Le grandi parole

ANNO PAOLINO

Paolo di Tarso, l’ebreo e fariseo già fiero persecutore dei cristiani “afferrato da Cristo” sulla strada di Damasco, non è solo uno straordinario personaggio di convertito, divenuto in breve tempo il primo e più importante annunciatore del cristianesimo nel mondo pagano. Paolo, si può dire, è un intero continente spirituale, un luogo di elezione dello Spirito di eccezionale ampiezza e profondità, che non si può immaginare di conoscere se non gli si è dedicata un’attenzione prolungata e, per quanto possibile, approfondita.
Lo richiedono la singolare personalità dell’uomo e del credente, l’importanza dei temi che egli affronta nelle sue lettere sempre collegate ad esperienze di vita e di missione, la novità e intensità del suo linguaggio nello svelare ai suoi interlocutori il cuore stesso della esperienza cristiana come egli la sta vivendo.

L’iniziativa del Santo Padre di dedicare tutto un anno – dal 29 scorso, festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, fino al 29 giugno 2009 – all’Apostolo delle genti per ricordare il bimillenario della sua nascita, è per se stessa un’occasione ideale e ricca di stimoli per approfondire la conoscenza di Paolo e dei significati che la sua esperienza di convertito alla fede cristiana, il suo insegnamento di teologo, missionario e pastore possono avere per noi personalmente e per la nostra vita di fede.
È l’occasione per chiedersi come Paolo può aiutarci oggi a vivere da cristiani; a quali esperienze di fede vorrebbe introdurci; qual è per lui l’essenza della fede; qual è il “lieto messaggio” che le sue parole, in particolare le più ardenti e appassionate, ci trasmettono; quale via per noi possiamo trovare nelle parole dell’Apostolo.
Non sono domande di circostanza, né partono da troppo lontano per poter essere incisive per noi, oggi. Paolo ha operato in un contesto pagano e multireligioso che presentava problemi non meno gravi di quelli che oggi incontrano la professione e l’annuncio della fede. È spontaneo che, guardando Paolo, ci si chieda come possiamo rendere comprensibili le realtà centrali del nostro credere. E che cosa distingua la nostra fede dall’esperienza religiosa di altri.

Sono domande elementari, se si vuole, ma è importante porsele con fiducia e insistenza, sentendo come rivolte a noi personalmente le parole di dottrina, di esortazione, di supplica, di effusione paterna e materna che Paolo indirizza ai cristiani da lui convertiti alla vita della fede. “Figlioletti miei che io di nuovo partorisco fin tanto che sia formato in voi il Cristo”.
Per parte sua “La Cittadella” contribuirà a tener vivo il riferimento all’Apostolo informando di ogni iniziativa che nel nome di Paolo venga presa nel corso di quest’anno nelle comunità della diocesi. Apriremo, inoltre, una rubrica quindicinale “Un Anno con San Paolo” dedicata alle “grandi parole” dell’Apostolo. Iniziativa per la quale contiamo sulla collaborazione di molti amici: vescovi, sacerdoti, religiosi/e, laici. E siamo aperti ai suggerimenti che i lettori vorranno farci pervenire. Perché il Vangelo di Paolo, che è lo stesso Vangelo di Cristo, venga annunziato.

Benito Regis – direttore “La Cittadella” (Mantova)

(04 luglio 2008)