Italia: realismo e speranza C’è una “derivazione concettuale tra la disinvolta pratica del relativismo, gli eccessi antireligiosi e anticristiani e la regressione culturale ed etica delle società”. Così il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha descritto il 22 settembre – nella prolusione d’apertura del Consiglio permanente della Cei – il pericolo di “cristianofobia” in Europa, lanciando un appello a favore della “libertà religiosa” quale “caposaldo della civiltà dei diritti dell’uomo e come garanzia di autentico pluralismo e vera democrazia”. Sullo sfondo, il “quasi silenzio della comunità internazionale” sulle “persecuzioni” dei cristiani in India e la “pulizia religiosa” in atto in Iraq. Ai leader politici Bagnasco ha chiesto “un sistema fiscale basato sul quoziente familiare” per venire incontro alle esigenze delle “famiglie monoreddito”, che “stanno reagendo come possono all’ondata di aumenti dei prezzi che nel frattempo non cessano di lievitare”, e ha ribadito la necessità di “difendere l’unità del nucleo familiare”, senza usare il termine famiglia “per unioni che famiglia non sono”. “Più che un Paese da incubo, il nostro è un Paese che ciclicamente conosce gli spasmi di un travaglio incompiuto, dove però i segmenti luminosi non mancano, e i punti di forza neppure”, ha detto Bagnasco, che sul fronte politico ha chiesto inoltre un “sistema più federalista”, una “giustizia più tempestiva” e la “piena attuazione della parità scolastica” La questione dell’immigrazione, “uno degli ambiti più critici” della vita nazionale italiana, per Bagnasco chiede “risposte sempre civili” e “rimedi sempre compatibili con la nostra civiltà”. “Anche in un contesto europeo” vanno cercati “accordi di cooperazione con i Paesi di provenienza”, per “guadagnare alla legalità situazioni irregolari compatibili con il nostro ordinamento” e dare “risposte positive sia alle esigenze di una progressiva ed equilibrata integrazione sociale, sia alle domande di ricongiunzione familiare presentate nella trasparenza”. La parte finale della prolusione è stata dedicata alla vicenda, da tempo al centro di un acceso dibattito sulla vita, di Eluana Englaro, la ragazza da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale. “Quel che chiede ogni coscienza illuminata – ha detto il presidente della Cei – è che, mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico, non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel «favor vitae» che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano”. “La vita umana è sempre, in ogni caso, un bene inviolabile e indisponibile”, ha ribadito il cardinale, e la “dignità irriducibile” della persona “non viene meno, quali che siano le contingenze o le menomazioni o le infermità che possono colpire nel corso di un’esistenza”. Svizzera: creazione ed evoluzioneSi è celebrata il 21 settembre la festa federale di Ringraziamento, Penitenza e Preghiera 2008. Per l’occasione i vescovi elvetici hanno diffuso una lettera pastorale dal titolo “All’inizio Dio creò i cieli e la terra”, nella quale ribadiscono che “la fede in Dio creatore non si oppone alla teoria scientifica dell’evoluzione” ed invitano a parlare piuttosto di “mutua complementarietà”. “La scienza e la fede, insieme, danno un’immagine del mondo molto più completa che non prese separatamente. Gli scienziati osservano il mondo da un’angolazione ben precisa, scartandone molte altre: vogliono constatare nel modo più esatto possibile i fatti esterni di tutto ciò che esiste”. Tuttavia “esistono numerosi scienziati e tecnici persuasi che una spiegazione, pur esatta che sia, non basti a capire veramente il nostro mondo. Se voglio capire una persona, non mi basta conoscere precisamente i meccanismi chimici e biologici del suo corpo, devo coglierla nella sua totalità”. Per i presuli le domande: “Come mai l’esistenza del mondo? Perché l’evoluzione?” non vengono poste dall’uomo “con spirito scientifico, ma in quanto persona”; per questo egli “non si può dire pienamente soddisfatto dalle spiegazioni della scienza”. Da qui lo stupore “davanti all’immensità dell’universo” e la visione di un mondo creato da Dio “perfettamente compatibile con il punto di vista scientifico di un mondo sviluppatosi in miliardi di anni. È proprio perché il nostro mondo nasce dall’Amore di Dio che si capisce che non può essere un mondo statico, compiuto fin dall’inizio”. All’uomo è dato “di analizzare scientificamente l’opera della creazione, ma anche la responsabilità di curarla e preservarla”. Preservare la creazione, conclude la lettera, pone “una triplice esigenza: mettere dei limiti allo sfruttamento e al consumo delle risorse, ma anche alla realizzazione delle innovazioni tecniche, rinunciare a tutto ciò che mette in pericolo il futuro della natura e dell’umanità, e impegnarsi nell’economia e nella politica per un miglioramento durevole delle condizioni di vita di tutti gli uomini e di tutte le altre creature”.