SERBIA

Bisogno di serenità e pace

Mons. Hocevar (Belgrado) sull’arresto di Radovan Karadzic

“A nome della Commissione europea mi rallegro per la notizia dell’arresto di Radovan Karadzic. Questo è uno sviluppo molto positivo che contribuirà a rendere giustizia e a una riconciliazione duratura nei Balcani occidentali”. José Manuel Barroso, capo dell’Esecutivo Ue, commenta la notizia dell’arresto, diffusa il 21 luglio, dell’ex leader serbo-bosniaco, ritenuto responsabile di genocidio per la strage di Srebrenica del 1995, con l’uccisione di ottomila musulmani, e per l’assedio di Sarajevo (dodicimila morti), durante la guerra seguita allo sfaldarsi dell’ex Jugoslavia. L’operazione condotta dalle forze serbe “dimostra – secondo Barroso – la determinazione del nuovo governo” di Belgrado “di arrivare a una piena cooperazione con il Tribunale internazionale dell’Aja”. Di “un passo decisivo nella cooperazione con il Tpi” parla anche il commissario Ue all’allargamento, Olli Rehn. L’ex leader era al primo posto nella lista degli ultimi tre ricercati per crimini di guerra nella ex Jugoslavia. Del significato di questo arresto per il futuro della Serbia, Giovanna Pasqualin Traversa ha parlato, per SIR Europa, con mons. Stanislav Hocevar, arcivescovo metropolita di Belgrado. L’ex repubblica jugoslava conta oggi circa 10 milioni e 614mila abitanti. Sono 514mila i cattolici, suddivisi in 7 circoscrizioni ecclesiastiche e 290 parrocchie. Sanare il passato e aprirsi al futuro. “Occorre sanare il passato ed aprirsi al futuro, e non solo per ragioni politiche e in vista dell’integrazione europea: il governo, e in particolare il presidente della Repubblica Boris Tadic, sono finalmente consapevoli che il Paese e la popolazione hanno bisogno di ritrovare serenità, unità, stabilità e pace”, e a questo può contribuire anche “lo stesso processo di integrazione europea”. Mons. Hocevar legge in questo termini il gesto di collaborazione delle autorità serbe con il Tribunale dell’Aia. “Il processo appena iniziato in Serbia – spiega – sarà abbastanza lungo per la diversità dei partiti e degli orientamenti, ma è importante che il presidente Tadic e il governo si impegnino per promuovere – ancorché gradualmente – la catarsi interiore di cui la popolazione ha realmente bisogno”. In questo orizzonte l’arresto del 21 luglio è “il segno della decisione interiore di sanare il passato e di aprirsi al futuro, e ciò costituisce una forte speranza anche per i giovani, spesso tentati dallo scoraggiamento”. Dialogo tra Oriente e Occidente. “Qui – sottolinea l’arcivescovo di Belgrado -, si avverte vivo il desiderio di dare a tutte le popolazioni, le etnie e le minoranze etniche presenti sul territorio un «contesto europeo». L’integrazione nella Ue sarà un passo importante anche per arrivare alla riconciliazione interna e alla soluzione dei numerosi problemi politici ancora aperti. Ritengo che la comunità europea e la comunità internazionale debbano fare tutto il possibile per realizzare questa integrazione, pur nel rispetto dell’identità serba legata ad una cultura cristiana orientale”. “È inoltre necessario – prosegue mons. Hocevar – un dialogo più stretto fra Oriente e Occidente. Chiediamo all’Occidente di assicurare il più possibile una rete di comunicazione con l’Oriente: in questa regione (Serbia, Kosovo, Montenegro e Albania) mancano infrastrutture e collegamenti stradali, ferroviari e arerei: ciò ha reso difficoltose le comunicazioni interne ed esterne e ha provocato isolamento e impossibilità di dialogo, oltre che di progresso culturale, sociale ed economico. La Serbia è tuttora un Paese molto povero; al suo interno manca anche un sistema capillare di scuole, istituti di istruzione e università”. Un po’ dimenticati. Per l’arcivescovo di Belgrado anche i cattolici vivono tra mille difficoltà: “La Chiesa cattolica è in nettissima minoranza e in Europa è poco considerata. I cattolici in Serbia, pur subendo sofferenze di ogni tipo, si sentono un po’ dimenticati dalle Chiese degli altri Paesi; nonostante ciò lavorano molto per la riconciliazione e, trovandosi al confine tra Occidente e Oriente, per la promozione dell’unità dei cristiani e per il dialogo con l’islam”. “L’Europa non dovrebbe limitarsi a favorire l’ingresso nell’Ue – continua il presule -, dovrebbe anche aiutare concretamente la popolazione; allo stesso tempo dalla comunità internazionale e dalla Chiesa universale noi cattolici ci aspettiamo sempre più sostegno morale e aiuto materiale”. Ma per tutto ciò, conclude, “occorre, fra le altre cose, superare un diffuso pregiudizio contro la Serbia: a pagare per i crimini compiuti da qualcuno non può essere tutto un popolo”.