VENETO
Una legge per il futuro delle Ipab
Ritarda nel Veneto la legge che dovrà disciplinare il futuro delle Ipab, le Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza istituite dalla legge 6972 del 1890, voluta dal Crispi per porre un controllo statale a opere di interesse sociale nate in forma privata, spesso in ambito cattolico. Sono passati sette anni dal decreto 207 del 2001 che, rifacendosi alla cosiddetta Legge Turco sulla riforma dell’assistenza, delegava alle Regioni la disciplina delle Ipab. Alcune Regioni vi hanno provveduto, altre sono inadempienti: tra queste il Veneto, che di Ipab ne conta oltre 200, per lo più case di riposo e scuole materne, talvolta importanti per la loro funzione sociale, talaltra per l’ingente patrimonio. In realtà, le proposte di legge non sono mancate: attualmente è all’esame un testo unificato, già sottoposto alle prime consultazioni. Il testo unico in sintesi. In sostanza, si prevede che entro un anno dalla pubblicazione dell’apposito provvedimento regionale le Ipab dovranno trasformarsi o in Aziende pubbliche di servizi alla persona (Apsp) oppure – obbligatoriamente se gli ultimi tre bilanci sono inferiori a 500mila euro (150mila se si occupano di minori) e se erogano servizi non residenziali – in enti di diritto privato, associazioni o fondazioni. In caso di inattività prolungata o di esaurimento delle finalità statutarie, dovrebbero invece chiudere le proprie attività devolvendo l’eventuale patrimonio a un fondo regionale apposito. Nel caso di trasformazione in Apsp, dovrebbero dotarsi di un nuovo statuto secondo le indicazioni fornite dalla legge regionale, nonché rinnovare l’inventario; manterrebbero tuttavia la loro autonomia gestionale, patrimoniale e contabile. Oltre alle funzioni delle cariche sociali delle Apsp, la legge definisce la presenza e le caratteristiche del direttore. Il testo riconosce il ruolo di “pubblico servizio” di questi enti, pubblici o privatizzati, e sancisce il loro concorso attivo nel sistema integrato di servizi alla persona e nell’elaborazione dei piani di zona. Nel testo unico è importante il ruolo dei Comuni, che sotto forma di Conferenza dei sindaci avrebbero voce in capitolo sulle Apsp, maggiore la possibilità di mantenere la forma pubblica tramite la possibilità di raggruppamenti o di proporre alla Regione piani di rilancio, nonché l’apertura all’esternalizzazione dei servizi.Legge necessaria. “Una legge che disciplini la trasformazione delle Ipab è ormai necessaria. Una scelta va fatta: non possiamo più rimanere enti senza una legge specifica e che si basano su una normativa del 1890”. Lo afferma Danilo Corrà, direttore dell’Istituto Costante Gris di Mogliano Veneto (Treviso) che si occupa di anziani, secondo il quale la strada di favorire la trasformazione di molte Ipab in aziende pubbliche regionali è quella giusta. Oltre a permettere di mantenere il controllo pubblico sulle attività, c’è un altra questione che – secondo Corrà – la nuova legge dovrebbe permettere di superare: ovvero, il fatto che nelle materie sociali che a loro competono le Ipab oggi sono enti pubblici di pari grado rispetto alle amministrazioni comunali, e questo talvolta può creare divergenze nelle politiche attuate nel territorio. Restano, tuttavia, secondo Corrà, dei punti ancora da chiarire. “Vi sono due tipologie principali di Ipab nel Veneto: i centri di servizio per gli anziani, che sono pochi ma sono le strutture più grandi e di maggiore entità dal punto di vista economico, e le scuole materne, numerosissime ma molto piccole. Nel testo di legge in esame non è ancora chiaro se queste ultime dovranno essere per forza privatizzate”. Un altro problema nascerebbe dai cosiddetti “enti elemosinieri”: “Sono enti (come ad esempio il veneziano Isvp) che sopperiscono con contributi alle condizioni di povertà o che sostengono il diritto allo studio, ma spesso non prestano servizi. Secondo la legge in esame, c’è il grande rischio che debbano sparire, facendo venire meno il loro importante sostegno sociale”.Sì al controllo regionale. Favorevole al mantenimento di un controllo regionale sulle aziende che si svilupperanno dalle ex Ipab è anche Alberto Donaggio, presidente delle Opere riunite Buon Pastore di Venezia, ente nato nel 1850 a protezione delle fanciulle e in cui poi sono confluite undici Ipab che si occupavano di minori. “Con l’entrata in vigore di una nuova legge regionale noi probabilmente chiederemo di essere privatizzati”, afferma Donaggio. “La trasformazione in fondazione ha il vantaggio di rendere più snella la gestione, ad esempio in tema di contabilità, che attualmente è simile a quella di un ente comunale. D’altra parte, anche in questa forma giuridica il controllo regionale rimarrebbe, come è giusto visto che si amministra un patrimonio pubblico”. Donaggio non entra nel merito del progetto di legge in esame in Regione: “In realtà, quello che interessa disciplinare non sono gli enti piccoli come i nostri, dal grande interesse sociale ma con poche risorse. I grandi patrimoni da controllare sono piuttosto quelli delle Ipab che si occupano di anziani, che hanno spesso una grande ricchezza la quale va preservata e magari ristrutturata per impedire che venga perduta”. a cura di Emanuele Cenghiaro(18 giugno 2008)