EUROPA E PAESI POVERI
In una risoluzione del Pe si deplorano le Chiese perché contrarie all’uso dei contraccettivi
“Le cause della mortalità potrebbero essere prevenute assicurando l’assistenza alla maternità in condizioni di sicurezza, l’accesso ad una contraccezione efficace e la possibilità di aborto legale e sicuro”. E’ quanto si legge in una risoluzione del Parlamento europeo sul V Obiettivo di sviluppo del Millennio sul miglioramento della salute materno-infantile (cfr SIR Europa 59/2008), approvata il 4 settembre scorso in vista di un incontro in programma il 25 settembre presso la sede dell’Onu sul tema degli “Obiettivi di sviluppo del Millennio” adottati nel settembre del 2000. M.Michela Nicolais, per SIR Europa, ne ha parlato con mons. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della vita.Come giudica la risoluzione del Parlamento europeo? “Per raggiungere l’obiettivo di ridurre la mortalità materna, la risoluzione propone alcune linee pienamente condivisibili, come la richiesta di maggiori investimenti ed impegni per migliorare le risorse umane destinate alla salute. Inoltre si insiste perché venga effettuata una raccolta di dati, affidabili e tempestivi, per attuare un’azione di lotta alla mortalità e morbilità materna. Nella risoluzione, tra l’altro, si insiste affinché sia garantita nei programmi sanitari nazionali l’esecuzione del test dell’Hiv prima e durante la gravidanza, vengano garantite le terapie antiretrovirali per le donne incinte, si incrementino gli sforzi per l’alfabetizzazione e l’istruzione senza discriminazioni, venga introdotto il divieto di pratiche nocive alla salute materna, come le mutilazioni genitali. Mentre su altri punti c’è ambiguità e dissenso da parte nostra”.Quali i punti controversi?“In particolare, vengono diffuse le direttive elaborate al Cairo sulla salute riproduttiva e viene incluso l’aborto in questo ambiguo concetto di salute riproduttiva. Inoltre, si deplorano le Chiese, e in particolare la Chiesa cattolica, per le loro posizioni contrarie a contraccezione e preservativo. Dietro questi rilievi, c’è il concetto di salute riproduttiva: uno dei tipici concetti contraddittori e ambigui elaborati a Cairo ’94 e Pechino ’95, che si basa sulla definizione di salute data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in cui la salute è intesa come ‘stato di benessere fisico, psicologico e sociale’, rimarcando che essa non consiste soltanto nell’assenza di malattie. Tale definizione, utopistica ed edonistica, è stata criticata dalla comunità internazionale, e tuttavia, durante le assemblee delle Nazioni Unite al Cairo e a Pechino è stata applicata alla salute materna, detta impropriamente riproduttiva invece che procreativa. Nell’applicazione di questo concetto di salute così inteso, non ci si è limitati a comprendere, come ci si aspettava, quell’insieme di cure preventive e terapie adatta a salvaguardare la possibilità di procreazione della donna, ma piuttosto si è arrivati a legittimare l’aborto, qualora la gravidanza risulti in contrasto con il benessere fisico e sociale della madre, e soprattutto quando possa essere funzionale ad evitare aborti fatti clandestinamente e che mettono a rischio la madre, per salvaguardare così la possibilità del cosiddetto safe abortion (aborto sicuro, ndr.)”. L’aborto, dunque, come mezzo di pianificazione familiare?“L’aborto, nell’applicazione delle politiche per la pianificazione familiare, viene legittimato dalla risoluzione. Tutto ciò, in contraddizione con i diritti umani, con la dignità della madre e con il dovere di sostenere lo sviluppo dei Paesi cui la risoluzione si rivolge”. Al n. 21, si deplora “il divieto, sostenuto dalle chiese, di usare contraccettivi”… “Il Parlamento europeo vorrebbe imporre il preservativo e la contraccezione, sia per la prevenzione dell’Aids, sia per le maternità indesiderate: in realtà, si tratta di due situazioni distinte. In relazione alla prevenzione dell’Aids, la Chiesa cattolica propone l’attenzione responsabile in relazione ai comportamenti a rischio: in alcuni Paesi africani, come l’Uganda, si è sperimentato che questa strada soltanto, e non quella dell’uso del preservativo, ha ridotto il tasso di incremento della diffusione dell’Aids in una percentuale molto rilevante. Per quanto riguarda le maternità indesiderate, esistono altre vie, non farmacologiche, non invasive e non innaturali per regolare la fecondità. In realtà, esaminando la risoluzione si scopre una linea ben conosciuta di biopolitica, promossa da alcune istituzioni internazionali, Parlamento europeo compreso, che mirano ad influenzare le coscienze verso una strategia antivita. Si tratta, in altre parole, di una specie di dogma della politica internazionale, contrario alla libertà di coscienza, volto a regolare tecnologicamente il problema demografico e ad imporre una tecnologia oltretutto inefficace contro la diffusione dell’Aids”. Quale il contributo delle Chiese europee, e dei politici cattolici, a questo dibattito?“Dal Concilio in poi, le caratteristiche per un esercizio cristiano delle professioni in generale, e della politica in particolare, sono la competenza, la coscienza cristiana dei valori, la coerenza nel comportamento e la collaborazione reciproca. A livello europeo, si sente il bisogno di una maggiore preparazione dei parlamentari nelle tematiche legate alla vita, e di una maggiore collaborazione per portare avanti un’azione significativa all’interno dei propri Paesi, indipendentemente dalle ideologie di partito”.