PIEMONTE

Lo spazio del silenzio

Negli ospedali un luogo di culto interfedi

In Piemonte, anche ai pazienti non cattolici ricoverati presso gli ospedali della Regione verrà assicurata la possibilità di avere il conforto di un rappresentante della propria fede e di utilizzare uno spazio specifico per i propri culti e riti in momenti delicati e fondamentali dell’esistenza: nascita, degenza, morte, lutto. Lo ha stabilito la Giunta regionale con la delibera n. 8/9172 del 14 luglio 2008 in cui si prevede di dare vita al progetto “religioni in ospedale” negli oltre cinquanta presidi sanitari pubblici della Regione, analogamente a quanto già avviene da marzo, come sperimentazione, presso le Molinette di Torino, il più grande nosocomio della Regione, e fra i più grandi d’Italia, con i suoi oltre 1.500 degenti e 5 mila dipendenti totali. Si tratta di un servizio di assistenza religiosa/spirituale dedicato ai cittadini protestanti, ortodossi, ebrei, musulmani, buddisti e induisti.La stanza del silenzio. L’accordo tra Regione e rappresentanti degli enti di culto diversi da quello cattolico, ma dotati di personalità giuridica e riconosciuti dallo Stato, è stato firmato il 15 luglio. Intanto alle Molinette, dopo la fase di sperimentazione, è stato annunciato che entro ottobre sarà attrezzata una “stanza del silenzio”, concepita come luogo di culto interfedi, di meditazione, riflessione, preghiera e ritiro. La curia arcivescovile di Torino ha concesso che a questo scopo venga utilizzata la cappella dell’ospedale dermatologico San Lazzaro, adiacente alle Molinette e comunicante con l’ospedale maggiore attraverso agevoli corridoi. “Siamo partiti dalla considerazione che nella nostra società sta cambiando la composizione della popolazione – ha spiegato l’assessore alla Sanità, Eleonora Artesio – e che di conseguenza si stanno affermando nuovi orientamenti religiosi, che meritano rispetto, riconoscimento e possibilità di espressione, anche e soprattutto in momenti spesso difficili quali quelli della permanenza in ospedale. Da un lato, quindi, faremo modo che presso ogni struttura venga creata, in collaborazione con i rappresentanti delle diverse Confessioni, un elenco dei recapiti dei rispettivi ministri di culto, in modo che i pazienti che ne sentano la necessità possano contattarli telefonicamente e convocarli. Dall’altro, intendiamo predisporre in tutti i presidi degli spazi dedicati al raccoglimento e alla riflessione, dove le persone ricoverate e i loro parenti, anche non credenti, possano ritrovare una dimensione intima per affrontare il momento della malattia e della sofferenza”.Inizio in sordina. Secondo don Alessio Lino, cappellano delle Molinette di Torino, l’intesa tra ospedali e membri delle religioni non ha sortito gli effetti sperati: “Chi richiede l’assistenza di un ministro del culto, continua a farlo per conto proprio, senza usufruire dell’azienda ospedaliera come intermediario, anche perché molti responsabili dei reparti non sono al corrente dell’iniziativa”. Tuttavia, un risvolto positivo c’è. “L’accordo tende a limitare gli episodi di proselitismo e, dal punto di vista dell’immagine, è comunque un simbolo di apertura e riconoscimento delle altre Confessioni religiose”. In ospedale, il luogo di riferimento per qualsiasi tipo di esigenza religiosa continua ad essere la cappella cattolica, nella quale, almeno nel principale ospedale torinese, è assicurata la presenza di cinque sacerdoti e un diacono.“Splendida iniziativa”. Quella delle religioni in ospedale è “una splendida iniziativa” per padre Gheorghe Vasilescu, parroco cristiano ortodosso di Santa Parascheva a Torino, che insieme a padre Lucian Rosu si occuperà della cura pastorale dei degenti ortodossi romeni. “Il nuovo servizio – continua Vasilescu – ci dà la possibilità di intensificare la nostra attività di assistenza agli ammalati e di coltivare la collaborazione con le altre Confessioni religiose”. Il nucleo di questa iniziativa – ci tiene a precisare Vasilescu – “si è costituito durante le Olimpiadi 2006 con la nascita del Comitato interfedi torinese (cristiani, musulmani, ebrei, induisti buddisti e mormoni) che ha evidenziato una proficua collaborazione tra i vari rappresentanti religiosi nello svolgimento del loro compito di accompagnamento spirituale degli atleti e del personale impegnato nei Giochi invernali”. Anche padre Lucian Rosu ha espresso la sua “soddisfazione per il progetto” e la speranza che “il vescovo ortodosso d’Italia conceda al Piemonte un nuovo sacerdote (le trattative sono ancora in corso, ndr), che si occupi particolarmente della pastorale dei malati, non solo qui, ma anche negli altri cinquantaquattro ospedali del Piemonte”. Anche Nour Eddine Bahi, referente dell’Ucoi (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche d’Italia) esprime soddisfazione per l’accordo: “In ospedale il supporto religioso/morale è fondamentale per il malato, soprattutto nei momenti di sofferenza. Nel caso di noi musulmani l’accordo, che permette una migliore e più tempestiva comunicazione tra degenti e ministri del culto, ha come risvolto positivo una maggiore attenzione dedicata ai riti caratteristici della nostra religiosità come, per esempio, la morte e la preparazione del corpo prima della cerimonia funebre”.a cura di Andrea Ciattaglia(01 agosto 2008)