MARCHE
Come vincere i problemi del disagio
Un anno e mezzo fa l’istituzione di un Tavolo regionale per ridurre il rischio di povertà, un mese fa la Conferenza regionale “La povertà nelle Marche” con la presentazione di dati, riferiti al 2006, raccolti dall’Osservatorio regionale politiche sociali e dall’Osservatorio Caritas; nei prossimi mesi l’elaborazione di un Piano regionale di contrasto alle povertà. Le Marche si sono poste il problema dei poveri e hanno tentato di organizzare una risposta. Che non è facile perché diverse sono le esigenze di quel 6% di famiglie marchigiane che vivono l’emergenza della “povertà relativa” (quella per intendersi determinata dai consumi medi, quantificati in 970 euro al mese), o di quelle che rischiano di caderci (8% della popolazione) e delle persone che sono al di sotto della soglia della povertà “assoluta” (soglia dei 622 euro mensili) l’1% della popolazione nel 2006. Famiglie in difficoltà. Le famiglie a rischio povertà sono quelle con numerosi componenti, ma anche di dimensioni più contenute, in cui la figura di riferimento è costituita da un pensionato, da un disoccupato o da una persona con basso livello di istruzione, mentre i poveri “assoluti” sono persone senza residenza o con gravi problemi psico-sociali. Nei sei mesi presi in esame dall’Osservatorio Caritas i Centri di ascolto, le mense sociali, le strutture per l’accoglienza notturna hanno erogato oltre 300.000 prestazioni, consistenti in aiuti materiali (pacchi viveri, vestiti, docce) e servizi di segretariato sociale (ascolto, orientamento, aiuto nella ricerca di casa e lavoro). Per queste prestazioni solo il 20% dei finanziamenti sono pubblici: i maggiori contributi derivano dai privati, e le Caritas (e quindi le diocesi marchigiane) sono quelle che si impegnano di più; il personale che opera in queste strutture è al 95% costituto da volontari. Più del 60% di quelli che si sono rivolti alle strutture di accoglienza sono stranieri e che i problemi più gravi rilevati sono, oltre a quelli economici, la ricerca di una casa e del lavoro. Maggiore collaborazione pubblico-privato. “Il lavoro, che ci aspetta dopo questo convegno e l’istituzione del Tavolo regionale, è sicuramente rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato”. A fornire queste prospettive è Susanna Piscitelli, responsabile dell’area inclusione del Servizio politiche sociali della Regione. La dirigente spiega che dal 2000 esistono degli incontri regionali periodici tra i vari coordinatori d’ambito territoriale sociale: “Si tratta ora di puntualizzare un focus sulla povertà”. “Dai gruppi di lavoro al convegno – dice Piscitelli – è emersa come urgente la necessità di intervenire a favore delle famiglie che rischiano di cadere nella povertà con misure intersettoriali per il lavoro e l’abitazione, come la regolamentazione del mercato degli affitti, i fondi di garanzia per la prima casa, le politiche di conciliazione dei tempi di cura e lavoro”. Per quanto riguarda i finanziamenti per la povertà “per adesso nel bilancio regionale non ci sono specifici fondi e i 100.000 euro dello scorso anno sono stati presi dal Fondo sociale unico dello Stato”, ma “la Regione nei prossimi mesi cercherà di vedere se a livello di finanziamenti europei ci sono delle risorse da utilizzare per il contrasto della povertà”. I volontari non bastano. Preoccupato è don Nello Barboni, responsabile regionale della Caritas, “perché le nuove povertà sono in aumento e non riguardano solo gli extra-comunitari”. “Certo – riflette – la povertà nelle Marche non è grave come in altre Regioni, ma bisogna vedere l’evoluzione della società e delle condizioni socio-economiche: molte aziende medio-piccole chiudono, gli affitti sono cari, gli anziani soli non ce la fanno più”. Per don Nello la Caritas non deve diventare un “servizio” al pari degli altri e chi opera in essa deve condividerne il progetto che è quello di “mettere al centro la persona”. Ma è anche vero che il volontariato per essere efficiente e risolvere veramente il problema senza tamponare solamente l’emergenza, deve essere “specializzato” e occorrono anche delle “figure professionali”.Sintonia di interventi sul territorio. Dorotea Giuliodori, del Centro servizi per il volontariato regionale, ricorda che “uno dei motivi per cui abbiamo sollecitato il Tavolo regionale era che sentivamo la mancanza di interlocutori, forse perché il problema delle povertà riguardava in molti casi degli «invisibili», persone non residenti”. Dal Tavolo, dal convegno e anche dal prossimo Piano le associazioni di volontariato si aspettano un maggior “raccordo” perché “è ormai necessario che pubblico e privato sociale facciano sistema”. E poi, naturalmente, “vanno aumentate le risorse, che non significa dare più soldi a questa mensa o a quel centro di ascolto, ma studiare insieme le situazioni, le strutture presenti e le risposte migliori da dare per le presa in carico globale della persona”. Fino ad oggi “è mancata una sintonia di interventi, i territori non si parlavano e soprattutto nel settore delle povertà estreme, come quella di alcolisti cronici, tossicodipendenti, persone con gravissimi problemi psico-sociali è necessario pensare servizi che vadano oltre l’immediato”.a cura di Simona Mengascini(25 giugno 2008)