CITTADINI EUROPEI
Dal summit europeo alle scelte efficaci per l’integrazione
“Nell’Ue ogni uomo, donna e bambino ha il diritto di vivere un’esistenza libera da ogni discriminazione e persecuzione”. Tutto ciò non sembra essere garantito ai cittadini europei di origine rom. José Manuel Barroso, presidente della Commissione, ribadisce ancora una volta che la realtà quotidiana per questa parte di popolazione “è drammatica”, mentre gli Stati membri e l’Unione stessa hanno il dovere di “fornire reali opportunità di integrazione”. “Serve un’azione comune”. Il capo dell’Esecutivo è intervenuto al summit europeo su rom, sinti e “camminanti”, svoltosi il 16 settembre a Bruxelles. Lo scopo dell’incontro, che ha portato nella capitale belga 400 partecipanti (politici, studiosi, rappresentanti della società civile e delle organizzazioni rom), era di “esaminare la situazione delle comunità rom nell’Unione e di trovare delle soluzioni comuni per migliorarla”. Il summit faceva seguito ad alcuni recenti interventi in sede Ue sull’argomento: se n’era già occupato lo scorso anno il Consiglio, più volte è tornato a dibatterne l’Europarlamento, quindi la Commissione ha inserito il punto nell’Agenda sociale europea presentata a luglio. Tale documento indica l’urgenza di “un’azione comune per lottare contro l’esclusione e la discriminazione di cui sono vittime i rom in Europa”. Il dibattito e la conclusione del summit di questa settimana verranno portati all’attenzione del Consiglio europeo del dicembre 2008.Ostacoli all’integrazione. All’incontro sono intervenuti, oltre a Barroso, i commissari Jacques Barrot e Vladimir Spidla, altri rappresentanti delle istituzioni Ue e dei paesi membri, George Soros, presidente di Open Society Institute (che si occupa di lotta alle discriminazioni), Romani Rose, presidente del Consiglio centrale dei sinti e rom di Germania. Erano presenti diversi parlamentari, fra cui le due eurodeputate ungheresi di origine rom Livia Jàròka e Viktòria Mohàcsi. La Commissione e la presidenza di turno Ue, copromotori del summit, hanno insistito sulla “discriminazione persistente” di cui sono vittime rom e sinti in Europa, e l'”esclusione sociale”, con particolare riferimento all’educazione, all’impiego, alla salute e alla casa. Sempre la Commissione nel documento preparatorio aveva segnalato 14 “ostacoli all’integrazione”, come ad esempio la carenza di educazione scolastica, l’insufficienza nelle competenze linguistiche, il difficile inserimento nel mondo del lavoro, il mancato accesso alla “cittadinanza attiva”, la “presenza di stereotipi e di pregiudizi”. Una macchia sulla coscienza. “Nel ventunesimo secolo la situazione dei rom costituisce una macchia sulla coscienza dell’Europa”: Vladimír Spidla, Commissario Ue per le pari opportunità, è stato esplicito. “I problemi sono molteplici e complessi – ha avvertito -, ma noi abbiamo gli strumenti per migliorare l’integrazione mediante la legislazione, il finanziamento e condividendo politiche efficaci”. Il commissario ceco ha precisato: “Abbiamo però bisogno di un impegno congiunto a livello locale, regionale, nazionale ed europeo per far sì che questi strumenti funzionino meglio”. Dal canto suo il commissario Jacques Barrot ha affermato: “La maggioranza dei rom, in tutti gli Stati membri in cui sono presenti, vive troppo spesso a margine della società ed è vittima della povertà, della precarietà, dei pregiudizi diffusi”.Polemiche e proteste. Durante il dibattito non sono mancate le polemiche. Un gruppo di partecipanti mostrava una maglietta che riportava slogan contro ogni forma di “schedatura” o di discriminazione verso gli zingari. Alcuni di essi hanno contestato la rappresentante del governo italiano, che nell’ambito di una più ampia strategia per garantire la sicurezza dei cittadini sta procedendo a un “censimento” dei rom, anche mediante il ricorso alla raccolta delle impronte digitali. Proprio sulle misure prospettate dall’Italia si è assistito a uno scontro verbale tra Soros e Barrot, mentre una parte dei rappresentanti rom lasciava l’aula in segno di protesta. Il ruolo dei governi. Più in generale si è capito che il principio di non discriminazione e la necessità di una piena integrazione dei rom nei paesi Ue sono punti-fermi condivisi. Ma sono altresì emerse sensibilità differenti e metodi di approccio distanti, anche in ragione della diversa presenza delle popolazioni “romanes” nei paesi aderenti. Infatti i rom sono in genere di origini ungheresi, romene o bulgare e vivono da tempo anche in Spagna, Francia, Italia, Austria, Grecia e nei Balcani. Gli stessi rappresentanti della Commissione hanno dovuto riconoscere che “la responsabilità principale in merito a molti degli aspetti centrali dell’integrazione dei rom (istruzione, occupazione, inclusione sociale…) compete essenzialmente agli Stati membri”. Si tratterebbe di trovare modalità e strumenti per procedere con principi e obiettivi omogenei: ma su questo punto l’Ue sembra ancora lontana da risultati apprezzabili.