Bosnia-Erzegovina: il seminario da restituireIl rappresentante della chiesa ortodossa serba nel Consiglio interreligioso della Bosnia-Erzegovina, il vescovo Vasilije di Zvornik-Tuzla, ha espressamente richiesto, nei giorni scorsi, la restituzione della sede del seminario ortodosso di Sarajevo, confiscato durante l’era comunista. Vasilije ha minacciato di dimettersi dal Consiglio, qualora l’edificio – attualmente occupato dalla facoltà di Scienze economiche – non venga sgombrato. “L’edificio è proprietà della Chiesa ortodossa serba che dispone in tal senso di una sentenza di restituzione fin dal 1991”, ha aggiunto. Se il governo non dovesse ottemperare alla richiesta, Vasilije ha avvertito che in qualità di rappresentante della Chiesa ortodossa serba, provvederà a “congelare” la propria partecipazione ai lavori del Consiglio interreligioso di Bosnia-Erzegovina. Tale istituzione, secondo il vescovo ortodosso, opera in modo “debole”. Vasilije ha sottolineato che le comunità religiose nella Repubblica Srpska, la parte serba di Bosnia-Erzegovina, hanno la possibilità di rivolgersi alla direzione per questioni religiose, mentre nella Federazione bosniaco-croata non esiste alcuna istituzione simile. “Vorremmo che tutte le comunità religiose della Bosnia-Erzegovina avessero pari diritti”, ha affermato, puntualizzando che la “Chiesa ortodossa serba non vuole una posizione privilegiata ma allo stesso tempo non vuole neanche essere discriminata. Ciò vale non solo per Sarajevo ma per l’intera federazione bosniaco-croata”. Serbia: la foresta ritorna all’Eparchia di BranicevoIl nuovo governo serbo ha mantenuto la promessa fatta circa la restituzione della proprietà ecclesiastica confiscata dai comunisti di Tito: 2.700 ettari di foresta, statalizzati dopo la Seconda guerra mondiale, sono stati restituiti recentemente ai conventi dell’Eparchia di Branicevo. Si tratta di una delle maggiori procedure di restituzione attualmente in corso. In totale è prevista la restituzione all’eparchia di altri 4.000 ettari circa. Come riportato dall’agenzia di stampa cattolica austriaca, il direttore dell’azienda pubblica “Srbijasume”, Vladan Zivadinovic, la superficie totale dei beni precedentemente posseduti dalla Chiesa, e che devono essere restituiti, è superiore ad oltre 30.000 ettari. Zivadinovic ha dichiarato che l’azienda concluderà con l’Eparchia un accordo sulla gestione delle foreste entro fine anno. Il vescovo di Branicevo, Ignatije (Midic), si è detto soddisfatto dell’accordo, aggiungendo che “la Chiesa ortodossa serba richiede la restituzione non solo delle foreste, ma anche di altre proprietà”. In Serbia, la restituzione dei beni confiscati alle Chiese è regolata dalla legge speciale sulla denazionalizzazione. La restituzione della proprietà confiscata dopo la Seconda guerra mondiale. Finora sono state presentate alle autorità preposte 75.000 richieste di restituzione. Il responsabile dell’istituzione, Vladimir Todorovic, stima che circa 500.000 persone in Serbia faranno richiesta di restituzione delle proprietà e dei terreni confiscati. Slovacchia: il castello contesoNella Repubblica Slovacca è tornata alla ribalta una disputa che oppone ormai da 15 anni le più alte istanze della Repubblica Slovacca – Presidente, governo e parlamento – ai monaci benedettini ungheresi. Stando alla rete televisiva privata slovacca “Ta3”, oggetto del contendere è l’utilizzo del castello di Lonyay ubicato nella parte meridionale di Bratislava. È infatti previsto che il castello venga destinato a funzioni di rappresentanza e di alloggio in caso di visite di autorità. A ciò si oppongono i proprietari, benedettini della Congregazione ungherese. I monaci non hanno potuto tuttavia prendere possesso del castello, poiché nel 1947, l’area venne assegnata alla Cecoslovacchia. Il castello venne poi confiscato dallo Stato. Dall’indipendenza della Slovacchia (1993), i benedettini ungheresi tentano di far valere i propri diritti. Ma anche la settima ed ultima serie di trattative, conclusasi nello scorso febbraio, non ha avuto successo. In tutto ciò, l’economo dei benedettini nella Repubblica slovacca, Juraj Szalay, ha dichiarato recentemente a Kathpress che l’ordine è disposto a “mettere a disposizione della Repubblica gli spazi per 300 giorni all’anno per finalità di rappresentanza”. Anche il portavoce dell’arcidiocesi di Bratislava, Josef Halko, ha affermato che l’arcidiocesi “considera questo bene come proprietà ecclesiastica”, pur restando “aperta alle trattative, qualora istituzioni statali intendano utilizzarla ai fini di rappresentanza”. I benedettini ungheresi sono decisi a rivolgersi ad un tribunale internazionale, qualora la loro richiesta di restituzione del castello non venga accolta.