GMG 2008
Per le strade di Brisbane sabato scorso non si è sentito intonare Waltizing Matilda, ma in moltissime case, più tardi, le famiglie riunite hanno cantato le mille versioni, alcune di carattere marcatamente pacifista, di questa splendida e trascinante ballata che è diventata una sorta di inno non ufficiale della nazione australiana. Sabato è stata infatti una giornata strana, a cui gli australiani non erano più abituati. Sfilavano per le strade di Brisbane i 700 soldati rientrati dall’Iraq, accolti dalla gente in festa, un trattamento che dopo la seconda guerra mondiale non era stato concesso a nessuno.
La chiusura della missione irachena è stata una delle prime decisioni assunte dal nuovo governo di Kevin Rudd, eletto nel novembre scorso mettendo fine ai dodici anni di “regno” del conservatore John Howard.
Howard aveva governato dimostrando una buona capacità di sfruttare la congiuntura economica e, sul piano regionale, si era fatto notare per alcune mosse non scontate, prima fra tutte la candidatura dell’Indonesia al seggio permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, rinunciando al posto per l’Australia stessa, guadagnando così un ottimo credito anche fuori dall’Oceania. Ma la sua ostinata fedeltà all’amministrazione Bush, seguendo gli Stati Uniti nell'”avventura irachena” nonostante le diffuse perplessità in patria, gli hanno fatto perdere credibilità e consensi.
Oggi Kevin Rudd guida il governo sottolineando con chiarezza le differenze con la stagione che l’ha preceduto, preoccupato nello stesso tempo di non creare lacerazioni nel Paese, ma di favorire se mai processi di riconciliazione. In questo senso va letta l’organizzazione della sfilata dei reduci dall’Iraq, accolti dal capo del governo insieme al nuovo leader dell’opposizione, il liberale conservatore Brendan Nelson, a sottolineare l’unità del Paese in questo passaggio.
Rudd non deve concentrare i suoi sforzi solo sul consenso intorno al ritorno dei soldati. Di fronte a lui vi sono diversi ambiti di attenzione, che suscitano interesse anche tra gli osservatori internazionali. Il primo nasce dall’economia. L’Australia è un Paese ricchissimo di materie prime che ha beneficiato in questi anni della forte crescita industriale della Cina, diventandone uno dei principali fornitori. Il perdurare della domanda cinese rende la forza lavoro australiana insufficiente e il nuovo governo ha inviato ai Paesi della regione la richiesta di ricevere immigrati, un gesto irrituale. Forte del benessere economico Kevin Rudd, che parla il mandarino e non sembra aver paura di sorprendere, potrebbe nei prossimi anni rivestire un ruolo consistente nella rete dei complessi rapporti tra Cina, Sud-Est asiatico e resto del mondo.
Il secondo ambito è quello sociale, introdotto proprio dalla questione degli immigrati. L’Australia è un’immensa policromia, creata da ondate successive di immigrati che tuttora formano numerose comunità bilingue. La radio australiana Sbs trasmette in 68 idiomi, il numero più alto al mondo, e a differenza di quanto avviene per Radio Vaticana o per la Bbc, viene ascoltata soprattutto all’interno del Paese. Fra le trasmissioni in italiano una piccola perla: “Lo scandaglio”, un ottimo approfondimento sull’attualità con ospiti da tutto il mondo, largamente superiore ai molti programmi gridati della radiotelevisione italiana. Ebbene in questo grandissimo melting pot non mancano, anche se a volte mimetizzate, le occasioni di tensione. La più clamorosa è quella legata agli aborigeni. Durante il Novecento, furono messi in atto numerosi tentativi di sradicare la cultura aborigena, anche con comportamenti raccapriccianti, come le sottrazioni dei bambini alle madri, per sottoporli alla educazione occidentale nelle grandi città della costa. Cathy Freeman, la prima atleta aborigena a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi – proprio a Sydney nel 2000 – richiamò l’attenzione dei media di tutto il mondo sfilando, tra gli applausi della folla, con entrambe le bandiere: quella australiana e quella della comunità aborigena. Oggi è in corso un cammino di riconciliazione interessante e faticoso. E il governo Rudd, tanto più in vista di nuova immigrazione, sembra voler proseguire seriamente la sfida permanente del dialogo per l’integrazione nazionale.
Waltzing Matilda è la storia di un uomo, che viaggia con il suo piccolo bagaglio, “Matilda” appunto, a cercare lavoro ma anche a scoprire la vita. Di fatto è la storia di un pellegrino. In Australia la cantano tutti, nelle case e nei concerti rock. La impareranno anche i duecentomila giovani pellegrini che in luglio daranno vita alla Giornata mondiale della gioventù a Sidney. È bello pensare che il messaggio di pace che nasce ogni volta dalla Gmg si rafforzi in terra d’Australia dove tutti sono pellegrini, con le loro origini e lingue diverse, e tutti, quando sono riuniti, sanno intonare la stessa canzone.
Riccardo Moro
(01 luglio 2008)