GMG

Le sfide dell’oggi

Spagna: per un continente illuminato “dalla luce della fede”

“Vogliamo essere Chiesa, dare testimonianza del Signore al mondo, vivere spinti dalla forza dello Spirito. Vogliamo far conoscere a tutti la figura di Gesù e la salvezza che viene da lui”. È questo l’impegno che muove i giovani giunti a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù secondo il card. Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, anch’egli in Australia a fianco dei circa 5.000 giovani spagnoli.Tendere verso il bene. “In Spagna la famiglia sta vivendo un momento molto difficile: c’è una legislazione che non la favorisce affatto e una cultura piena di modelli che nulla hanno a che vedere con il progetto di Dio a favore del bene dell’uomo”, denuncia al SIR il card. Rouco Varela. Questi modelli imposti dalla società “ostacolano il formarsi di famiglie cristiane e, in fin dei conti, la trasmissione della fede. Ma, se non si trasmette la fede, difficilmente i giovani potranno credere in Cristo”. “L’Europa dovrebbe essere unita nel tendere verso il bene – precisa – e non abbassarsi a compromessi dettati da un relativismo senza regole”.Avvicinare i giovani al Vangelo. Per contrastare la crescente secolarizzazione, osserva il porporato, “bisogna trovare modi per avvicinare sempre più i giovani al Vangelo e al suo messaggio. In particolare, è necessario far comprendere loro il valore del matrimonio, della famiglia e della vita”. Su tale fronte, ricorda, si è impegnato “con tanto vigore Giovanni Paolo II” e ora “continua con pari forza Benedetto XVI”. I giovani spagnoli, in particolare, memori della forte tradizione cristiana propria del Paese in cui vivono, “dovrebbero impegnarsi tenacemente in modo da rendere l’Europa ciò che è sempre stata: un continente illuminato dalla luce della fede che viene da Cristo, e quindi un continente dove vivere costantemente la speranza”. L’orizzonte ultimo. Educazione, famiglia e laicità sono temi all’ordine del giorno nel paese iberico. Recente è la polemica circa l’introduzione in ogni scuola di un insegnamento su “educazione alla cittadinanza”, proposto dal governo Zapatero. A tal proposito si mostra critico mons. Gregorio Roldán, delegato della Pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Madrid. “Lo Stato – afferma – pretende d’imporre i suoi criteri etici con la pretesa che siano gli unici e vengano accettati da tutti. Noi cristiani diciamo di no, perché l’orizzonte ultimo non può essere ciò che lo Stato stabilisce o il governo di turno dispone”. “Per i cristiani – prosegue mons. Roldán – l’orizzonte primo e ultimo, l’alfa e l’omega è Dio”. Ne deriva che alla Chiesa spetta un “compito profetico”: al di là dell'”orizzonte puramente umano, determinato dai governi di turno, c’è Dio che resta sempre e che è verità”.Un auspicio per la prossima Gmg. “È tipico della Spagna partecipare sempre, con tanti giovani generosi”, afferma poi l’esponente della pastorale giovanile madrilena, osservando la folla di pellegrini spagnoli che sfilano lungo le strade, con canti e bandiere. “Lo sforzo, anche economico, richiesto per partecipare a quest’evento, che ci ha portato qui dall’altra parte del mondo, è segno che ci sentiamo giovani della Chiesa e vogliamo parlare al mondo come testimoni del Vangelo”. Il presule sottolinea come Giovanni Paolo II prima, e ora Benedetto XVI, abbiano “il potere di attrarre i giovani verso la Chiesa”, ed “è bene che i giovani possiedano un pensiero, un’identità e un’appartenenza ecclesiale forti per essere testimoni di Gesù Cristo in una società che non sa neppure cos’è una cattedrale!”. Infine, un auspicio: “Noi madrileni – dice il presule – stiamo sperando che Benedetto XVI convochi in Spagna la prossima Gmg, magari proprio nella nostra città. Per ora è solo una speranza: chissà che domenica 20 non diventi realtà…”.