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Una novità in rete

“Ponec”, network degli addetti stampa

Con una celebrazione domenica 7 settembre presso la Chiesa anglicana di Ginevra, circa 40 addetti stampa e direttori della comunicazione delle principali Chiese cristiane d’Europa (anglicana, protestanti e ortodosse) hanno dato il via ufficiale al “Ponec”, il “press officers’ Network from European Churches”.. Alla sua costituzione si è lavorato per due giorni – dal 5 al 7 settembre -, per delineare scopi e metodi di lavoro. Nel comunicato finale si spiega che il network è supportato dal Consiglio delle Chiese Europee (Kek) ed è aperto “a tutti coloro che svolgono la funzione dei direttori della comunicazione delle Chiese europee e organizzazioni cristiane”. Nel comunicato finale si parla del “ruolo dei professionisti della comunicazione delle Chiese come una vocazione” e si precisa che è scopo del Ponec essere luogo di “scambio di esperienze” e “far sentire più chiaramente in Europa la voce delle Chiese e del movimento ecumenico, attraverso i media delle Chiese, i media laici e direttamente alle istituzioni europee”. Il Ponec si propone anche come referente in ambito Kek dell’attuale e corrispettivo network cattolico degli addetti stampa delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Nel corso dell’incontro a Ginevra, si è parlato anche della comunicazione religiosa in Europa. Maria Chiara Biagioni ha partecipato all’incontro quale inviata di SIR Europa.Francia. “Il trattamento del fatto religioso in Francia – dice Muriel Menanteau, portavoce della Federazione protestante di Francia – è estremamente laborioso e difficile. È comunque migliorato da qualche anno perché c’è stato un ritorno alla questione religiosa che ha spinto anche tanti giornalisti ad interessarsi di questo ambito. Ma c’è molta ignoranza e incultura religiosa che richiede un certo impegno da parte delle chiese. Nel contesto francese, per esempio, molti media rischiano di assimilare il cristianesimo esclusivamente con la Chiesa cattolica. È vero che il protestantesimo rappresenta solo una piccola minoranza della popolazione francese, ma ha una storia che ha profondamente segnato la vita del nostro Paese. Quindi per i protestanti di Francia è difficile essere visibili e compresi e sono in qualche modo anche vittima di un certo pregiudizio antiamericano molto diffuso in Francia che assimila i protestanti agli Stati Uniti. Si tratta quindi di ripetere spesso chi siamo e la storia da cui veniamo”. Quali sono i temi che hanno maggiore successo nella opinione pubblica? “La gente – risponde Menanteau – è molto sensibile all’azione di vigilanza che i protestanti fanno insieme alla Chiesa cattolica sulle politiche per la migrazione. Il presidente Sarkozy ha varato una serie di politiche sulla immigrazione che hanno allertato e preoccupato molto le chiese cristiane che hanno manifestato con comunicati congiunti la loro opinione. Credo però che non bisogna illudersi sulla reale influenza che queste reazioni hanno poi nel concreto”. Gran Bretagna. Da molti mesi, la Comunione anglicana è stata al centro dell’interesse mediatico di tutto il mondo per le difficili vicende (omosessualità e ordinazione episcopale femminile) che hanno messo a rischio l’unità stessa della Comunione (con l’incontro dei vescovi dissidenti a Gerusalemme). Per questo, Marie Papworth, portavoce dell’arcivescovo di Canterbury, preferisce parlare del suo lavoro più come un “lavoro reattivo, che attivo”. “Molte volte – spiega – si tratta di rispondere ai giornalisti che non si vuole dire nulla perché altrimenti saremmo obbligati a rispondere a qualsiasi cosa. Si tratta quindi di scegliere dove intervenire e dove no e di farlo per garantire soprattutto quello che realmente l’arcivescovo intende dire. Per esempio abbiamo risposto al comunicato finale dei vescovi anglicani riuniti a Gerusalemme ma in materia di politica, cerchiamo di essere abbastanza attenti”. Dunque spesso si sceglie la via del silenzio, “anche perché – aggiunge Papworth – nella Chiesa di Inghilterra ci sono anche tanti altri vescovi e ogni vescovo ha una sua posizione”. “Dopo l’11 settembre, i media hanno cominciato ad interessarsi del fatto religioso e questo interesse ha incluso anche le Chiese. Ma dobbiamo essere anche realisti riguardo questo interesse che spesso si ferma alle questioni relative alla omosessualità, ai vescovi donna, e ai problemi interni alla Chiesa”. Romania. “In Romania – dice Nicolae Dascalu, consigliere del Patriarcato ortodosso di Romania per il centro informativo “Basilica” – l’informazione religiosa è molto presente nei media. Non solo i media ecclesiali sono interessati a dare informazioni sulle attività culturali e sociali della Chiesa ma anche i media laici chiedono la posizione delle Chiese, cattolica, protestante ma soprattutto della chiesa ortodossa perché è di maggioranza, su vari problemi”. Per rispondere a questo rinnovato interesse, la Chiesa ortodossa ha cercato – con il neo Patriarca Daniel – di organizzarsi meglio dal punto di vista della comunicazione. È così nato il centro informativo “Basilica” che riunisce il “press center” del Patriarcato ortodosso di Romania, una stazione radio, un canale Tv, un quotidiano “Lumina” ed una neo agenzia di stampa al sito internet www.basilica.ro.