COMUNIONE ANGLICANA
Intervista a mons. Faley sulla presenza cattolica alla Lambeth Conference
“Mentre iniziamo il nostro lavoro insieme, siamo tenuti ad essere molto consapevoli di avere su di noi gli occhi del mondo. Ci sono aspettative e sono aspettative di speranza e di paura”. Con queste parole l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha aperto domenica 20 luglio la prima sessione plenaria della 14ª Lambeth Conference 2008 richiamando tutti i vescovi presenti a “fare la propria parte”. La Conferenza – che dovrà affrontare una serie di problemi che stanno mettendo a rischio l’unità stessa della Comunione anglicana – si era aperta con una solenne celebrazione eucaristica. Presieduta dall’arcivescovo di Canterbury, il sermone è stato predicato dal vescovo di Colombo (Sri Lanka), Duleep de Chickera. “Siamo una comunità ferita”, ha detto il vescovo. “Alcuni di noi non sono qui e questo indica che non tutto va bene. Certamente la crisi è complessa. Non è una crisi che può essere risolta velocemente. Ci attende un viaggio lungo e arduo, un viaggio che ci chiederà preghiera, fedeltà e fiducia gli uni negli altri, e soprattutto fiducia in Dio che rende la riconciliazione possibile”. Il vescovo ha quindi parlato della “sfida dell’unità nella diversità” e della chiamata ad essere ad essere “una comunità inclusiva in cui c’è spazio per tutti e per ciascuno”. Da domenica 27 a mercoledì 30 luglio alla Lambeth Conference parteciperà anche il card. Murphy-O’Connor Primate cattolico di Inghilterra e Galles, mons. Andrew Faley, responsabile dell’ecumenismo per la Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles e una delegazione cattolica che comprenderà anche il card. Walter Kasper, Presidente del Consiglio Pontificio per la promozione dell’unità dei cristiani. Sul contributo che i cattolici intendono dare agli anglicani in questa delicata fase di passaggio, Silvia Guzzetti (da Londra) ha intervistato per SIR Europa mons. Andrew Faley. Perché è stato invitato il card. Murphy-O’Connor? “ Perché per la maggior parte della sua vita come Vescovo ha fatto parte dell’«Arcic» la commissione per il dialogo tra Chiesa anglicana e Chiesa Cattolica ed ha quindi una lunga esperienza nel lavoro che le due chiese fanno verso l’unità. In quanto Arcivescovo potrà parlare agli incontri dei Vescovi anglicani ai quali sono ammessi soltanto i Vescovi ma il contenuto di quelle discussioni non verrà reso pubblico a meno che l’ufficio stampa della «Chiesa di Inghilterra» decida di pubblicare parte di quello che verrà detto. Gli interventi cattolici sono comunque finalizzati ad offrire il contributo migliore possibile alle discussioni con gli anglicani su come possano mantenere l’unità all’interno della loro Chiesa”.E pensa che questo sarà possibile?“Preghiamo tutti come cattolici perché la Chiesa anglicana possa mantenersi unita perché questo avrà un impatto sul rapporto con la Chiesa Cattolica che è stato fino ad oggi ricco e stretto. Non è chiaro in questo momento se riusciranno a mantenere l’unità o se la comprensione che questa Chiesa ha di se stessa, che è il tema dell’unità, verrà modificato. Le divisioni in materia di omosessualità e ruolo delle donne hanno portato gli anglicani a chiedersi dove si trova la loro fonte di autorità. Il problema della comunione anglicana è che non ha un’unica fonte di autorità dal momento che il Primate Rowan Williams è il primo fra tanti ovvero non ha nessun ruolo di autorità all’interno della comunione”. Considerando che un terzo dei Vescovi anglicani hanno boicottato la Lambeth Conference, pensa che vi sia ancora speranza per l’unità di questa comunione?“C’è sempre speranza quando si parla della presenza di Cristo nella sua Chiesa. Non sappiamo lo Spirito Santo dove soffierà e in che direzione porterà questa Chiesa”.Che cosa pensa della marcia di testimonianza che i Vescovi cattolici e anglicani e i leader delle religioni ebraica e musulmana e delle altre fedi faranno insieme giovedì 24 luglio per ricordare ai governi di tutto il mondo che hanno promesso di dimezzare la povertà entro il 2015?“È un segno della solidarietà tra i cristiani il fatto che facciano una testimonianza comune verso I governi. La dignità della persona umana che è al centro del Vangelo va preservata ad ogni costo”.