PIEMONTE
Un fondo di solidarietà per le vittime del terrorismo
La Giunta regionale ha approvato il 22 settembre una delibera che consente di attivare il fondo di solidarietà previsto dalla legge sulla sicurezza integrata a favore delle vittime di atti di terrorismo o criminalità (l.r. n.23/07). Ne sono beneficiari gli appartenenti alle forze armate, alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, alla polizia locale e ai decorati di medaglia d’oro, d’argento e di bronzo, al valor militare e civile, nati o residenti in Piemonte, deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente, pari o superiore all’80%, a seguito di lesioni riportate per cause di servizio, ordinario o straordinario, svolto nel territorio nazionale o all’estero. Il fondo è istituito anche a favore dei civili, nati o residenti in Piemonte, deceduti o resi invalidi a causa di atti terroristici subiti in Italia o all’estero. Il provvedimento è applicabile agli eventi verificatisi a decorrere dal 1° gennaio 2007 e prevede la concessione di “una tantum” di 10 mila euro, più la corresponsione di 200 euro per ciascun punto di invalidità che lo Stato riconosce, per un totale di 16 mila euro in caso di invalidità all’80% e sino a 20 mila per invalidità permanente al 100%.Per non dimenticare. La delibera giunge non a caso in concomitanza con l’anno di celebrazioni per il trentennale della scomparsa di Aldo Moro, icona delle vittime del terrorismo italiano. E segna la conclusione di una mostra fotografica allestita presso la sede del Consiglio regionale del Piemonte dal titolo «Anni di piombo. Le voci delle vittime per non dimenticare». L’esposizione itinerante, curata dall’Associazione vittime del terrorismo, sarà allestita anche in altre sedi, comprese le scuole. É stata visitata in poco meno di 20 giorni da oltre mille persone, tra cui oltre 600 studenti di istituti piemontesi. “La mostra è nata – spiega Dante Notaristefano, presidente dell’associazione – con lo scopo di custodire la memoria storica degli eventi e delle vittime che appartengono a tutta la comunità, nell’intento di contribuire a prevenire e scoraggiare possibili nuovi episodi di eversione”. Secondo Notaristefano, oltre al rischio di oblio dei tragici fatti legati al terrorismo, c’è “soprattutto un rischio di deformazione della verità, dovuta al fatto che le vittime degli attentati o i loro parenti sono stati confinati in un silenzio impenetrabile, mentre i terroristi hanno spesso goduto di una notevole popolarità televisiva e giornalistica”.I cattolici e il terrore. “Come la maggior parte della società – racconta ancora Notaristefano, vittima lui stesso di un attentato il 20 aprile del 1977 – i cattolici hanno vissuto con paura e apprensione i giorni bui degli attentati, quando quotidianamente persone innocenti cadevano sotto i colpi del terrorismo”. Lo stesso dicono Renzo e Domenico jr Agasso, padre e figlio, giornalisti e scrittori cresciuti nei giornali diocesani cattolici piemontesi, che hanno pubblicato a marzo “Il piombo e il silenzio – le vittime del terrorismo in Italia 1967-2003”. “Una pubblicazione – raccontano gli autori – scaturita dall’esigenza di catalogare per la prima volta in un’unica opera riassuntiva i nomi e le vicende di tutte le 356 vittime del terrorismo italiano, rosso e nero, mettendole sullo stesso piano, creando fra queste vite spezzate una comunione ideale”. Durante le ricerche per il libro, gli autori hanno riscoperto la presenza di figure cattoliche rilevanti tra le vittime: “Lo stesso Moro – dicono – ma anche, per esempio, il commissario Calabresi, modello di dedizione al lavoro e alla famiglia, vissuto secondo valori cristiani”. Inoltre oggi, aggiungono, “i cattolici, non solo piemontesi, sono i più attenti a conservare la memoria delle tristi pagine del terrorismo, mentre forze politiche e sociali che fiancheggiavano le attività eversive sembrano aver rimosso con un colpo di spugna il loro passato”.Il silenzio. Anche Renzo e Domenico Agasso tornano sul tema del silenzio delle vittime, in netto contrasto con la visibilità mediatica concessa ai carnefici. “Abbiamo riscontrato una forte diffidenza dei parenti delle vittime quando si è trattato di parlare con loro dei tragici eventi che hanno coinvolto i loro familiari. È comprensibile – spiegano gli autori – dal momento che le loro storie sono state spesso strumentalizzate e poi dimenticate in favore di altre «più interessanti», magari raccontate, attraverso libri, film, convegni, proprio dai terroristi responsabili di quei tragici fatti”. “Che oggi si tenti di parlare delle vittime – aggiungono gli Agasso – e di promuovere politiche in favore di chi un domani potrebbe essere ancora vittima di attentati, come fa la delibera approvata in Regione, è un segno positivo e in controtendenza rispetto al passato”.Mai più? C’è qualcosa di più, oltre al rischio che soprattutto le nuove generazioni dimentichino le sanguinose vicende della recente storia italiana? Forse sì: la possibilità che atti di terrore si ripetano. “Questo vale, e lo stiamo vedendo in questi anni – dice ancora Dante Notaristefano – per molti Paesi nel mondo, ma il rischio che episodi analoghi a quelli che sconvolsero la democrazia italiana negli anni ’70 si ripetano anche in Italia non è così remoto come potrebbe apparire”. a cura di Andrea Ciattaglia(30 settembre 2008)