Austria: Europei di calcioUn Sms con “spunti di riflessione” durante Euro 08: questa l’iniziativa della Chiesa cattolica austriaca in occasione dei campionati europei di calcio inaugurati il 7 giugno. Iscrivendosi gratuitamente online nel sito www.kirche08.at, è possibile ricevere ogni giorno, per tutta la durata dei campionati, un SMS con passi della Bibbia, affermazioni di pontefici, filosofi, ma anche di giocatori e allenatori. L’iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi a Graz da mons. Franz Lackner, responsabile delle questioni relative allo sport per la Conferenza episcopale austriaca, insieme con il Segretario di stato austriaco responsabile per lo sport, Reinhold Lopatka. “Sia nello sport che nella Chiesa è importante lo spirito comunitario”, ha dichiarato mons. Lackner durante la conferenza stampa. “Nella comunità, ciascuno può scoprire e usare le proprie capacità. Inoltre, sia il calcio che la fede sono un gioco con regole fisse, irrinunciabili per qualsiasi gioco. I cristiani possono imparare molto dal calcio”, ha aggiunto. “E anche la fede non è una passeggiata: occorrono disciplina, impegno e obbedienza”, ha sottolineato. “Insieme, le Chiese cristiane dell’Austria e della Svizzera hanno dato un importante contributo ad una festa della pace e della comprensione”, ha dichiarato Lopatka. “La buona cooperazione tra le Chiese agisce molto positivamente nell’ambito dei campionati”, ha aggiunto, definendo un “segnale di come si gioca in squadra” la “collaborazione tra Chiese austriache e svizzere per l’accompagnamento spirituale del grande evento sportivo”. Germania: pellegrini per l’Europa”Voi contribuite a costruire la nuova casa d’Europa in uno spirito cristiano”: così, mons. Gebhard Fürst, vescovo di Rottenburg-Stoccarda, ha reso omaggio ai partecipanti al pellegrinaggio dei “Vertriebene” (in ricordo degli oltre 9,6 milioni di cittadini tedeschi espulsi tra il 1945 e il 1961 dai Paesi dell’Europa orientale e giunti in Germania Ovest), svoltosi nei giorni scorsi a Schönenberg. Il pellegrinaggio, che si ripete oramai da 60 anni, è “diventato un modello di come in un’Europa che diventa più grande, cresca una vera patria per le persone”. Molti pellegrini indossavano i costumi tipici dei Paesi di origine. “Il fatto che i profughi provengano da diversi Paesi e abbiano radici differenti, rappresenta un’occasione straordinaria e un arricchimento reciproco”, ha affermato Fürst. “Per via delle loro origini, i pellegrini rappresentano un ponte vivo tra Oriente e Occidente”, ha sottolineato. Il pellegrinaggio è inoltre un “segno di come estranei possano diventare fratelli nella fede”; esso è “un segno di disponibilità a lasciare ciò che è conosciuto e ad aprire il cuore e guardare al nuovo”, ha aggiunto. Il vescovo ha ricordato che i tedeschi espulsi, “nonostante l’esperienza dell’espulsione, della perdita della patria e l’iniziale risentimento”, abbiano “lavorato costantemente e in modo convincente per una convivenza improntata alla pace e alla riconciliazione nell’Europa di oggi”. Pertanto, il pellegrinaggio è un “passo nella via della riconciliazione e della pace, della fratellanza e della giustizia per i popoli e i Paesi dell’Europa dell’est e dell’ovest”, ha concluso. Al pellegrinaggio ha preso parte anche il ministro per il lavoro e il sociale del Baden-Württemberg, Monika Stolz, che ha ringraziato i Vertriebene “per la loro fedeltà, la loro testimonianza di fede, i percorsi di riconciliazione e di pace compiuti, nonché per il loro contributo alla ricostruzione”. Svizzera: i media una priorità”La Conferenza episcopale svizzera considera il lavoro con i media una delle sue maggiori priorità a livello di pastorale”. Così inizia una dichiarazione diffusa dalla Conferenza episcopale della Svizzera (Ces) al termine della 280ma assemblea plenaria, svoltasi a Einsiedeln dal 2 al 4 giugno. La pastorale dei media è stata oggetto di discussione durante la plenaria, che ha individuato l’importanza della funzione dei mezzi di comunicazione nella società. “La Chiesa deve essere presente con il suo messaggio”, si legge nella dichiarazione. “Pertanto, il lavoro della Chiesa nei media deve essere incrementato e deve essere di elevata qualità professionale”. Tuttavia, si osserva, “la comunicazione dei media ecclesiastici, per lo più di natura intraecclesiale, raggiunge le persone esterne alla Chiesa in modo insufficiente o non le raggiunge affatto”. “Occorre perciò cercare prioritariamente anche l’accesso ai media profani”, prosegue il documento. Tra le azioni concrete individuate dalla Conferenza vi è la formazione di giovani sia a livello redazionale e comunicativo, sia a livello di comprensione della fede e della vita cristiana; l’esigenza di ottenere che tutte le persone responsabili a livello ecclesiastico ricevano una formazione sui media e sul linguaggio della comunicazione. Viene menzionato inoltre l’obiettivo di una “collaborazione ecumenica” in quest’ambito. Tutto ciò, si osserva “richiederà sforzi finanziari non marginali”.