LOMBARDIA
Il nuovo Statuto d’autonomia
La Lombardia ha il suo nuovo Statuto d’autonomia: lo ha approvato, il 14 maggio scorso, il Consiglio regionale ed entrerà in vigore all’inizio del prossimo settembre. La nuova Carta costitutiva sostituisce il primo Statuto della Regione, risalente a 37 anni fa. La Lombardia è definita Regione autonoma e tra i principi si riconosce la persona “come fondamento della comunità regionale”. Sono sottolineati “il diritto alla vita in ogni sua fase”, la famiglia, il lavoro e l’impresa. Si riconoscono la “Chiesa cattolica e le altre Confessioni religiose” e “la valorizzazione delle identità storiche, culturali e linguistiche presenti sul territorio”.Molte novità. “Il nuovo Statuto – spiega Enzo Balboni, docente di Istituzioni di diritto pubblico all’Università Cattolica di Milano – introduce, nel quadro dell’ordinamento regionale, numerose e consistenti novità rispetto al vecchio Statuto del 1971. Basti pensare all’introduzione di un inedito organo, costituzionalmente necessario, qual è il Consiglio delle autonomie locali (Cal)”. A spianare la strada all’elaborazione del nuovo Statuto è stata la riforma costituzionale del 1999. Da quel momento, sottolinea Paola Bilancia, docente di diritto pubblico all’Università Statale di Milano, “lo Statuto è diventato un vero e proprio strumento dell’autonomia regionale perché approvato con legge regionale, tramite un procedimento rafforzato che prevede una doppia delibera del Consiglio sullo stesso testo a maggioranza assoluta. Inoltre, il nuovo Statuto si è reso necessario anche a seguito della riforma costituzionale del 2001 che ha cambiato il ruolo delle Regioni, facendone dei legislatori a pieno titolo in diverse materie”. Nella ristrutturazione organizzativa si è ampiamente valorizzato il ruolo del Consiglio. “Si è realizzato – continua Bilancia – il Consiglio delle autonomie locali, organo necessario per il dialogo con gli enti locali presenti sul territorio, e si è istituita la Commissione garante dello Statuto, organo regionale autonomo e indipendente di valutazione della conformità dell’attività regionale allo Statuto”. Forse si sarebbe potuto rafforzare maggiormente il ruolo della Giunta regionale, “affidando ad essa una più ampia autonomia regolamentare, ma si è invece scelto una più prudente via di rafforzamento parziale”. Importanti valori. “Tra le tante novità – sottolinea Balboni – mi sembra giusto ricordare il cospicuo gruppo di norme di principio (artt. 1-11), la cui portata la Corte costituzionale ha, purtroppo, ridimensionato. Tali norme rimangono, comunque, a presidio di importanti valori, quali sussidiarietà, partecipazione, pubblicità e la trasparenza, e a tutela di irrinunciabili diritti: diritto alla vita, effettiva libertà religiosa, di pensiero, di parola, di insegnamento, di educazione, di ricerca, nonché di accesso ai mezzi di comunicazione”. Per quanto concerne le autonomie sono illuminanti gli artt. 4 e 5 e, prima ancora, l’art. 2 per il quale “la Regione promuove la libertà dei singoli e delle comunità… [Essa] esprime l’autonomo governo della comunità lombarda e garantisce la partecipazione dei singoli cittadini, delle formazioni sociali ed economiche e degli enti locali all’organizzazione politica, economica e sociale della Regione. Ciò al fine di rendere effettivi l’esercizio dei diritti e l’adempimento dei doveri”. Secondo Bilancia “lo Statuto, in questo quadro, si limita ad adeguare gli strumenti per operare nei vari settori. Bisognerà però riempire di contenuti finanziari la possibilità di creare un vero e proprio ente di governo sul territorio in grado di svolgere pienamente le sue funzioni”.Quali effetti? Non è facile, ovviamente, dire oggi quali effetti potrà avere lo Statuto sulla vita dei cittadini: “Se penso all’art. 36 (Partecipazione al procedimento legislativo) – afferma Balboni – prevedo che esso comporterà l’introduzione, nel procedimento legislativo, delle istanze provenienti dal mondo dell’associazionismo, dell’impresa, in sintesi della società civile, ma in quale misura e se con effetti positivi di coinvolgimento dei cittadini nel procedimento legislativo e di rivalutazione del ruolo del Consiglio, questo dipenderà dalle concrete modalità di attuazione della norma”. L’art. 51 (Referendum abrogativo), innalza il quorum per la richiesta di referendum da 90.000 a ben 300.000 elettori, “davvero tanti se si pensa che il referendum a livello nazionale ne richiede 500.000. Si vuole renderne più ardua l’indizione, il che non è necessariamente un male, se si pensa che i referendum hanno un costo elevato”. E i rapporti col mondo cattolico? “Attraverso la sussidiarietà orizzontale – conclude Bilancia – così come espressa nello Statuto, si vogliono liberare tutte le energie presenti nella società civile e nelle sue formazioni, dalla famiglia alle organizzazioni di volontariato, alla scuola. Tra gli elementi qualificativi presenti nello Statuto, vi è la cooperazione con la Chiesa cattolica e le altre Confessioni religiose, riconosciute dall’ordinamento per la promozione della dignità umana ed il bene della comunità regionale”.a cura di Fabio Florindi(11 giugno 2008)