La barca dell’accoglienza

VERSO SYDNEY 2008

“Sicuramente questo evento è una buona opportunità per la comunità aborigena ma non ci aspettiamo che Benedetto XVI dica nulla di particolare alla nostra gente. Viene qui per i giovani prima di tutto”. Così Graeme Mundine, responsabile nazionale per la comunità cattolica aborigena che in Australia su 458mila persone conta circa 100mila fedeli, parla della prossima Giornata mondiale della gioventù che si svolgerà a Sydney dal 15 al 20 luglio 2008. Non sarà il primo incontro con un Pontefice romano per Mundine che ricorda ancora molto bene la visita che Giovanni Paolo II fece nel 1986 e il suo discorso ad Alice Spring, cuore della comunità aborigena australiana. “Le sue parole colpirono tutti e dopo quel momento molti aborigeni si convertirono. Una presenza carismatica. Ricordo che spese molto tempo a parlare con ogni singola persona. Questo fu molto importante per noi e riaccese il nostro orgoglio”.

È un fatto che questa Gmg sia piena di simboli aborigeni e voi stessi sarete i protagonisti della cerimonia di apertura. Che significato ha per voi tutto questo?
“Lo stesso avvenne anche per le Olimpiadi nel 2000. Nella cerimonia di apertura è prevista l’entrata del Pontefice nella baia su una barca, ma ricordiamoci che il capitano Cook entrò nella stessa maniera a Sydney invadendo di fatto la nostra terra. Per cui è stato scelto di aggiungere alla flotta di navigli che accoglierà il Papa un’altra barca con a bordo un gruppo di aborigeni e di invitare Benedetto XVI a salirvi evitando così di evocare il simbolismo dell’invasione. Inoltre durante la settimana della Gmg ci saranno occasioni per conoscere meglio la nostra cultura, come concerti e mostre”.

Che cosa vi aspettate, quindi, da questo evento giovanile?
“Per la nostra comunità sarà un bel momento per riaffermare il coraggio del nostro popolo. Ricordo con affetto la visita di Giovanni Paolo II e le parole che pronunciò proprio ricordando le stolen generations (le generazioni rubate di aborigeni, costretti da bambini ad abbandonare famiglie e comunità per la politica di assimilazione praticata dai governi australiani, ndr), sorpresero tutti. Mi auguro che questa sia una buona occasione per far conoscere ai giovani e al mondo intero la nostra cultura in maniera giusta e non pensare alla comunità aborigena oggi solo in senso negativo”.

A proposito di stolen generations, lo scorso febbraio il primo ministro australiano Kevin Rudd ha personalmente pronunciato le scuse, “I’m sorry”, del Parlamento per “le sofferenze e le umiliazioni inflitte su un popolo orgoglioso e una cultura orgogliosa” come quello aborigeno…
“È stato importante per noi. Per la prima volta abbiamo visto in Parlamento degli aborigeni. Il discorso di Kevin Rudd è stato significativo e coraggioso, un altro passo in avanti. Sembra che questo governo si stia impegnando davvero per la nostra gente”.

E la Chiesa cattolica?
“La Chiesa cattolica ha sempre fatto molto per la comunità aborigena, in particolare nei confronti dei bambini. Al tempo stesso non si è mai opposta nei confronti della Stolen Generation. Tuttavia anche le Chiese hanno chiesto scusa, ma forse guardando il presente non è abbastanza”.

Vorreste, forse, più attenzione da parte della Chiesa?
“In realtà no, ma sarebbe meglio magari, aumentare l’aiuto a particolari zone e alle famiglie disagiate”.

Benedetto XVI ha sempre alzato la voce contro il sopruso e il razzismo per il rispetto dei diritti umani. Ritiene possibile un cenno alla comunità aborigena?
“Benedetto XVI verrà qui prima di tutto per il giovani. Sulla scia di Giovanni Paolo II ci piacerebbe che le parole che lui spese a suo tempo vengano suggellate. Bisogna fare ancora tanto per la comunità aborigena in un Paese dove, nonostante convivano molte culture, c’è ancora tanto razzismo. Forse questo sarà il momento giusto per infondere ancora più forza ed energia ai giovani aborigeni e alla società australiana”.

a cura di Francesca Baldini – Sydney

(6 giugno 2008)