostra che questi carismi, in questo momento, vanno incontro alle grandi sfide epocali che il mondo post-moderno lancia alla Chiesa e la Chiesa ovviamente si sente chiamata ad accogliere ciò che lo Spirito le offre gratuitamente”.