CONSIGLIO UE
Il futuro dell’Europa nelle parole del presidente di turno Nicolas Sarkozy
Determinato e prudente. In grado di affrontare i principali nodi dell’integrazione comunitaria senza trascurare la difesa degli interessi nazionali. “è un momento critico per l’Europa. Io ne sento tutta la responsabilità come presidente di turno dell’Unione. Ma si tratta di una responsabilità che so di condividere con tutti gli europeisti convinti”. Nicolas Sarkozy, presidente francese alla guida del Consiglio Ue, reduce dal G8 di Hokkaido, ha presentato giovedì 10 luglio all’Europarlamento il suo programma semestrale. Un discorso che ha dovuto tenere in debita considerazione i problemi generati dal “no” irlandese al Trattato di Lisbona, senza per questo rinunciare a definire temi specifici sui quali “dare ai cittadini quelle risposte che si attendono dall’Europa”.Trattato di Lisbona, trovare insieme la via d’uscita. “Come possiamo superare i disaccordi che riscontriamo oggi nell’Ue? Come è possibile evitare l’immobilismo che ci si prospetta” e che “ci impedirebbe di perseguire i risultati che i cittadini si aspettano dall’Europa?”. La ricetta avanzata dall’inquilino dell’Eliseo, soprattutto dopo la bocciatura del Trattato da parte degli elettori irlandesi, è di “procedere insieme, tutti e 27”. “Il 21 luglio sarò a Dublino per ascoltare” il governo in carica, “per capire le ragioni del no. E poi proporre, a ottobre o al massimo a dicembre, una via d’uscita” sullo stallo istituzionale. “Il Trattato di Lisbona non risolverà da sé le sfide che abbiamo di fronte – ha specificato l’oratore -, ma certo è il miglior compromesso possibile. E dico anche che non ci sarà una nuova Conferenza intergovernativa e non ci sarà un nuovo Trattato. Dobbiamo solo stabilire se alle elezioni per il futuro Parlamento europeo del giugno 2009 andremo con il vecchio sistema del Trattato di Nizza o con quello nuovo definito a Lisbona”.“L’Europa ha pagato le sue divisioni”. Sarkozy ha quindi affermato nell’emiciclo di Strasburgo di ritenere “un successo l’ampliamento dell’Ue” avvenuto nel 2004 e quelli successivi. “Ora tocca ai Balcani – ha aggiunto -. Ma se prima non risolviamo la questione istituzionale non potremo allargare ancora i confini comunitari. Per questo occorre far entrare in vigore il Trattato di Lisbona”. L’oratore ha poi specificato: “Non escludo che un giorno avremo un’Europa a più velocità”, con un nucleo di paesi più integrato e una cerchia di Stati coinvolti solo parzialmente nel progetto europeo. “Ma dobbiamo anche ricordarci che in passato l’Europa ha pagato a caro prezzo le sue divisioni. Quindi dovremmo riflettere bene prima di lasciare indietro alcuni Stati o di escluderne altri”. Il riferimento diretto va quindi alla Polonia: “Questo paese ha fatto grandi passi avanti” verso la democrazia e l’Europa “anche grazie all’opera di persone come Lech Walesa e Giovanni Paolo II. Possiamo ora far pensare ai polacchi che è stato più facile sbarazzarsi del comunismo piuttosto che restare nell’Ue?”.Rispettare l’ambiente e tutelare le imprese Ue. Il presidente francese si è concentrato sulle annunciate priorità programmatiche del semestre, con osservazioni particolari su energia e clima, immigrazione, difesa europea, politica agricola, ricerca e cultura. In secondo piano è invece rimasta l’Unione per il Mediterraneo, per la quale Sarkozy si era molto speso di recente, e che sarà oggetto del vertice di Parigi di domenica 13 luglio. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, Nicolas Sarkozy ha ribadito l’urgenza di approvare (“entro il semestre”) il pacchetto comunitario da tempo in itinere. “Dobbiamo essere uniti per preparare la conferenza di Copenaghen del prossimo anno sul dopo-Kyoto. Altrimenti non riusciremo a imporre le nostre convinzioni a cinesi, indiani e americani”. Ciò comporterà anche degli oneri per le imprese europee (modalità produttive con risparmio energetico e misure ecocompatibili), i cui prodotti – secondo l’oratore – dovranno essere tutelati nei confronti di quelli provenienti dai paesi che non fanno rispettare l’ambiente.Olimpiadi: “Non possiamo umiliare i cinesi”. Dopo il discorso di Sarkozy, cui l’aula ha tributato un lungo applauso, si è sviluppato un partecipato dibattito, con l’intervento del presidente della Commissione José Manuel Barroso, di tutti i capigruppo e di numerosi deputati. Nella sua replica, Sarkozy ha tra l’altro affermato: “Ho espresso la volontà di partecipare alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici e difendo questa mia decisione”. Il presidente ha spiegato le ragioni della sua scelta che ha suscitato perplessità negli ambienti comunitari. “Credo che siamo tutti d’accordo sul fatto che occorre far rispettare i diritti umani in tutto il mondo. Ma sono anche convinto che ciascuno può avere la propria opinione sul modo con cui raggiungere tale obiettivo”. “Non possiamo permetterci di umiliare tutti i cinesi, cioè un quarto dell’umanità. Dobbiamo invece tener vivo un dialogo franco e aperto” per ribadire quei diritti e quelle libertà fondamentali “che difendiamo come europei”.