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Il Papa in Francia: un’attesa anche europea
Un’occasione per “far conoscenza” diretta con Benedetto XVI, per scoprire “la sua personalità” e “come si rapporta con gli altri. Tutto questo darà una carica più umana, più concreta alla conoscenza che i francesi hanno di lui”. Così il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese in una intervista rilasciata al quotidiano cattolico “La Croix”. C’è molta attesa nel Paese soprattutto per quanto il Papa dirà sulla laicità e il rapporto tra la Chiesa e lo Stato. Riguardo al timore per le reazioni che alcuni interventi del Santo Padre previsti in programma potranno suscitare nel Paese, il cardinale risponde: “Il Papa dice le cose con serenità e chiarezza ma non c’è mai in lui la volontà di provocare e nemmeno di innescare una polemica. E’ un uomo che si mette in ascolto, che sa andare incontro alle correnti di pensiero della nostra epoca”. Inoltre Benedetto XVI “conosce molto bene la situazione francese, sia quella della Chiese sia quella della società”. “E’ abbastanza fine ed accorto per sapere che lo spazio tradizionale che occupa il cattolicesimo in Francia è al tempo stesso molto più centrale e molto più discusso” rispetto ad altri Paesi. Sul tema della laicità e del rapporto tra Chiesa in questi giorni a “La Croix” e della lettera (evocata in conferenza stampa dal direttore della sala stampa vaticana Federico Lombardi) che Giovanni Paolo II scrisse nel 2005 ai vescovi di Francia, in occasione dei 100 anni dalla promulgazione della legge francese del 1905 sulla separazione tra le Chiese e lo Stato. Un bilancio ed un augurio. “Fortunatamente”, negli ultimi dieci anni, il rapporto tra Chiesa e Stato in Francia si è “evoluto”. E’ un bilancio positivo quello stilato a pochi giorni dall’arrivo di Benedetto XVI in francia dal Segretario di Stato vaticano card. Tarcisio Bertone riguardo al rapporto attuale tra la Chiesa e lo Stato Francese. “Il presidente Sarkozy – aggiunge – ne ha dato prova nel suo discorso al Laterano quando ha parlato di una laicità positiva che riconosce l’importanza e il valore delle religioni”. L’augurio per il futuro espresso dal rappresentante vaticano è che “occorre ora che questo concetto di laicità passi a poco a poco nei fatti”. “La concezione francese della laicità – osserva il card. Bertone – ha avuto per lungo tempo la tendenza ad emarginare la fede, accantonandola nel privato. Da parte sua, la Chiesa in Francia, che ha l’abitudine di essere in dialogo con le altre confessioni religiose e con le altre famiglie di pensiero presenti nella società francese, ha spesso fatto fatica a far comprendere che essa non parla né agisce come una lobby che cerca di far avanzare i suoi interessi, ma che vuole contribuire, attraverso i suoi interventi, alla ricerca del bene comune”. Non una minaccia. “Oggi – prosegue il cardinale nel delineare la situazione attuale – lo Stato è portato a prendere in considerazione il fatto che, nonostante l’avanzata della secolarizzazione, molti cittadini hanno una vita spirituale che ha un riverbero nella vita sociale”. A parere del Segretario di stato, non sarebbe “né giusto né fecondo” non prendere atto di questa “realtà sociale”. “Se le parole hanno un significato – ha proseguito Bertone -, la laicità positiva non costituisce una minaccia al principio di laicità né una rottura. Significa solamente che questa laicità non è cieca e non disconosce il fatto religioso. E questa è una evoluzione che la rende più sana”. “La Chiesa in Francia – aggiunge il Segretario di Stato – per il suo profondo radicamento storico nella società e per la sua esigenza missionaria ed intellettuale, ha sempre voluto essere presente nelle questioni sociali e nei luoghi dove vivono e lavorano gli uomini” e “vuole rimanere fedele a questa tradizione continuando ad abbracciare con il suo sguardo e il suo impegno l’insieme delle realtà umane”. Le parole di Giovanni Paolo II. Una “legittima e sana laicità”. Ad evocarla nel 2005 fu Giovanni Paolo II prendendo in prestito una definizione di Papa Pio XII. “La società – scriveva papa Wojtyla – deve poter ammettere che le persone, nel rispetto altrui e delle leggi della Repubblica, possano manifestare la loro appartenenza religiosa. In caso contrario, si corre sempre il rischio di un ripiegamento identitario e settario e di un acuirsi dell’intolleranza, realtà che possono solo ostacolare la pacifica convivenza e la concordia in seno alla Nazione”. “È a questa condizione che la laicità, lungi dall’essere un luogo di scontro, è realmente l’ambito per un dialogo costruttivo, nello spirito dei valori di libertà, di uguaglianza e di fraternità, ai quali il popolo francese è giustamente molto legato”. La lettera si concludeva con un appello: “Che nessuno abbia paura del cammino religioso delle persone e dei gruppi sociali! Vissuto nel rispetto della sana laicità, esso non può che essere fonte di dinamismo e di promozione dell’uomo”.