CCEE
Incontro dei portavoce delle Conferenze episcopali sulla comunicazione
È “urgente” “approfondire il rapporto tra Chiesa e mass media in un periodo storico complesso in cui attorno alla Chiesa viene fatta tanta disinformazione”. Lo ha detto il card. Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) aprendo l’incontro degli addetti stampa e portavoce delle Conferenze episcopali d’Europa che dall’11 al 14 giugno ha riunito a Roma presso la sede della Cei 36 rappresentanti di 23 Paesi. Al rapporto tra Chiesa e il mondo dei media sarà dedicata la prossima assemblea plenaria del Ccee che si svolgerà a Esztergom-Budapest dal 30 settembre al 3 ottobre. Per prepararsi all’appuntamento, il Ccee sta svolgendo un’indagine per studiare il rapporto tra le istituzioni ecclesiali e il mondo dei media.La Chiesa e la comunicazione. La responsabilità più grande della Chiesa è quella di investire nella formazione. Lo ha sottolineato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana mons. Giuseppe Betori, incontrando i partecipanti dell’incontro. Secondo Betori, occorrono “persone che abbiano capacità critica davanti ai media e possano contribuire a trasmettere nei media un’immagine di Chiesa autentica e non una sua maschera come troppe volte accade anche in Italia. Questo è possibile e attuale, dato che recenti indagini mostrano che il 70% degli italiani ha interesse e riconoscimento per la Chiesa”. Sui processi di costruzione dell’opinione pubblica è intervenuto Marco Accorinti, ricercatore sociale del CNR e docente presso l’Università di Roma La Sapienza. La Chiesa – ha detto il professore – è una “agenzia di socializzazione” che svolge “una funzione importante di trasmissione dei saperi, dei valori, di attribuzione di significato ed interpretazione degli eventi”. Svolge pertanto “un compito prioritario nella costruzione dell’opinione pubblica”. Per la Chiesa comunicare significa rivolgersi alle “persone, informandole, mettendosi a loro fianco e considerando i loro problemi, uscendo dalla propria autoreferenzialità”. Migrazioni e media. Anche il fenomeno migratorio deve fare i conti con il modo in cui viene affrontato nei mass media e dall’opinione pubblica. Introducendo il tema p. Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati in Italia e dei profughi (Fondazione Cei Migrantes), ha sottolineato come “il meccanismo di semplificazione ha portato il giornalismo a mettere l’accento su quanto colpisce l’immaginario collettivo, sbilanciando e trattando l’immigrazione più come ‘problema’ che come fenomeno, con punte di allarmismo, generatore d’ansia, con titolazioni del tipo: ‘Invasioni’, ‘onda nera che avanza’, ‘Marea montante’, ‘Calata degli Slavi'”. Per rimediare a questa situazione la Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha definito un protocollo deontologico definito “Carta di Roma” in cui è chiesto al giornalista di “osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti” i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta e i migranti. Nel corso dell’incontro sono stati presentati due casi: quello dei Paesi Bassi, paese d’immigrazione e quello dell’Ucraina paese di emigrazione. Con una presenza di stranieri pari al 19% della sua popolazione, i Paesi Bassi devono fare i conti con una integrazione “fallita” per cui molti lavoratori della prima generazione continuano a non parlare olandese. La difficoltà maggiore, invece, a cui la Chiesa ucraina deve fare fronte seguito alla forte emigrazione dei suoi abitanti, specialmente di donne, è la presenza di un numero crescente di figli che crescono senza “padri” o “madri”. Difficoltà a misurarsi con la complessità, amore per la controversia, semplificazione strutturale del racconto. Anche il mondo delle religioni – ha detto Mario Marazziti, giornalista e responsabile della comunicazione della Comunità di Sant’Egidio – paga il prezzo della scarsa conoscenza dello specifico dei differenti mondi religiosi da parte dei comunicatori. Una nuova strategia comunicativa. Molto importanti per i portavoce sono stati i momenti di confronto con Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, di Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano; con l’arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Consiglio delle Comunicazioni Sociali; con padre Bernardo Suate, direttore di “Signis Roma” , con la tv cattolica italiana Sat2000 e l’agenzia Sir/SirEuropa “Incontri – si legge in un comunicato del Ccee – volti ad intensificare e migliorare la collaborazione tra gli organismi di comunicazione e di pastorale dei media della Chiesa. E così è emerso come la crescente complessità dell’attuale panorama mediatico, la mediasfera, chiede alla Chiesa delle risposte articolate e armonizzate a vari livelli. Se già da molto tempo la Chiesa è presente nel mondo dei media (con pubblicazioni, radio, TV e siti internet), essa oggi sta ripensando la sua strategia comunicativa in modo che sia più efficace”.