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I pensieri dell’Europa

Intervista con il commissario Ue Jàn Figel’

Slovacco, ingegnere con la passione per la politica, Jàn Figel’ è nato a Vranov nad Toplou nel 1960. Sposato, quattro figli, viene dalle fila del Movimento cristiano-democratico (Kdh). Dopo aver completato gli studi superiori nel suo paese, ha approfondito le conoscenze in relazioni internazionali all’Università di Georgetown (Stati Uniti) e in integrazione economica europea ad Anversa (Belgio). Dal 2004 siede nella Commissione Ue; attualmente si occupa di istruzione, formazione, cultura e gioventù. Figel’, sempre attento ai temi etico-politici, sociali e religiosi, è tra gli ideatori e i massimi “sponsor” del 2008 Anno europeo del dialogo interculturale. Gianni Borsa lo ha intervistato per SIR Europa. Lei ha dichiarato più volte che l’istruzione e la formazione sono decisive per il futuro dell’Unione europea. In un’era “globale” sono necessarie maggiori competenze e un più elevato livello di istruzione per vivere pienamente come individui, come cittadini e come lavoratori. Quali sono i principali impegni dell’Ue in questo settore?“L’istruzione e la formazione si sono portate in prima linea nelle politiche europee negli ultimi anni, man mano gli Stati membri si sforzavano di introdurre misure che aiutassero i propri cittadini a sfruttare appieno le opportunità disponibili nella nostra società sempre più globalizzata, competitiva e basata sulla conoscenza. La Commissione europea sta collaborando strettamente con gli Stati in tutti i settori dell’istruzione e della formazione. Ecco soltanto alcune delle iniziative su cui stiamo attualmente lavorando. Nel settore delle scuole abbiamo appena pubblicato una dichiarazione politica sul «Miglioramento delle competenze per il XXI secolo. Agenda per la collaborazione europea nel settore scolastico» (3 luglio 2008); lo scopo di questo documento è di rendere i sistemi scolastici più rilevanti per le necessità degli studenti e dei datori di lavoro. Nel settore dell’istruzione superiore, il nostro lavoro si concentra su tre principali settori di riforma: riforma dei programmi di studio (specialmente per quanto riguarda il Processo di Bologna), riforma dei finanziamenti e riforma della governance. Unendo insieme le tre parti del «triangolo della conoscenza», la ricerca, l’istruzione e l’innovazione, stiamo poi realizzando l’Istituto europeo di innovazione tecnologica, che avrà sede a Budapest. Quest’anno, inoltre, abbiamo accolto con piacere il lancio dell’European Qualifications Framework, un meccanismo che agirà da «dispositivo di traduzione» per rendere le qualifiche più leggibili e comprensibili ai datori di lavoro, agli individui e alle istituzioni, in modo che i lavoratori e gli studenti possano sfruttare le proprie qualifiche all’estero”.Quando si parla di nuova conoscenza, si pensa immediatamente alla ricerca. L’Ue investe veramente in studi ed esperimenti? Sostiene i ricercatori? “L’Ue investe molto nella ricerca e nello sviluppo. Il budget europeo per il Programma quadro settennale per la ricerca e lo sviluppo (2007-2013) è pari a 53 miliardi di euro, che rappresenta oltre il 50% in più rispetto al precedente programma quadro. Questo programma finanzia una serie di progetti, tutti caratterizzati da un elemento transnazionale e guidati da ottime squadre di ricercatori, in settori prioritari che sono nell’interesse dei cittadini: salute, alimentazione, tecnologie di informazione e comunicazione e cambiamento climatico. Per quanto riguarda il sostegno ai ricercatori, la Commissione ne favorisce fortemente la mobilità. Quello che miriamo a raggiungere è un’Area di ricerca europea, in cui la conoscenza, di cui i ricercatori sono il volto umano, possa circolare liberamente”. Qual è il rapporto tra ricerca ed etica? Tra la nuova conoscenza e i valori europei?“Poiché la ricerca produce nuova conoscenza e nuove tecnologie, essa influenza la nostra cultura e il nostro comportamento e può anche mettere in questione i nostri valori etici. La Commissione ritiene che elevati standard etici per la ricerca siano di importanza fondamentale, in quanto riflettono la nostra adesione ai valori fondamentali su cui si fonda l’Unione. Inoltre, elevati standard etici si aggiungono alla qualità della ricerca e ne aumentano il potenziale impatto sociale, in quanto stimolano un migliore allineamento tra la ricerca e le aspettative sociali. Pertanto, una «buona ricerca» si accompagna a «una buona etica». La Commissione lancia quindi diverse iniziative per sostenere elevati standard etici nell’Ue, ad esempio finanziando la ricerca sull’etica, conducendo proprie analisi di tutte le proposte che sono selezionate per i finanziamenti comunitari alla ricerca e che sollevano questioni etiche. In questo contesto, le proposte non vengono finanziate se non soddisfano i requisiti etici comunitari”. Uno dei suoi compiti più importanti è legato al settore della cultura. Nell’Unione a 27, che potrebbe presto includere nuovi Stati membri, è possibile parlare di un’unica cultura? O si dovrebbe parlare di un'”Europa delle culture”?“La migliore risposta a questa domanda è il motto dell’Unione europea: Unità nella diversità. L’Ue è una comunità di culture e di valori costruiti sul principio del rispetto per la diversità culturale. L’identità europea è fermamente radicata nel riconoscimento del fatto che abbiamo tutti identità sfaccettate e che questa diversità, nell’ambito della nostra esperienza personale oltre che nelle nostre società civili, va a favore di una ricchezza condivisa. Si potrebbe dire che la costruzione di un’Europa unita è stata un progetto culturale fin dall’inizio, e per tutto il processo di integrazione l’Ue ha gradualmente esteso i propri settori politici, dall’agenda originaria che era concentrata su settori tangibili a settori più intangibili. Credo fermamente che si dovrebbe dare alla cultura una posizione centrale nella costruzione europea. È proprio questa l’ambizione delle principali proposte della Comunicazione – una dichiarazione politica – adottata dalla Commissione il 10 maggio 2007 su una «Agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione». La Commissione sta collaborando strettamente con gli Stati membri per l’attuazione dell’Agenda”. In questo 2008 dedicato al dialogo interculturale, sta emergendo la ricchezza delle tante “diversità” dell’Europa? Nel settore della cultura, del welfare, per non parlare delle tante tradizioni, delle lingue… “Il dialogo interculturale è un argomento trasversale che tocca vari settori rilevanti a livello europeo, nazionale, regionale e locale. La dimensione culturale indica uno stile di vita (la visione antropologica della cultura) e non si limita assolutamente alle arti e al patrimonio storico o alla Cultura con la C maiuscola. Esso include settori quali il multilinguismo, il dialogo interreligioso, i luoghi di lavoro, le migrazioni e l’integrazione, i media, le minoranze, i giovani e l’istruzione. Il dialogo interculturale riguarda anche il dialogo tra le generazioni, tra le tradizioni. Un’indagine che abbiamo condotto sulla pubblica opinione a livello europeo nel novembre 2007 ha rivelato che un numero elevato (83%) di cittadini europei era d’accordo sui vantaggi dei contatti interculturali e due terzi di essi ritenevano che le tradizioni familiari (culturali) dovessero essere salvaguardate dalle generazioni più giovani. Come si riflette nella pratica questa moltitudine di diversità durante l’Anno europeo? I progetti e gli eventi che si svolgono nell’ambito dell’Anno, sia i momenti di festa che i dibattiti politici, rispecchiano la varietà degli aspetti del dialogo interculturale”.Il contributo positivo del dialogo interreligioso in Europa è stato recentemente messo in evidenza in varie occasioni. La conoscenza e il rispetto reciproco oltre alla collaborazione tra le varie confessioni religiose possono essere i pilastri di un’Europa unita e pacificata. Come si sta configurando il rapporto tra l’Unione europea e le comunità religiose?“Da molto tempo la Commissione è impegnata nel settore del dialogo con le chiese, le religioni e le comunità di fede nell’ambito del Bepa (Bureau of European Policy Advisers) e tramite una serie di incontri tra il presidente della Commissione e i rappresentanti delle religioni e delle comunità di fede. Quest’anno, il tradizionale incontro tra il presidente Barroso, il presidente del Parlamento europeo Poettering e i rappresentanti delle religioni e delle comunità di fede si è svolto il 5 maggio. Il dialogo interreligioso è un aspetto importante del dialogo interculturale nel contesto dell’aumentata diversità culturale e religiosa dell’Europa. In effetti, i cittadini europei hanno identità stratificate: le religioni, le fedi o le convinzioni filosofiche rappresentano uno di questi strati. La dimensione che dovremmo tutti condividere e che dovrebbe rendere possibile il dialogo è una cittadinanza attiva e partecipativa”. Nel suo portafoglio sono espressamente citati i giovani. Essi – come affermano tutti – sono il futuro, anche per l’Ue. Le politiche comunitarie, le decisioni assunte a Strasburgo e Bruxelles, quanto tengono conto delle necessità dei giovani? “Ci adoperiamo per recepire le opinioni dei giovani e ascoltarli attraverso il dialogo strutturato, che è attuato dalla Commissione in collaborazione con gli Stati membri, il Forum europeo dei giovani e i Consigli nazionali dei giovani. Esso interessa un’ampia varietà di giovani e un largo ventaglio di organizzazioni giovanili. Abbiamo introdotto questo nuovo modus operandi perché vogliamo che la partecipazione dei giovani nella società civile divenga una realtà e perché siamo convinti che il contatto continuo tra i responsabili decisionali e i giovani contribuisca a rendere sostenibili le politiche giovanili. Il dialogo strutturato è suddiviso in cicli tematici. Nel corso del 2007, i temi prioritari sono stati l’inclusione e la diversità, mentre nel 2008 questi temi sono il dialogo interculturale e le future sfide per i giovani”.Quali sono, secondo lei, le misure Ue più efficaci per venire incontro alle aspettative dei giovani europei?“Il Programma Youth in Action è lo strumento privilegiato per attuare e mettere in pratica la collaborazione europea nelle politiche giovanili. Tale programma finanzia progetti mirati a promuovere un senso di cittadinanza europea attiva nei giovani e li spinge a diventare maggiormente partecipi dei processi democratici. Esso promuove l’apprendimento non formale e la mobilità e sostiene tutta una serie di attività, come scambi tra giovani, iniziative per i giovani, servizio volontario e apprendimento, networking tra giovani lavoratori e organizzazioni giovanili. Il Programma Youth in Action fornisce l’opportunità di partecipare allo sviluppo della società in generale e dell’Ue in particolare, stimolando l’apprendimento interculturale, sostenendo un senso di appartenenza all’Unione e promuovendo i valori fondamentali dell’Ue tra i giovani”.