COMMISSIONE EUROPEA

Un buon “pacchetto”

Famiglia: alcune efficaci proposte politiche

Un pacchetto di misure “volte a conciliare in maniera più efficace la vita professionale con quella familiare”: è l’iniziativa varata il 3 ottobre dalla Commissione europea, che passa per competenza (procedura di codecisione) al Parlamento e al Consiglio Ue. Congedi più lunghi. Nel “pacchetto” sono presenti anzitutto proposte – che rivedono direttive comunitarie e si prefiggono di creare una situazione omogenea nei 27 Stati membri – per migliorare i congedi di maternità, riservati sia alle lavoratrici dipendenti sia a quelle autonome. Il congedo minimo dovrà infatti essere fissato non più a 14 ma a 18 settimane al 100% del salario. Gli Stati aderenti hanno la possibilità di fissare limiti diversi purché migliorativi. Estensioni del congedo, già previste ovunque, avvengono con livelli salariali inferiori. Le settimane a disposizione potranno essere utilizzate sia prima che dopo il parto. Una protezione simile, su base volontaria, è prevista per le donne che lavorano in proprio o nell’azienda di famiglia. “Le misure contro i licenziamenti saranno rafforzate – ha spiegato il commissario agli affari sociali e all’impiego Vladimír Špidla – e il datore di lavoro dovrà assicurare che, al rientro dal congedo, la donna possa essere collocata nella stessa mansione o in una equivalente”. Famiglia e lavoro. “Troppo frequentemente avere un figlio costa alle madri il posto di lavoro oppure lo stipendio”, ha osservato Špidla. “Le misure avanzate dovrebbero permettere alle donne di partecipare meglio al mercato del lavoro, facendo ugualmente fronte all’invecchiamento della popolazione. In effetti i paesi che hanno i più alti tassi di lavoro femminile sono anche quelli in cui si registrano tassi di natalità più elevati”. Attualmente su 27 Stati, 13 prevedono già un congedo di maternità pari o superiore alle 18 settimane. I documenti presentati dall’Esecutivo passano ora al vaglio dell’Europarlamento e dei governi nazionali, con la possibilità che siano approvati entro il 2009; gli Stati avranno poi due anni di tempo per la loro applicazione. Inoltre, “ma a più lungo termine, la Commissione vorrebbe migliorare altre forme di congedo parentale, fra cui quello riservato ai padri e quello per i genitori adottivi”. Risultati concreti. L’iniziativa dell’Esecutivo mira ad avere effetti concreti di rilievo: sono infatti decine di milioni le donne che potrebbero beneficiare in futuro di un periodo retribuito per la maternità più lungo di quanto spetta loro in questo momento. “Conciliare la vita professionale con quella familiare e quella privata rappresenta una delle più grandi e impegnative sfide per milioni di donne e uomini europei”, ha proseguito Špidla. “Per molte donne, infatti, avere un figlio significa spesso sacrificare il loro reddito e, soprattutto, le prospettive di carriera. Non a caso, soltanto il 65,5% delle donne con figli a carico lavora, rispetto al 91,7% degli uomini”. Le misure avanzate dalla Commissione hanno subito ottenuto un commento positivo da parte dei vescovi europei riuniti nella Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea). I servizi per i bebè. Il secondo aspetto affrontato nel pacchetto riguarda la disponibilità di servizi per l’infanzia, giudicata dallo stesso Špidla “insufficiente”. Nel testo ad essi riservato si legge che, nonostante “alcuni progressi registrati in tale ambito”, i servizi rivolti ai bambini prima dell’età scolare (asili nido fino a 3 anni, scuole materne fino ai 6 anni) “non soddisfano le esigenze” delle famiglie. La relazione constata che “la maggior parte dei paesi non ha raggiunto gli obiettivi in materia di erogazione di servizi per l’infanzia” che erano stati fissati a Barcellona nel 2002. In particolare si richiede a ogni paese membro di mettere a disposizione posti in strutture attrezzate per l’età, con educatori professionali, per il 90% dei bambini tra i tre anni e l’età scolastica e per il 33% dei bambini con meno di tre anni. Finanziamenti dall’Unione. Špidla ha spiegato che la richiesta di strutture di educazione e custodia sta crescendo in quasi tutti i paesi, ma l’offerta non è sufficiente. “I governi nazionali devono affrontare questa problematica e l’Unione europea – ha aggiunto il commissario ceco – li aiuterà nei loro sforzi con un finanziamento comunitario di circa mezzo miliardo di euro scaglionato fino al 2013”. Da Bruxelles emerge dunque un piano per aprire nuove strutture per i più piccoli, ma si può procedere anche “conferendo una veste professionale ai sistemi informali di custodia dei bambini, fissando ad esempio standard qualitativi, migliorando le condizioni di occupazione e di retribuzione e offrendo una formazione agli operatori”. Altri finanziamenti si possono attingere al Fondo sociale europeo, secondo progetti cofinanziati.