GMG
I giovani europei a Sydney
Alla Gmg australiana nonostante le notevoli distanze partecipano molti giovani europei che arrivano carichi di curiosità per il paese e il contesto ma che hanno anche fatto seri cammini di fede e in alcuni casi sacrifici per arrivare fin qui. Nei giorni dell’accoglienza molti sono stati ospitati nella diocesi di Melbourne, moltissimi in famiglie di immigrati del loro paese. In Australia la Gmg è diventata l’occasione per costruire ponti tra generazioni e continenti (cfr SIR Europa 51/2208).Svizzera: un musical per partire. Si sono inventati un “musical” su Maria e in due anni si sono pagati il viaggio che li ha portati in Australia: sono un gruppo di 80 svizzeri della diocesi di Losanna. “Tra di noi ci sono animatori, catechisti ma anche semplici ragazzi che frequentano i gruppi – dice Roberto De Col, uno dei responsabili del gruppo – e quella della Gmg ci sembrava un’occasione troppo importante, volevamo esserci”. Lo spettacolo, di cui i ragazzi hanno composto i testi e la musica, è stato rappresentato in molte città della Svizzera. Adesso che sono in Australia De Col sottolinea che “incontri come questi possono aiutare a riscoprire la fede, ma la cosa più importante è il cammino da fare al ritorno. Nei paesi secolarizzati come quelli europei e come la stessa Australia – aggiunge – sembra che oggi ci sia meno fede, ma forse il problema non è tanto che non si crede in Dio, quanto che la fede è relegata a un fatto privato. Venire alla Gmg ci aiuta a scoprire quanto è bello vivere il nostro credo apertamente e condividerlo con gli altri giovani”. Germania: una fede vissuta tra i coetanei. Anche per Marie Christine , in Australia insieme a un centinaio di ragazzi della diocesi di Oldenburg, “essere cristiana e vivere la mia fede di fronte ai miei amici non mi crea difficoltà”. E proprio il desiderio di “incontrare altri giovani credenti nel contesto di un grande evento mi ha spinto per la prima volta a venire alla Gmg”. Polonia: evangelizzazione di strada. Sono andati per le strade della città cantando e parlando di Dio con i giovani che incontravano: la Gmg è anche questo. Protagonisti un gruppo di giovani polacchi di diverse diocesi del paese, che interpretano questo viaggio come una chiamata a testimoniare le propria fede ai coetanei. “Quando avviciniamo i ragazzi, soprattutto quelli australiani – dice Karolina Sidor in un ottimo inglese – non è vero che sono sempre freddi come avevamo sentito dire e alcuni si lasciano coinvolgere in un discorso sulla fede”. “Credo – aggiunge – che tutte le persone cerchino qualcosa nella loro vita e occasioni come questa sono importanti per guardarsi dentro con più consapevolezza”. “Già tre anni fa – racconta Lukasz Rzeszow, uno studente universitario – avevo deciso di venire a questo evento”. Per lui la Gmg è un’esperienza spirituale da non perdere “perché possiamo incontrare tanti altri ragazzi e ascoltare, insieme a loro, la parola «forte» del Papa”. I polacchi, che sono stati ospitati da famiglie del loro stesso Paese immigrate in Australia, raccontano di essere stati accolti con molto calore: sempre più questa Gmg si conferma, soprattutto per le famiglie che accolgono giovani europei del proprio paese di origine, l’occasione per riallacciare i rapporti con il proprio “antico” continente.Italia: storie di immigrazione. Anche gli italiani sono stati ospitati per buona parte in famiglie italo-australiane. In più, “quando ci sentono parlare la nostra lingua – osserva Cristiano Castelli, seminarista della diocesi di Milano – gli italo-australiani ci fermano per strada”. In tutte le città australiane dove si trovano, in questi giorni, i giovani italiani si riscontra una grande accoglienza da parte di chi, in tempi più o meno recenti, ha lasciato l’Italia per vivere in Australia, e in alcuni casi sono figli e nipoti di emigrati ad aprire le porte di casa con gioia per accogliere i ragazzi che vengono dal loro vecchio paese. Cristiano, che è a Melbourne con altri cinque seminaristi per partecipare alle giornate di gemellaggio con le diocesi australiane, aggiunge che “le storie di questi italo-australiani, le loro difficoltà di lingua, integrazione e realizzazione, il loro attaccamento al paese natale, alla loro cultura e alla fede di origine fanno molto riflettere e ci ricordano come la nostra sia stata una terra di grande emigrazione”.Spagna: le prospettive. Maria Manso di Madrid racconta che “essere qui è una grandissima emozione soprattutto per noi spagnoli che speriamo di avere a «casa nostra» la prossima Gmg”. Gli iberici, che sono sempre molto numerosi alle Gmg, sono uno dei gruppi euoropei più numerosi in Australia in questi giorni. Maria fa parte di un gruppo di ragazze, 50 spagnole e 20 venezuelane, che hanno fatto un cammino di preparazione lungo un anno per essere qui: “la Gmg – conclude – è una grande opportunità per noi di testimoniare e condividere la nostra fede con i giovani dtutto il mondo”.