GMG 2008
Una Giornata mondiale della gioventù nel segno della fede ma anche del dialogo tra religioni. Ne è convinta Josie Lacey, responsabile nazionale delle attività multiculturali e interreligiose per la comunità ebraica australiana, una dei 40 rappresentanti di altre religioni che incontreranno Benedetto XVI nella sala capitolare della cattedrale di St. Mary il 18 luglio. In una terra così ricca di commistioni e culture differenti, dove convivono credi diversi le relazioni tra cattolici ed ebrei sono buone al punto che, dice Lacey, “nel 1992 i vescovi cattolici australiani hanno diffuso una dichiarazione di riconciliazione tra cattolici ed ebrei nella quale erano comprese delle guide linee per implementare la dichiarazione conciliare della «Nostra Aetate», inclusi anche programmi educativi”. Non poteva che essere positiva, dunque, la risposta all’invito risalente ormai ad alcuni mesi fa del vescovo coordinatore della Gmg di Sydney, mons. Anthony Fisher, ai 15 capi delle Comunità ebraiche australiane, per chiedere non solo collaborazione ma sopratutto per stabilire un dialogo in vista di questo grande evento giovanile. “La Giornata mondiale della Gioventù – disse mons. Fisher – è un’opportunità unica per il rinnovamento di ogni aspetto della vita di fede in Australia. Sebbene le Gmg siano un’iniziativa cattolica hanno da sempre avuto un impatto positivo su tutte le religioni nei Paesi in cui sono state ospitate”. E Josie Lacey, che è tra l’altro fondatrice del network femminile dell’interfede (Women’s interfaith network), conferma questo obbiettivo e il sentimento di collaborazione da parte della comunità ebraica australiana, che su 110 mila fedeli, ne conta 42 mila nel solo Nuovo Galles del Sud (NSW) la regione di Sydney. A pochi giorni dall’inizio della Gmg il SIR ha incontrato, a Sydney, Josie Lacey.
In che modo siete stati coinvolti in questa Giornata?
“La nostra comunità è stata coinvolta nell’organizzazione dell’evento ed ha molte funzioni durante la Gmg. Personalmente sarò presente all’incontro di Benedetto XVI con il gruppo di 40 persone che rappresentano le altre religioni che si terrà nella sala capitolare della cattedrale di St. Mary il 18 luglio. È un onore e un momento che non vorrò perdere. Inoltre il Santo Padre ci ha invitato a partecipare alla messa finale. Purtroppo la celebrazione coincide con la ricorrenza ebraica del 17 di Tammuz, in cui si digiuna per ricordare la distruzione di Gerusalemme ad opera dei Babilonesi. Ma sarò comunque alla cerimonia di saluto”.
Qual è la sua opinione su questo evento?
“Esprimiamo tutti i nostri più sinceri auguri per la Gmg. Abbiamo avuto degli incontri con gli organizzatori sulla conformazione delle stazioni della Via Crucis, assicurandoci che queste siano conformi allo spirito della «Nostra Aetate» e che non offendano la comunità ebraica australiana”.
Sarà una Gmg all’insegna del dialogo, quindi?
“Sicuramente. Per molti anni una mia cara amica, una suora cattolica, è venuta nella mia casa per passare le festività con la mia famiglia. Una collaborazione che parte da lontano. Ci saranno molte occasioni interreligiose durante la Gmg e un rabbino ed io siamo nell’organizzazione generale di un evento voluto dall’arcivescovo Michael Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto, dove attendiamo moltissimi giovani, al punto che è stata predisposta una sala con tremila posti a sedere. Tema scelto per l’incontro «Tutti gli australiani, faccia a faccia, fede per fede: le diverse comunità religiose procedono nella stessa direzione». Alla manifestazione parteciperanno, segno della presenza multi religiosa, venti giovani, quattro dei quali saranno ebrei, compreso uno dei responsabili del cardinale”.
a cura di Francesca Baldini – Sydney
(01 luglio 2008)