Germania: non è un Paese senza DioLa Germania “non è un Paese di senza Dio”: lo ha affermato mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca e arcivescovo di Friburgo. In un articolo pubblicato il 16 giugno sul quotidiano di Offenburg “Offenburger Tageblatt”, mons. Zollitsch afferma che “il mercato del religioso si espande con una varietà mai vista da tempo; la spiritualità è diventata una parola alla moda. Tuttavia”, aggiunge, “molti oggi hanno un concetto di religiosità non più tradizionale e non si orientano più solo alle grandi Chiese”. Zollitsch ha evidenziato come oggi sia possibile incontrare “quasi tutte le religioni del mondo come forma diretta di vita. Gli incontri con i fedeli di altre religioni possono condurre ad incontri e colloqui interreligiosi positivi. È una cosa lodevole”, osserva, “tanto più che in tal modo vengono eliminati equivoci e pregiudizi e vengono superate le paure”. Tuttavia, mette in guardia l’arcivescovo, “occorre grande cautela nei confronti di alcune proposte e gruppi religiosi”: “Purtroppo continuano anche oggi ad esistere persone che cadono vittime di guru autodefinitisi tali, che non hanno altro in mente, se non fare affari”. Situazioni in cui “vengono sfruttate le paure, vengono fatte false promesse oppure diventano palesi manipolazioni consapevoli devono essere stigmatizzate e vietate”, ammonisce Zollitsch che così conclude: “Una religione che non rispetta la libertà della persona o che addirittura rifiuta o viola l’ordinamento fondamentale democratico è un pericolo da non sottovalutare”. Inghilterra: secco “no” alle schede “antivita”La Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ha recentemente espresso preoccupazione per la decisione del comune di Salford, vicino a Manchester, di diffondere schede che consentono a chi le porta di rifiutare cure essenziali per la sopravvivenza. Il “Mental capacity act”, la legge che regola il problema delle cure a pazienti in fin di vita, consente ai pazienti di decidere in anticipo di rifiutare cure vitali. Mentre la legge considera cibo e acqua somministrati via flebo come cure mediche che possono essere sospese per la Chiesa sono cure di base. Secondo quest’ultima la decisione, presa in anticipo, di rifiutare cure va discussa con un medico con grande attenzione perché può mettere a rischio la vita del paziente. “Il modo in cui queste schede vengono pubblicizzate è fuorviante”, ha dichiarato l’arcivescovo Peter Smith, presidente del Dipartimento per la Responsabilità cristiana e la cittadinanza per la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. “Esse tradiscono lo spirito della legge sulla capacità mentale che ha un approccio attento e equilibrato ai temi della vita”. Il comune di Salford, in un comunicato, ha difeso l’iniziativa dichiarando che questa proteggerà chi è vulnerabile, ma il Movimento per la vita ritiene che, al contrario, le schede faciliteranno chi è a favore dell’eutanasia. “Famiglie che temono gli alti costi di mantenere in vita un anziano potrebbero costringere i parenti, una volta raggiunta una certa età, a portare queste schede. Se proprio si vogliono diffondere queste schede bisognerebbe anche preparare delle schede a favore della vita”, ha spiegato Phyllis Bowman, responsabile delle campagne di “Right to Life”, associazione del movimento per la vita.Serbia-Croazia: provvedimenti di Benedetto XVISecondo quanto riferito il 18 giugno dalla Sala Stampa vaticana, Benedetto XVI ha adottato dei provvedimenti riguardanti alcune circoscrizioni ecclesiastiche dei Balcani, Croazia e Serbia. In quest’ultima ha ristabilito la diocesi di Srijem, sino ad oggi unita alla quella di Djakovo (Croazia) nominandone, al contempo, il vescovo nella persona di mons. Djuro Gasparović, finora vescovo ausiliare di Djakovo e vicario generale con facoltà speciali per Srijem, che diventa anche membro della Conferenza episcopale internazionale dei SS. Cirillo e Metodio. In Croazia dopo la separazione delle diocesi di Djakovo e di Srijem, il Papa ha eretto la Provincia ecclesiastica di Djakovo-Osijek elevandone la diocesi a sede metropolitana. Per quanto riguarda il nome, viene soppresso il titolo di Bosna e aggiunto quello di Osijek, capoluogo della Slavonia. Alla stessa diocesi ha assegnato come suffraganee quelle di Poega e di Srijem (Serbia), finora appartenenti alla Provincia ecclesiastica di Zagreb-Croazia-Slavonia. Primo arcivescovo metropolita di Djakovo-Osijek è mons. Martin Srakić, finora vescovo di Djakovo e Srijem. Mons. Srakić è anche presidente della Conferenza episcopale croata. Infine Benedetto XVI ha mutato la denominazione della Provincia ecclesiastica di Zagreb-Croazia-Slavonia in Provincia ecclesiastica di Zagreb, con Zagreb come sede metropolitana e Varadin e Krievci come suffraganee.