UE

Giorni inquieti

Le istituzioni comunitarie alle prese con problemi scottanti

Il mese di giugno esordisce con giorni inquieti per le istituzioni comunitarie. Mentre cresce la suspence attorno al referendum irlandese per la ratifica del Trattato di Lisbona (12 giugno), i pescatori di vari paesi manifestano con violenza nel quartiere europeo di Bruxelles per il caro-gasolio, che renderebbe sempre meno redditizia la loro attività. A tale protesta si affianca quella degli allevatori, nuovamente schierati contro le quote-latte. Ecco quindi l’allarme per la centrale atomica di Krsko (Slovenia), proprio quando il presidente dell’Esecutivo José Manuel Barroso e alcuni Stati membri hanno rilanciato la questione nucleare. Nel frattempo le principali istituzioni Ue cercano soluzioni condivise su energia e cambiamenti climatici, economia, Unione per il Mediterraneo. E già si affaccia il capitolo migrazioni.La parola all’Europarlamento. Proprio sul versante dei movimenti migratori, l’Unione europea da tempo mira a definire una propria strategia con un duplice obiettivo. Anzitutto favorire gli ingressi e l’integrazione di persone provenienti da paesi terzi, in regola con le normative degli Stati membri, in grado di inserirsi nel mondo del lavoro e nella società europea, portando al contempo quel contributo professionale e demografico di cui l’Europa sempre più vecchia ha estrema necessità. Il secondo intento è quello della sicurezza: i movimenti di popolazione, intraUe o provenienti da “oltre confine”, non devono minare la tranquillità dei cittadini. L’idea del “patto europeo per le migrazioni” affascina il presidente Nicolas Sarkozy, il quale ha posto tale problema nell’agenda della presidenza di turno francese dell’Ue che prenderà avvio il 1° luglio. Intanto l’Europarlamento è alla vigilia della discussione e del voto sulla direttiva volta ad armonizzare tra i Ventisette le pratiche per il rimpatrio dei migranti illegali che vengono stimati, a seconda delle fonti, tra i 6 e i 10 milioni. L’appuntamento con il testo, riconducibile al deputato tedesco Manfred Weber, è per il 17 e 18 giugno: un’eventuale via libera in “prima lettura” da parte dell’Emiciclo spianerebbe la strada alla direttiva.Detenzione e messa al bando. Risale al 2002 la definizione, da parte del Consiglio Ue, di un “piano globale per combattere l’immigrazione illegale e la tratta di esseri umani nell’Unione europea”. Ne era seguito un Libro verde della Commissione, quindi una proposta di articolato (2005). Votata ad ampia maggioranza dalla Commissione libertà pubbliche dell’Assemblea nel settembre 2007, la direttiva aveva dapprima suscitato posizioni differenti tra i governi degli Stati membri, che hanno invece raggiunto un accordo nella riunione del Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti (ambasciatori) degli Stati presso l’Ue. Il testo ha poi avuto l’avallo del Consiglio dei ministri degli Interni (5 giugno). Crescono invece, alla vigilia del voto in Aula, i ripensamenti nei gruppi politici del Parlamento, che vanno ad aggiungersi al “no” della Gue (sinistra unita), contraria sin dall’inizio al merito della direttiva. Diversi i punti controversi: l’eccessiva durata della detenzione, che può arrivare a 18 mesi; il fatto che l’immigrato espulso sia bandito dall’Ue per 5 anni; la parte che riguarda i “minori non accompagnati”, soggetti anch’essi alla normativa; la necessità di assicurare assistenza legale ai migranti. Le perplessità delle Chiese europee. Il “no” al testo è già stato espresso da numerose ong e associazioni impegnate a favore dei migranti. Perplessità sulla direttiva è stata manifestata inoltre da mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio dei migranti, il quale il 2 giugno ha spiegato che i clandestini “non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di una infrazione amministrativa”. Dalle Chiese europee si è poi registrato un nuovo intervento contrario alla “direttiva rimpatri”. Con una lettera recapitata il 30 maggio a tutti gli eurodeputati, Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), Conferenza delle Chiese europee, Caritas Europa e Commissione delle Chiese per i migranti, esplicitano diversi dubbi, già segnalati in una missiva inviata l’8 gennaio scorso ai vertici Ue (presidente di turno del Consiglio, presidente della Commissione e dell’Europarlamento). I firmatari riconoscono l’impegno e le difficoltà per giungere a un accordo sull’argomento fra Stati membri e Parlamento Ue, i due organismi colegislatori. Ma in vista del voto dell’Emiciclo, confermano la contrarietà alla “detenzione amministrativa” prolungata. I rappresentanti delle Chiese cattolica, protestante, anglicana e ortodossa sono inoltre contrari alla messa al bando dal territorio europeo per cinque anni dei clandestini rimpatriati. Rispetto ai rimpatri “forzati” (suscitano preoccupazioni ulteriori i possibili provvedimenti riguardanti i minori), le Chiese europee indicano invece la via dei “ritorni volontari”, peraltro previsti anche nel testo della direttiva.