GMG 2008
Mentre a casa c’è chi prepara lo zaino o la valigia, con indumenti rigorosamente invernali, vista la stagione in Australia, c’è già chi è in volo per Sydney, dove dal 15 al 20 luglio si svolgerà la XXIII Giornata mondiale della gioventù. Probabilmente tra i primi ci sono i giovani della diocesi di Palestrina, 32 ragazzi con il loro vescovo, mons. Domenico Sigalini, partiti il 4 luglio. Il 5 luglio sarà la volta di don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei (Snpg), con il primo gruppo del Snpg. Obiettivo della partenza anticipata è preparare gli ultimi dettagli per l’arrivo degli italiani, un numero che si aggira intorno ai 10 mila iscritti. Il SIR ha incontrato don Anselmi prima della partenza.
Don Nicolò, in questi giorni cominciano le partenze per l’Australia dei giovani italiani e un consiglio e un saluto sono quasi d’obbligo. Che cosa vuole dire loro?
“Non facciamoci spaventare da eventuali inconvenienti o difficoltà, ma guardiamo alla bellezza di quest’evento e di quest’avventura per la quale ci stiamo preparando da tanto tempo. Dopo tanta attesa e lavoro è giunto il momento di incontrare tantissimi altri giovani del mondo e condividere con loro la propria fede”.
Rispetto ad altre Gmg la spedizione italiana quest’anno è, comprensibilmente, meno numerosa. Sarà altrettanto motivata?
“La distanza e il costo hanno influito. Certamente i giovani in partenza saranno ambasciatori delle Chiese locali e di quella italiana. Per questo li invito a vivere fino in fondo, a partire da quando saliranno sul bus che li porterà in aeroporto, la dimensione spirituale della Gmg, che quest’anno propone il tema dello Spirito Santo. All’inizio del viaggio li invito ad abbandonarsi fiduciosi allo Spirito Santo ed ad affidare a lui tutta quest’avventura”.
C’è molta attesa a Sydney per l’arrivo dei giovani italiani?
“A Sydney vivono molti nostri emigrati: anche per questo i giovani italiani sono molto attesi. La città, sono sicuro, resterà colpita dalle motivazioni e dalla fede dei nostri giovani, dalla gioia che sanno esprimere anche perché sono consapevoli che sono lì a rappresentare la loro Chiesa, che tanto si è prodigata per permettere questo viaggio. I giovani italiani sono desiderosi di fare la loro parte per la riuscita della Gmg”.
I giovani italiani arrivano alla Gmg dopo un lungo percorso di preparazione che ha coinvolto anche coloro che resteranno a casa. Anche per questi si stanno organizzando nelle diocesi e nelle parrocchie delle Gmg, diciamo così, virtuali. Ma sarà la stessa cosa?
“Speriamo che non restino virtuali, ma che vadano a toccare il cuore dei giovani, quindi diventino un momento di fede reale. Perché ciò accada, oltre ad una disposizione personale, serve avere vicino persone con cui condividere tali momenti. Se uno si piazza davanti al suo computer o alla tv da solo non avrà grande senso. Quindi dico a tutti: uscite da casa, andate in parrocchia, trovate il raduno più vicino per seguire la Gmg e vivetela allo stesso modo di coloro che saranno a Sydney. L’offerta dei media ecclesiali è vasta e sarà impossibile perdersi la Gmg di Sydney”.
In che modo chi resterà a casa potrà seguire la Gmg?
“La Chiesa italiana per Sydney ha spiegato tutta la sua capacità di comunicazione e d’informazione. Grazie all’agenzia SIR, che pubblicherà sul sito www.agensir.it le sue notizie in diretta anche in inglese, alla tv Sat2000, a Radio InBlu, al quotidiano Avvenire e al sito www.gmg2008.it, la Gmg di Sydney avrà un’ampia copertura con un’informazione puntuale, una diretta praticamente 24 ore su 24. Un grande investimento della Chiesa italiana per venire incontro ai giovani che resteranno a casa. Spero che questi ultimi sappiano sfruttare il grande lavoro dei nostri media a Sydney”.
Questa Gmg segna la fine del secondo anno dell’Agorà dei giovani italiani, dedicato alla missione e all’annuncio, ma al tempo stesso prepara i giovani al terzo ed ultimo passo del percorso. Qual è la prima cosa fare una volta tornati da Sydney?
“La Gmg di Sydney segna il passaggio al terzo anno del percorso pastorale triennale che la Chiesa italiana ha voluto per i giovani, cioè “Agorà dei giovani italiani”. Il prossimo sarà un anno importante anche perché dedicato alla dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione. Obiettivo è esercitare la testimonianza cristiana personale, ma soprattutto comunitaria, sulle frontiere delle grandi questioni culturali e sociali, per creare una cultura evangelica di ottimismo, quella che alcuni definiscono la civiltà dell’amore. Al ritorno da Sydney avremo molto da raccontare. Spero che compaiano molti blog, articoli, testimonianze e racconti di questi giorni australiani. Il primo passo da fare dopo Sydney è, infatti, testimoniare ciò che abbiamo vissuto tutti insieme”.
(04 luglio 2008)