GMG 2008
Il dialogo e l’abbraccio – 18 luglio
“Potremmo affermare che tutte le religioni mirano a penetrare il profondo significato dell’esistenza umana, riconducendolo ad una origine o principio esterno ad essa. Le religioni presentano un tentativo di comprensione del cosmo…”. Le parole di Benedetto XVI nell’incontro a Sydney con i rappresentanti di altre religioni riportano alla mente immagini che documentano, fin dai tempi più lontani, la dignità e la grandezza dell’uomo mendicante della verità, pellegrino dell’assoluto, cercatore di infinito…
In molti angoli della terra sono custoditi come patrimonio culturale – ma non solo di questo si tratta – i segni spesso non sempre interpretabili delle risposte che l’uomo ha cercato di dare ai suoi grandi interrogativi sulla vita, sulla morte, sull’aldilà.
Da sempre questa ricerca, anche scrutando il muoversi degli astri, segna la differenza sostanziale tra l’essere umano e qualsiasi altro essere vivente.
Non si può tuttavia rimanere chiusi in se stessi.
“L’universalità dell’esperienza umana, che trascende ogni confine geografico e ogni limite culturale – afferma Benedetto XVI – rende possibile ai seguaci delle religioni di impegnarsi nel dialogo per affrontare il mistero delle gioie e delle sofferenze della vita”.
Un dialogo che prende la forma dell’abbraccio dei giovani della Gmg ai giovani delle altre Chiese cristiane, delle altre religioni.
Dalla panchina al campo – 17 luglio
“Il compito di testimone non è facile. Vi sono molti, oggi, i quali pretendono che Dio debba essere lasciato «in panchina» e che la religione e la fede, per quanto accettabili sul piano individuale, debbano essere o escluse dalla vita pubblica o utilizzate solo per perseguire limitati scopi pragmatici”.
Con un’immagine tipicamente sportiva Benedetto XVI, rivolgendosi per la prima volta ai giovani della XXIII Gmg, pone, con la fermezza e la naturalezza di sempre, “la questione di Dio” che in tutto il mondo suscita dibattiti e confronti. A volte con incomprensioni e rifiuti, a volte con il desiderio di capire, di confrontarsi.
Dio, dice il Papa, non ama stare in panchina e coloro che vorrebbero costringerlo all’immobilità, a uno spazio ristretto, all’irrilevanza pubblica sono più illusi che arroganti.
Il Dio dei cristiani è un Dio gagliardo, ama il campo aperto della vita e della storia degli uomini. Ai discepoli che volevano stare nella tranquillità del monte chiede di scendere nella città. Non sta però silenzioso di fronte a chi lo vorrebbe “irrilevante nella vita pubblica”. Il più delle volte affida la risposta alle sue creature.
“La panchina” non è un dunque un problema di Dio ma di chi ancora non si è accorto che egli è al centro del campo, aspetta di essere raggiunto per giocare la partita più grande e decisiva della storia, a cielo aperto. I giovani delle mille Sydney non lo faranno attendere.