TURCHIA

Un colpo alla democrazia

Attentato ad Istanbul: la condanna delle Istituzioni europee e della Chiesa

I morti sono 17; oltre 150 i feriti. L’attentato che domenica 27 luglio ha scosso la città di Istanbul e anche l’Europa è stato una vera e propria trappola. E’ avvenuto in due tempi: una prima piccola carica è scoppiata in una cabina telefonica, poi, dopo qualche minuto, un potente ordigno collocato in un contenitore di rifiuti ha fatto strage tra la folla che si era nel frattempo assiepata intorno al luogo della prima esplosione. Lo scoppio è avvenuto in una affollata zona commerciale del quartiere periferico di Gungoren, sulla riva europea della capitale turca. La rete televisiva Ntv ha cominciato quasi subito a trasmettere immagini dal luogo dell’attentato.Un clima di altissima tensione. La strage terroristica è avvenuta alla vigilia di un giorno molto importante per la Turchia: il lunedì successivo all’attentato, la Corte costituzionale turca si è riunita ad Ankara per pronunciarsi sulla dissoluzione del partito al potere Akp, accusato di voler introdurre la legge islamica nel paese laico a maggioranza musulmana violando il principio della laicità dello Stato. Gli 11 magistrati della Corte resteranno riuniti finché non avranno deliberato, con una maggioranza di almeno sette voti. Oltre a accogliere o rigettare la richiesta di scioglimento, la Corte potrebbe optare per una soluzione intermedia, come privare l’Akp dei finanziamenti pubblici. Al Partito giustizia e sviluppo (Akp) appartengono il primo ministro Tayyep Erdogan e il presidente della repubblica Abdullah Gul. Nel caso quindi la Corte decidesse di sciogliere il Partito, la Turchia entrerebbe in una grave e confusa crisi politica. La condanna dell’Europa. L’attentato è stato condannato dalla Nato, di cui la Turchia è membro, e dall’Unione europea. Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha espresso le condoglianze alle famiglie delle vittime e la solidarietà dell’Ue “al popolo turco nella lotta contro il terrorismo”. Una condanna “in termini assoluti” degli attentati di Istanbul giunge anche dal presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa (CdE), il turco Yavuz Mildon, legato anche per ragioni personali alla città sul Bosforo. “Questi barbari attentati non possono essere qualificati che come crimini assurdi” “qualunque siano le ragioni in nome delle quali sono stati commessi”. Secondo Mildon, eletto al vertice del Congresso di Strasburgo nel maggio scorso, le bombe “ci ricordano con brutalità la costante necessità di affiancare, in ogni modo possibile, nella lotta contro il terrorismo, le collettività locali, dal momento che le loro popolazioni sono le prime a subire le conseguenze” del terrorismo. Yavuz Mildon ha presentato le condoglianze alle famiglie delle vittime e ha “assicurato la solidarietà agli abitanti e alle autorità della città di Istanbul”.La preoccupazione e l’appello della Chiesa. Raggiunto telefonicamente dal Sir, mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia e presidente della Conferenza episcopale turca, parla di “sentimenti di apprensione” e immediatamente ricorda che la Corte costituzionale turca si è riunita il giorno dopo la strage per decidere sulla messa al bando del partito di governo AK accusato di voler introdurre la legge islamica nel paese laico a maggioranza musulmana. “Siamo in attesa della sentenza della corte Costituzionale – ha detto il vescovo – per sapere quali decisioni prenderà. Queste bombe hanno un carattere molto evidente, quello di destabilizzare una situazione che è già abbastanza inquieta. E’ chiaro che un giorno prima del giorno della sentenza, la cosa non può che essere letta in questo modo”. “L’appello che possiamo lanciare noi, vale meno che niente. Anche perché non siamo una realtà così rappresentativa. L’appello comunque – aggiunge il vescovo – è quella di lasciar prevalere la democrazia all’interno di questo Paese”. “I problemi che ci sono – commenta mons. Padovese -, sono legati a posizioni di potere. C’è il bisogno di salvaguardare la laicità e al tempo stesso il diritto di dare a questa laicità una espressione democratica. Una democrazia rappresenta sempre dei rischi ma alla democrazia non ci sono alternative. Fino ad ora la situazione della Turchia è rimasta in questa immobilità proprio per le forze di potere che si oppongono. E’ un po’ come un tirare la corda in cui né l’uno e né l’altro riesce mai a prevalere e si rimane sempre a metà strada”.