PARLAMENTO EUROPEO

Dalla pace alla salute

Una sessione dedicata a questioni internazionali, sociali e umane

Situazione in Georgia, Bilancio comunitario 2009, “pacchetto sociale”: sono alcuni dei temi affrontati dal Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Bruxelles dall’1 al 4 settembre. L’aula ha adottato una relazione che indica le vie per colmare il divario retributivo tra uomini e donne, anche “eliminando le penalizzazioni derivanti dal congedo maternità”. È stata quindi votata una risoluzione riguardante la salute materna e infantile nei paesi in via di sviluppo. Conflitto nel Caucaso e rapporti con la Russia. Dopo il vertice dei capi di Stato e di governo Ue sul conflitto generatosi nel Caucaso, tenutosi nella capitale belga il 1° settembre, si è svolto all’Europarlamento un dibattito sullo stesso tema, seguito da una risoluzione. Nel testo approvato si invitano le istituzioni Ue a “rivedere le rispettive politiche nei confronti della Russia” qualora Mosca “non onorasse gli impegni assunti con l’accordo di cessate il fuoco”. L’Emiciclo appoggia pertanto “la decisione del Consiglio europeo di rinviare le trattative per l’accordo di partenariato fino a quando le truppe russe non si saranno ritirate”. Il testo “condanna l’inaccettabile e sproporzionata azione militare condotta dalla Russia” senza trascurare le iniziali “provocazioni da parte delle forze separatiste dell’Ossezia del Sud” e il conseguente “attacco” dell’esercito georgiano verso le province autonomiste. Il documento ricalca le conclusioni del vertice Ue per quanto riguarda la soluzione negoziale, e non militare, della vicenda; ribadisce la necessità di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale georgiana; ritiene necessario l’aiuto alle popolazioni colpite dal conflitto. L’immagine della donna nella pubblicità. Nel corso della sessione è stata inoltre approvata la relazione della parlamentare svedese Eva-Britt Svensson volta a “tutelare l’immagine della donna eliminando gli stereotipi creati soprattutto nella pubblicità”. Il testo, nel quale sono peraltro presenti ambigui riferimenti ai “generi” sessuali, ribadisce l’eguaglianza sostanziale e delle opportunità fra i sessi. Rileva che le discriminazioni sono tuttora diffuse nei media: per questo gli Stati membri “dovrebbero provvedere con idonei mezzi affinché il marketing e la pubblicità garantiscano il rispetto della dignità umana e dell’integrità della persona” e “non contengano alcun incitamento all’odio basato su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale”. I pubblicitari sono invitati a evitare il ricorso a modelle “anoressiche”. I messaggi con stereotipi contro le donne dovrebbero essere eliminati a partire da trasmissioni tv, internet, libri scolastici e giocattoli. Scomparsa di minori: sistema di allerta. Il Parlamento europeo chiede agli Stati membri dell’Ue di “introdurre un sistema di allerta comune in caso di scomparsa di bambini”. La posizione dell’emiciclo, adottata mediante una “dichiarazione” sottoscritta dalla maggioranza degli eurodeputati, afferma che tali reati sono in aumento e che spesso le vittime “sono trasportate attraverso le frontiere degli Stati”. La dichiarazione ricorda che attualmente “non esiste alcun sistema di allerta a livello europeo e neppure un sistema nazionale o locale in buona parte dell’Ue”. Da qui la richiesta di creare un sistema che comporti l’immediata trasmissione agli organi d’informazione, alle forze dell’ordine e alle autorità di frontiera di particolari sul soggetto scomparso, con la fotografia, nonché di “informazioni relative ai sospetti rapitori”. Accordi di cooperazione transfrontaliera e l’attivazione di un numero telefonico unico sarebbero ugualmente orientati ad affrontare il problema. Salute materno-infantile in Africa e Asia. L’emiciclo ha affrontato una discussione e poi ha votato un documento riguardante la salute materno-infantile, soprattutto in Asia e Africa. Il testo fa riferimento al quinto degli otto Obiettivi del millennio, definiti nel 2000 per sradicare, entro il 2015, la povertà, le malattie e il sottosviluppo nel mondo. Vi si ricorda che “ogni anno più di mezzo milione di donne muore a causa di complicazioni curabili e prevenibili” del parto: il 99% di tali decessi si registra nei paesi poveri. Il documento – presentato dai maggiori gruppi politici dell’assemblea in vista della conferenza Onu del 25 settembre – chiede fra l’altro investimenti per infrastrutture sanitarie, formazione di personale medico, “formazione delle donne” in chiave preventiva. La risoluzione, prima di essere approvata a maggioranza, è stata modificata con il voto di alcuni emendamenti: uno di questi fa riferimento alla “possibilità di aborto legale e sicuro” per contrastare la mortalità materna nei Paesi poveri. Un altro emendamento invece “deplora il divieto, sostenuto dalle Chiese, di usare contraccettivi, dal momento che l’uso del preservativo è fondamentale per la prevenzione di malattie e di gravidanze indesiderate”. Considerazioni, queste, che avranno puntuali risposte.