UE E CITTADINI
La cultura europea crescerà se informazione e comunicazione saranno migliori
Oggi in Europa “una delle maggiori sfide è individuare il modo per spiegare l’Ue ai cittadini senza fare propaganda”. Ne è convinta Martine Reicherts, già portavoce della Commissione europea, da un anno direttore generale dell’Ufficio pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee (Opoce). Intervenuta il 29 luglio a Roma ad un incontro con la stampa presso la sede dell’Eurispes (Istituto di studi politici, economici e sociali), Reicherts ha affermato: “Non si può continuare a dire che tutto va bene e l’Europa è magnifica; occorre rafforzare il ruolo editoriale dell’Opoce per sviluppare una capacità interna di comunicare in modo nuovo ed efficace” curando sia “i contenuti, sia l’aggiornamento delle tecnologie”.Tutto accessibile a tutti. L’Opoce, con sede a Lussemburgo, è la casa editrice dell’Ue e pubblica quotidianamente in più di 21 lingue la Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, propone pubblicazioni relative alle attività e alle politiche Ue, sia su carta che su supporto elettronico, e offre anche una serie di servizi on-line che consentono l’accesso gratuito ad informazioni riguardanti il diritto dell’Ue (Eur-Lex), le pubblicazioni (Eu Bookshop), gli appalti pubblici (Ted), la ricerca e lo sviluppo (Cordis). “Un’iniziativa interessante – sottolinea il direttore – è la traduzione automatica per gli appalti pubblici della Commissione; ovviamente – precisa – si tratta di documenti tecnici e giuridici, ma è un primo passo per arrivare alla traduzione automatica di tutti i documenti Ue: tutto deve essere accessibile a tutti”.Sinergie da rafforzare. Per “costruire un’idea di Europa alla portata degli europei – prosegue Reicherts – occorre rafforzare la sinergia con il mondo degli editori per dire chi é e cosa fa l’Ue”. Tuttavia “ciò richiede tempo” e comunque, avverte, “né Bruxelles né Lussemburgo possono far conoscere l’Europa ai cittadini; a farlo devono essere gli organismi e i soggetti attivi nei singoli Stati, ad esempio illustrando e valorizzando importanti acquis come la moneta unica o la libertà di movimento da un Paese all’altro”. Secondo il direttore di Opoce per “questa nuova strategia di comunicazione occorre la collaborazione di tutti”. Di qui la necessità di rafforzare la sinergia tra istituzioni europee e mondo dell’editoria nata con la creazione nel 1996 del Forum degli editori della Unione europea, struttura di contatto tra Opoce, Servizio autori delle istituzioni europee e editori di tutta Europa, copresieduta dal presidente della Federazione degli editori europei (Fep) Federico Motta e dal direttore generale di Opoce, la stessa Reicherts. Si aggiunge anche il progetto di iniziative in cooperazione con Eurispes e altri soggetti.Un’iniziativa italiana. Al Forum sono iscritti 650 editori italiani: tra le loro proposte il Premio “Aldo Manuzio” per la diffusione della cultura e del libro europeo, che persegue l’obiettivo, si legge nel regolamento, di “valorizzare le principali iniziative editoriali che hanno contribuito alla qualificazione e al rafforzamento della cultura europea per mezzo della diffusione di libri sull’Europa e delle pubblicazioni dell’Unione europea”. Promosso dal gruppo degli editori italiani aderenti alla Fep in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (Aie), l’Opoce, l’Ufficio di Rappresentanza in Italia della Commissione europea, il Comune di Roma e l’Eurispes e articolato in cinque sezioni, il premio è stato consegnato il 29 luglio a sei case editrici.Puntare sulle best-practice. Per il presidente di Eurispes Gian Maria Fara, “da sempre affascinati dall’idea di Europa, gli italiani – come altri popoli – rispetto a dieci o vent’anni fa, se ne stanno progressivamente distaccando e l’Europa non fa niente per colmare questo divario. Non che manchino i tentativi – ammette – ma sono deboli perché sporadici e frammentari”. La “nuova strategia di comunicazione” ha bisogno di una regia che la dispieghi nei singoli Paesi, ma anche di un coordinamento a livello europeo”. Tra le diverse iniziative presentate, il bimestrale “Se”, destinato” ai formatori e alle élite culturali per stimolarli a diffondere il più possibile e in diversi ambiti la cultura dell’Europa”. Occorre, in particolare, “convertire gli opinion leader a livello locale – sindaci, assessori, vescovi -; creare insomma una rete di formatori di opinione per raggiungere i cittadini”. “Se” nasce “per raccontare l’Europa che c’è e quella che verrà – spiega il direttore editoriale Cristiano Zagari -, studiando e approfondendo i casi di eccellenza e le iniziative riuscite” perché “puntare sulle best-practice europee che hanno funzionato meglio nei diversi Paesi – in materia di infrastrutture, energia, habitat delle città” può essere utile “per rilanciare nella società civile il dibattito sull’Europa”.