GIOVANI

Pace dalla fede comune

Agorà del Mediterraneo: voci da 20 Paesi europei

Per otto giorni hanno parlato, vissuto, mangiato insieme: sono un centinaio di giovani cristiani provenienti da diversi Paesi europei e del Mediterraneo che, dal 31 agosto al 7 settembre, sono stati ospiti del Centro Giovanni Paolo II di Loreto per il progetto di scambio voluto dall’Ufficio nazionale (italiano) di pastorale giovanile “Agorà del Mediterraneo”, giunto alla sua settima edizione. I ragazzi hanno riflettuto, quest’anno, sul tema “Beati quelli che diffondono la pace perché Dio li accoglie come suoi figli” ma hanno vissuto anche esperienze significative come il viaggio a Roma, l’udienza con il Papa e lo scambio con testimoni di pace. Sabato 6 settembre, i giovani hanno incontrato mons. Giuseppe Betori, nuovo arcivescovo di Firenze, che li ha invitati a vivere la missione anche come impegno nella cultura e a “dare un contributo per costruire quella che già Paolo VI definì la civiltà dell’amore”. “Si tratta – ha aggiunto – di una sorta di missionarietà sociale e politica quanto mai importante oggi nel tempo della globalizzazione”.“Noi, minoranza cristiana”. A Loreto erano presenti ragazzi provenienti da Paesi che, dal nord Europa al nord Africa, hanno avuto l’occasione unica di scambiarsi le loro esperienze di vita e di fede. “Nel mio Paese, la Turchia – ha detto Omar Mario Servisoglu – i cristiani sono l’1,3% della popolazione. Quello che più mi piace qui a Loreto è stare con persone che condividono la mia fede in Gesù Cristo”. Servisoglu studia dai padri domenicani di Izmir – da noi conosciuta come Smirne – e la sua famiglia è di origine armena. “I cristiani in Turchia – ha raccontato – non fanno attività di evangelizzazione e se un musulmano diventa cristiano perde il lavoro”. “La convivenza con la maggioranza musulmana è buona – ha spiegato – ma è vero che nel mio Paese ci sono anche dei gruppi di fondamentalisti islamici e un po’ di paura l’abbiamo sempre”.“L’Europa è un altro modo”. Mira, che vive in Giordania, ha sottolineato come sia importante non solo per la Chiesa, ma anche per la società, la presenza di “laici impegnati: sono rimasta veramente toccata da questi ragazzi che cercano con sincerità qualcosa di bello nella vita. Io lavoro in un centro giovanile – ha aggiunto -. Ci sono più di settanta ragazzi, alcuni sono immigrati iracheni di religione cristiana caldea. Hanno tanto odio nel cuore perché sono stati costretti a lasciare il loro Paese”. Mira ha raccontato che anche in Egitto i cristiani stanno lasciando progressivamente il Paese, “perché per loro non ci sono possibilità di lavoro. Qui in Italia, in Europa è un altro mondo: durante l’udienza con il Papa mi sono sentita consolata, meno solo, ho sentito forte finalmente il senso di Chiesa”. Issa Khlief, giovane giordano, è rimasto impressionato dall’udienza con il Papa: “Era il sogno della mia vita che si è realizzato. È la prima volta che faccio un’esperienza al di fuori del mondo arabo. I cristiani da noi sono meno del 2% e molti sono ortodossi: i riti sono diversi ma capita che i cristiani di diverse confessioni preghino insieme nelle stesse chiese”. Anche quella di Khlief è l’esperienza di appartenere a una minoranza religiosa: “In generale – ha raccontato – viviamo bene e abbiamo gli stessi diritti degli altri cittadini di religione musulmana, ma non possiamo parlare in pubblico della nostra fede e la conversione dall’islam non è ammessa”.La guerra non si dimentica. Il confronto con i cristiani del nord Africa e del Medio Oriente, di cui conosceva appena l’esistenza, è una delle cose che è più piaciute a Ivana Cogelja, croata di Spalato: “Nel mio Paese sono quasi tutti cristiani – ha detto – ma i ragazzi croati, come i loro coetanei europei, che hanno la fortuna di avere una fede e delle tradizioni forti, le abbandonano”. Cogelja è laureata in teologia ed è impegnata in questo periodo a organizzare un Meeting per i giovani nel suo Paese. E proprio con la storia e le ferite della sua terra ha dovuto fare i conti nei giorni trascorsi a Loreto. “Io ero piccola – ha raccontato – ma ricordo la guerra degli anni ’90 in Croazia e in Bosnia”. Monika Norbutaite, lituana, una delle fortunate che il Papa ha benedetto personalmente durante l’udienza del 3 settembre, proviene da un Paese in cui l’80% della popolazione è cattolica. “A Loreto – ha raccontato – più di tutto mi sono piaciuti i momenti di preghiera in cui, pur con lingue diverse, eravamo una stessa famiglia”. Per Norbutaite è stato importante il confronto con giovani cristiani provenienti da situazioni tanto diverse dalla sua che “ti fanno relativizzare i problemi. Da noi i ragazzi pensano al denaro, al benessere, sono affascinati dagli stili di vita proposti dai media e abbandonano la fede trasmessa dai genitori”. A proposito della guerra tra Russia e Georgia, la giovane ha detto che “in Lituania come Chiesa abbiamo pregato per la situazione del Caucaso, non potevamo fare di più”.