BARTOLOMEO I AL PE
Appello anche per il dialogo, l’ambiente e i diritti umani
“L’Europa deve far rientrare la Turchia nel proprio progetto” di integrazione; al contempo quest’ultima ha il compito di “promuovere il dialogo e la tolleranza al suo interno” e la tutela dei diritti fondamentali, “fra i quali le libertà religiose”. Bartolomeo I, patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli, ha perorato davanti all’Europarlamento la causa dell’adesione turca all’Ue. Intervenendo il 24 settembre nell’emiciclo di Bruxelles, si è detto favorevole alla “piena adesione” di Ankara all’Ue. Nel suo intervento, interrotto dagli applausi degli eurodeputati nel passaggio dedicato ai rapporti Turchia-Unione, Bartolomeo ha parlato della “necessità del dialogo tra la fedi e le culture per costruire un ecumene di pace”.Il ruolo delle religioni. Presentando il relatore, il presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering ha ricordato che “la presenza in quest’aula di sua santità Bartolomeo I si inserisce nel quadro delle iniziative per l’Anno europeo del dialogo interculturale”. L’Eurocamera ha già accolto nei mesi scorsi diversi ospiti, fra cui il Gran Muftì di Damasco; a novembre è atteso un rappresentante della fede ebraica. L’invito è stato rivolto anche a Papa Benedetto XVI e al Dalai Lama. Poettering ha affermato che “l’Ue è una comunità di valori e fra questi emerge la libertà di professare la propria religione”. Ha poi ammesso che “non sempre la convivenza tra le grandi religioni è stata pacifica” nel mondo; del resto “l’Europa ha bisogno dell’apporto delle fedi e dei credenti” per vivere in pace. Infine Poettering ha osservato che “in Europa cresce la presenza di paesi a maggioranza ortodossa”, citando Grecia, Romania, Bulgaria, Cipro.Dialogo necessario. Salendo al microfono, il leader ortodosso si è espresso prima in inglese e poi in francese, per “sottolineare l’importanza dell’imminente Giornata europea delle lingue” (26 settembre) e “in onore della presidenza di turno francese” del Consiglio Ue. Bartolomeo, che era già intervenuto in Assemblea nel 1994, ha affrontato a lungo il tema del dialogo interculturale e interreligioso (si veda altro articolo in questo numero di SIR Europa), definendo tale confronto “necessario” perché “insito nella natura degli esseri umani”. Su questo versante ha ricordato i recenti e prossimi impegni del patriarcato ecumenico, fra i quali a ottobre la partecipazione al Sinodo della Chiesa cattolica, che si svolgerà in Vaticano e che sarà dedicato alla Parola di Dio. La “causa ambientale”. Bartolomeo I si è soffermato a lungo sui problemi ambientali, descrivendo le iniziative che la chiesa ortodossa sta assumendo in proposito. “Il patriarcato ecumenico – ha sottolineato – da decenni insiste sulla causa ambientale, richiamando l’attenzione sui disastri ecologici nel mondo”. “Solo se comprendiamo che ogni ecosistema è parte dell’ecosfera popolata da ogni creatura vivente, possiamo afferrare il legame reciproco e comprendiamo la nostra vera interdipendenza”. Ampia, poi, la trattazione del significato del “progetto europeo”. La Comunità è “riuscita a promuovere la coesistenza reciproca, pacifica e produttiva tra Stati-nazione”, i quali “meno di settant’anni fa affogavano in un conflitto sanguinoso che avrebbe potuto distruggere l’eredità dell’Europa per sempre”. In tale contesto, perché “il nostro dialogo sia più di un mero scambio culturale, deve instaurarsi una comprensione profonda dell’assoluta interdipendenza, non solo fra Stato, politica ed economia”, ma anche quella “di ogni singolo individuo con le altre persone”.Rispetto dei diritti. A margine del discorso ufficiale in emiciclo, Bartolomeo è tornato a parlare della Turchia, che ha descritto come “un paese-ponte tra Europa e Asia, tra Oriente e Occidente, tra cristianesimo e islam”. Essa, ha spiegato al SIR lo stesso Bartolomeo, “è uno stato laico che però non sempre riesce a rispettare tale caratteristica. Inoltre esistono ancora oggi vari problemi da risolvere per una democrazia piena, fra cui il rispetto dei diritti umani e delle minoranze”. La “Turchia è un paese che appartiene alla grande famiglia europea”, ha proseguito Bartolomeo I. “Questo ci interessa come cittadini ma anche come minoranza religiosa”. Il patriarca ecumenico ha rivendicato il pieno rispetto della libertà di culto, la restituzione dei beni sottratti da Ankara alla chiesa ortodossa, l’uguaglianza dei cittadini. “Per l’ingresso nell’Ue occorre il pieno rispetto di alcuni criteri stabiliti e dei valori europei. In Turchia ravvisiamo uno sforzo per l’ammodernamento del paese”. Lei dunque ritiene che il cammino di avvicinamento all’Ue possa aiutare il processo di modernizzazione? “Sono convinto di sì – risponde al SIR il patriarca di Costantinopoli -. Credo anche che il fatto di essere un paese a grandissima maggioranza islamica non dovrebbe costituire un problema, perché l’Unione europea si propone come entità che rispetta la diversità culturale e religiosa”.