PRIMA PAGINA
Anno europeo del dialogo interculturale: a tre mesi dalla conclusione
Iniziative nelle scuole; progetti con il coinvolgimento di Governi, enti locali, Ong, giovani; nomina di ambasciatori simbolici; concorsi fotografici e multimediali; creazione del sito internet www.interculturaldialogue2008.eu; dibattiti a tutti i livelli. È l’elenco delle varie attività svolte ed in svolgimento nel corso dell’Anno europeo del dialogo interculturale 2008 (Aedi), voluto con determinazione dall’Ue per informare e sensibilizzare sul tema forse più delicato del presente, che se non affrontato in scienza e coscienza rischia in futuro di portare all’esplosione di una bomba già innescata.Le azioni, che formalmente termineranno il 31 dicembre e che cercano di estirpare il cancro del non dialogo, affrontano una vastissima gamma di temi e sono destinate al pubblico più ampio. Sette le priorità che. assieme ai relativi dibattiti a Bruxelles e nelle città europee. hanno garantito e garantiscono la massima copertura possibile di problematiche e target: istruzione e scienza, religione, minoranze, cultura e media, migrazione, lavoro, multilinguismo. All’insegna sia dei messaggi chiave secondo i quali l’Aedi contribuisce “alla comprensione reciproca e ad una maggiore armonia di vita in comunità”, “alla scoperta dei vantaggi della diversità culturale” ed “alla promozione di una cittadinanza europea attiva e di un senso di appartenenza all’Europa”, sia dei tre grandi obiettivi della Prima Agenda europea della cultura nell’era della globalizzazione: “promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale”, “promozione della cultura quale catalizzatore della creatività nel quadro della Strategia di Lisbona”, “promozione della cultura quale componente essenziale delle relazioni esterne dell’Ue”.Così come per tutte le cose della vita, anche per le iniziative comunitarie il bilancio va fatto alla fine. E certamente bisognerà attendere molto altro tempo ancora per poter vestire l’Anno Europeo con l’abito del successo. Sì, ma quale successo?Trattandosi essenzialmente di un argomento che attiene all’educazione, al comportamento civico (e civile), alla creazione di una forma mentis culturale di reciproca conoscenza, comprensione e crescita comune, si può già affermare che la circostanza di aver concentrato gli interventi sui giovani – leggi, gli adulti di domani e dopodomani – costituisca una scelta giusta. Pace, tolleranza, scoperta del prossimo, accettazione e valorizzazione della diversità culturale sono, appunto, abiti mentali e comportamentali che vanno indossati fin dai primi anni di vita, in ambito tanto familiare quanto scolastico. Nella società di oggi l’esperienza sulla via di Damasco é tutt’altro che quotidiana: semmai, purtroppo, vale l’opposto.Sarebbe facile criticare prendendo come “scusa” l’esiguità dei fondi destinati all’Aedi in rapporto al bilancio annuo delle istituzioni Ue. Positività ed ottimismo, al contrario, debbono condurre a prendere atto di come la principale organizzazione internazionale regionale – in rappresentanza di un continente che, se da un lato la storia ha voluto terreno di guerre, dall’altro è indiscutibilmente la culla delle democrazie moderne – nel mondo post 11 settembre ha deciso di ergere il dialogo interculturale a priorità politica, facendone la propria bandiera. E questo vale per tutti, dai governanti al più semplice dei cittadini.E poi l’Anno europeo del dialogo interculturale vuole e deve essere un simbolo. L’inizio di un cammino e non il suo completamento. La fiamma che alimenta il fuoco, da tenere viva giorno dopo giorno malgrado le contraddizioni e le difficoltà che ormai ci accompagnano quotidianamente e sulle quali siamo chiamati ad interrogarci anche da un’ottica interculturale.Perché le crisi finanziarie? Perché l’immigrazione clandestina? Perché convivono commercio di armi e povertà assoluta? Sviluppi soffocati e sviluppi negati, mortalità infantile, iniqua distribuzione delle risorse, demografia impazzita, conflitti regionali che trovano sempre nuova miccia, tensioni razziali e religiose: tutte realtà figlie del dialogo che non c’è, dell’ignoranza che prevale sulla conoscenza, delle ragioni dell’economia che prevalgono sulla ragione dell’uomo, di culture che non s’incontrano e che quando lo fanno per lo più si scontrano.Nel giro di una generazione il mondo cambierà lingua, colore ed equilibrio: imparare a parlarsi fra culture e popoli (diversi sì, ma pur sempre inquilini dello stesso pianeta) significa porre le basi per una vera speranza prima, e poi per una realtà di pace e di benessere per noi e i nostri figli. Se l’Aedi riuscirà a far passare questo messaggio – anche e soprattutto oltre la sua scadenza burocratica, anche solo a pochi – allora il suo bilancio sarà altamente positivo.