CULTURA

La Chiesa deve “exporsi”

Una nota di mons. Homeyer sull’Expo

Il 2015 è l’anno dell’Expo di Milano. Un’occasione anche per la Chiesa? Per mons. Josef Homeyer, vescovo emerito di Hildesheim, che ha vissuto l’Expo 2000 di Hannover, e che la racconta in esclusiva a SIR Europa, lo è senz’altro. Nuova religiosità, nuova culturalità. Come si sa, l’esperienza è più efficace degli argomenti e delle statistiche. L’esperienza della Chiesa e con la Chiesa all’Expo (di Hannover) non concerne solo l’ambito religioso ma anche quello culturale. La Chiesa all’Expo rappresenta la pietra miliare non solo di una nuova religiosità ma anche di una nuova culturalità. Lo testimoniano soprattutto le esperienze correlate alla Chiesa all’Expo 2000 di Hannover, vive ed efficaci ancora oggi nella nostra diocesi di Hildesheim: molte persone – 2,5 milioni, il 15% di tutti i visitatori dell’Expo – hanno visitato i padiglioni cristiani: persone che nella loro giornata spesso non hanno alcun rapporto con la Chiesa e che in tal modo sono tornate a vivere – o hanno vissuto per la prima volta – la Chiesa e la liturgia. Queste persone hanno sperimentato la realizzazione sacrale del padiglione di Cristo e la celebrazione liturgica, che rappresenta un momento spiritualmente forte, come un cammino verso la conoscenza di Dio, un modo di scoprire l’esperienza nascosta di Dio nella loro esistenza. Quest’esperienza mistagogica ha evidentemente fatto percepire quel rapporto primordiale con Dio che abbraccia la vita quotidiana dell’uomo e che rappresenta il mistero. Sono infatti sorprendenti le dichiarazioni dei visitatori, come ad esempio questa: “Dunque, la Chiesa è evidentemente più che una semplice istituzione, è intrinsecamente un mistero, un segreto che proviene da Gesù Cristo, in cui si è manifestata la salvezza di Dio per l’intera umanità”. Oppure questa: “Nel padiglione cristiano abbiamo incontrato persone che ci attendevano, che ci hanno ascoltato e che avevano tempo per parlare a lungo con noi”. Non di rado, i visitatori sono rimasti colpiti per la molteplicità del servizio ecclesiastico nei diversi settori sociali e in tutto il mondo, che hanno scoperto grazie alle mostre e alle manifestazioni nei padiglioni cristiani. I visitatori hanno sottolineato continuamente quanto fosse liberatorio, in considerazione delle convinzioni presuntuose e unilaterali di economia e politica, poter sperimentare concretamente una Chiesa che annuncia un messaggio che apre la via alla trascendenza, ad un mondo che proviene da Dio, in cui anche le situazioni di iniquità vengono tematizzate e in cui ci si confronta con l’opzione prioritaria di chi è povero e svantaggiato. Saper parlare. Da un punto di vista culturale, questi contatti sono resi possibili dalla capacità della Chiesa di “parlare” un linguaggio culturale, una competenza che certamente ha dovuto dimostrare di avere nella sfida nell’areopago dell’Expo. La Chiesa doveva presentare un progetto esteticamente convincente, capace di modernità ma non appesantito da essa. Da un punto di vista musicale, doveva rivolgersi sia ai conoscitori, sia ai curiosi, tener conto dei visitatori casuali, come di quelli spinti dalla ricerca di qualcosa. Questa è l’esperienza più durevole dal punto di vista culturale: una Chiesa che è capace di parlare perché capace di tradurre – eppure identica. Una Chiesa, che traduce e che va oltre. E in un’epoca che torna ad aver voglia di tradizione, occorre ricordare in modo durevole: del resto, le convenzioni non sono tradizioni! Questa visione positiva e critica allo stesso tempo di noi stessi, è ciò che ci ha insegnato l’Expo. Impulsi per la pastorale. Queste esperienze ed altre analoghe della presenza della Chiesa all’Expo 2000 di Hannover, frutto di un attento lavoro da un punto di vista teologico e pastorale, hanno evidentemente sorpreso molti visitatori, comunicando loro delle inattese scoperte: percepire un’altra dimensione della persona e del mondo, ossia la veridicità di Dio e della sua azione salvifica tramite Gesù Cristo nella sua Chiesa. Ciò, da solo dovrebbe essere un motivo valido per testimoniare la Chiesa di Gesù Cristo nei luoghi in cui è possibile conoscere la comunità globale, quali sono diventate oramai da tempo le Esposizioni mondiali. E anche le esperienze sorprendenti di una testimonianza credibile della Chiesa all’esposizione mondiale rappresentano un’occasione difficilmente sopravvalutabile per ripensare alla pastorale quotidiana della Chiesa alla luce di tali esperienze. In ogni caso, per la nostra diocesi di Hildesheim, la presenza e il servizio della Chiesa all’Expo 2000 di Hannover, così come le esperienze raccolte durante l’esposizione, hanno portato impulsi durevoli o li hanno perlomeno decisamente favoriti: l’importanza centrale della celebrazione eucaristica, la pastorale improntata all’aspetto mistagogico-missionario e una maggiore importanza alla pastorale categoriale, accanto a quella territoriale. In altre parole: la Chiesa deve “exporsi”!