COMECE

In attesa di segnali e impegni

Europe infos: Trattato di Lisbona, rifugiati, Internet, aborto

Un bilancio sullo stato di ratifica del Trattato di Lisbona: è quanto propone il dossier speciale del numero di maggio di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa), che si apre con una nota di Frank Turner (cfr SIR Europa 39/2008) sull’importanza di “comunicare bene” l’Ue ai cittadini.Il referendum irlandese. Sottoscritto dai capi di Stato e di Governo a Lisbona, “il Trattato riformato entrerà in vigore il 1° gennaio 2009 o, al più tardi – spiega Johanna Touzel – prima delle elezioni europee di giugno dello stesso anno, dopo la ratifica da parte di ciascuno dei 27 Stati firmatari”. 11 ad oggi i Paesi ad avere completato la procedura: alcuni senza particolari difficoltà (Ungheria, Slovenia, Romania, Malta, Francia, Bulgaria, Portogallo, Danimarca); altri, come Polonia, Slovacchia e Austria, “non senza dolore a causa delle tensioni politiche interne che hanno preso in ostaggio il dibattito” sottolinea Touzel. Il processo è attualmente in corso in altri 11. Grande attesa fra gli osservatori per il referendum di ratifica che l’11 giugno si terrà in Irlanda, unico Paese costretto dalla propria Costituzione a fare ricorso a tale modalità: i sondaggi sembrano favorevoli, ma “per non fornire pretesti agli oppositori – osserva Touzel – la Commissione europea ha scelto di ritardare al massimo l’annuncio di nuove misure (in materia di fisco e di difesa dell’agricoltura) che potrebbero interferire nel dibattito irlandese”. Cipro, Italia, Lituania, repubblica ceca e Regno Unito non hanno ancora stabilito date precise.Ue e rifugiati. “La deplorevole sorte dei cristiani iracheni nei Paesi vicini all’Iraq non è che uno degli esempi più clamorosi di persone obbligate dagli eventi a fuggire dal proprio Paese, ritrovandosi a confrontarsi in terra straniera con una situazione disastrosa anziché con la prospettiva di una vita migliore. Lo strumento del reinsediamento può contribuire a risolvere questa crisi”: ad affermarlo Alessandro Calcagno. Con il Fondo Europeo per i Rifugiati 2008-2013, spiega, “il ruolo dell’Unione europea in materia di reinsediamento sta per essere rafforzato”. Approvato nell’ambito del programma “Solidarietà e gestione dei flussi migratori”, il Fondo “mira a sostenere e a promuovere gli sforzi compiuti dagli Stati membri nell’accoglienza e nel reinsedimaento dei rifugiati e degli sfollati” attraverso il cofinanziamento delle azioni previste. “Prossima tappa – per Calcagno – potrebbe essere il lancio di un programma quadro a livello Ue che contribuirebbe a migliorare l’equità e l’efficacia dei programmi nazionali, servirebbe di incoraggiamento agli Stati membri più reticenti”, e “favorirebbe anche la lotta contro la tratta degli esseri umani”.Internet più sicuro per i minori. Dal 1996 l’Ue si impegna a rendere l’impiego di Internet più sicuro per i bambini egli adolescenti: “da allora – osserva Christina Gerlach – questo tema occupa un posto importante nell’agenda dell’Ue e dei Paesi membri”. Anche se “la nozione di illegalità dei contenuti su Internet è affidata alla valutazione di ogni Stato membro – spiega l’esperta – l’Unione europea ha messo a punto” negli anni 1999-2004 e 2005-2008 due piani d’azione “per un utilizzo più sicuro della rete da parte dei minori, volti a sostenere e ad informare genitori e figli”, oltre ad alcuni progetti tra cui “Inhope”, rete internazionale in grado di segnalare contenuti illeciti accessibili in rete. Per Gerlach, tuttavia, il programma pluriennale “Per Internet più sicuro” dovrebbe proseguire anche nell’arco 2009-2013. “La Commissione ha già presentato un piano basato sul precedente – spiega – e il budget disponibile sarà aumentato di 10 milioni di euro”. In cantiere vi sono anche ulteriori iniziative, sebbene, mette in guardia l’esperta, “gli ultimi garanti in materia di protezione rimangono sempre le famiglie e in particolare i genitori”.Diritto di aborto? Una risoluzione frutto di un “dibattito ideologico” che “ha reso impossibile ogni discussione oggettiva sugli argomenti sollevati”: così Katharina Schauer definisce il documento adottato lo scorso 16 aprile dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce), intitolato “Accesso ad un aborto senza rischi e legale in Europa”. “La commissione giuridica dell’Apce non ha partecipato all’elaborazione della risoluzione” rileva l’esperta. Di conseguenza, “la situazione giuridica di molti Stati membri è stata descritta in modo erroneo, e non si è inoltre tenuto conto del fatto che le costituzioni di diversi Paesi sono contrarie al diritto assoluto all’aborto” preconizzato dalla risoluzione. Per Schauer, il documento “minaccia aspetti fondamentali dei diritti dell’uomo”; tuttavia, “anche se alcuni circoli interessati utilizzeranno la risoluzione a fini politici e tenteranno di rivendicare la liberalizzazione dell’aborto nel loro Paese, è chiaro che essa non ha effetti giuridici”.