CHIESE ANGLICANE
Al via a Gerusalemme la Conferenza dei vescovi dissidenti
Non si parla ufficialmente ancora di “scisma” ma di una “comunione danneggiata” e soprattutto si sottolinea che la crisi all’interno della Comunione anglicana, 77 milioni di fedeli sparsi per il mondo, risale a 10 anni fa, cioè al 1997. La “novità” è che dal 22 al 29 giugno mille leader anglicani di 25 paesi del mondo – tra cui 280 vescovi – si sono dati appuntamento a Gerusalemme per la “Global Anglican Future Conference” (Gafcon). L’Assemblea è stata indetta a pochi giorni da un altro appuntamento molto importante per la Comunione anglicana: la “Lambeth Conference”, che riunisce ogni 10 anni e sotto la guida quest’anno dell’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams tutti i primati del mondo. Quest’anno però alla Lambeth Conference non parteciperanno molti dei leader anglicani: sono gli arcivescovi di Nigeria, Uganda, Kenya, Rwanda, Tanzania, Sud America e Sydney (Australia). Sono in dissenso con le prese di posizione sulla omosessualità avviate dai vescovi degli Stati Uniti, Canada e Inghilterra. Sono loro a sostenere oggi la “Global Anglican Future Conference” di Gerusalemme. Per l’incontro – indetto nella terra che ha dato origine al cristianesimo – hanno chiesto ad una commissione di 25 esperti e teologi di redigere un documento di lavoro che sarà discusso dai vescovi e presentato nella sua versione finale al termine della Conferenza. La situazione. Il “testo di lavoro” è un documento di 94 pagine ed è disponibile sul sito www.gafcon.org. Nei primi capitoli si fa il punto sulla “recente storia dei conflitti nati all’interno della Comunione anglicana”. La crisi – scrive il primate di tutta la Nigeria Peter Akinola che guida il movimento di dissidenza -risale al 1997. È però nel 2003 che la situazione dei rapporti tra i primati del Sud e del Nord del mondo precipita. Quell’anno, la Chiesa episcopaliana degli Stati Uniti (Ecusa) consacra vescovo Gene Robinson che apertamente ammette di avere una relazione omosessuale. “Nel 2004 – scrive il vescovo nigeriano – c’è stato un numero crescente di cosiddette benedizioni alle unioni omosessuali da parte di preti americani e canadesi” e ciò avveniva sebbene gli altri primati del mondo chiedevano su queste unioni una moratoria ed un atto di scuse da parte delle due Chiese nord-americane. Negli anni, prosegue Akinola, “nonostante i ripetuti richiami, le benedizioni delle unioni gay sono continuate”. Da qui la crisi. Il “nodo” teologico. “Abbiamo fatto enormi sforzi dal 1997 – spiega oggi l’arcivescovo nigeriano – per cercare di evitare questa crisi, ma senza successo. Ora siamo in un momento di decisione. Se non agiamo, rischiamo di condurre milioni di persone fuori dalla fede rivelata dalla Sacre Scritture”. La questione appare non tanto o solo “etica” quanto piuttosto “biblica” e quindi teologica. Ciò che i vescovi del Sud del mondo contestano a quelli dell’emisfero Nord è il fatto che le loro azioni sembrano “aver concluso che la Bibbia non abbia più autorità in molti ambiti dell’esperienza umana, soprattutto in quelli relativi alla salvezza e alla sessualità”. Il futuro. Il “documento di lavoro” è pertanto estremamente complesso: “definisce l’anglicanesimo autentico”; fa il punto sul dibattito interno alla Comunione Anglicana circa l’interpretazione delle Scritture, il pluralismo nella Chiesa, la comprensione della missione. C’è un capitolo dedicato alla autorità nella Chiesa, al ruolo della Scrittura e al suo uso. Si conclude con una riflessione sul futuro che i tradizionalisti anglicani intendono percorrere. Il testo sarà discusso dai primati anglicani nel corso della loro conferenza di Gerusalemme a partire dal 23 giugno. Secondo quanto anticipato da Arne Fjeldstad, portavoce della Gafcon, “la discussione sarà centrata proprio su come questo movimento intende proseguire e quale relazione avere con la Comunione anglicana”. A seguire i lavori di Gerusalemme non ci saranno rappresentanti ufficiali di Canterbury né “la grande maggioranza dei vescovi che sono qui in Gerusalemme parteciperanno alla Conferenza di Lambeth perché – spiega Fjeldstad – hanno seri problemi ad andare per la presenza dei vescovi liberali di Stati Uniti e Canada”. Alla Lambeth Conference dedica un pensiero anche l’arcivescovo Akinola: “Peccato – dice – che questa Conferenza, come è successo in passato, non sia stata pensata come una opportunità per un impegno serio teologico volto alla riconciliazione. Ci è stato detto che sarà un tempo di preghiera, di amicizia e di comunione. Sono tutte attività raccomandabili, ma questa Comunione è stata già rotta dalle azioni delle Chiese americane e canadesi e le conseguenze sono serie”.