LUSSEMBURGO

Una questione di vita

Eutanasia anche per chi è semplicemente “stanco di vivere”

“Non togliete la speranza alle persone!”: questo il titolo di una dichiarazione diffusa il 2 ottobre dell’arcivescovo di Lussemburgo, mons. Fernand Franck. Il documento presenta la posizione della Chiesa lussemburghese in merito al dibattito sull’eutanasia, molto attuale anche nel Granducato: infatti, il 19 febbraio 2008 il parlamento ha depenalizzato l’eutanasia, votando una proposta di legge che prosegue il suo iter con numerose modifiche, includendo anche l’eutanasia per persone semplicemente “stanche di vivere”. Riportiamo di seguito i punti più salienti della dichiarazione di mons. Franck.Non è detta l’ultima parola. “Resta ancora tempo per una decisione politicamente ponderata e giuridicamente sicura” sull’eutanasia. “I malati terminali possono ancora sperare di non doversi confrontare con l’offerta – e in ultima analisi con la pressione – dell’eutanasia. Le riserve della Chiesa contro la regolamentazione giuridica dell’eutanasia sono molteplici e importanti. Alla Chiesa non interessano questioni di potere o di lotta di culture. Si tratta piuttosto della vita dei singoli e della convivenza nella società”. La vita, dono e relazione. “Abbiamo ricevuto la vita come dono: un dono che riceviamo grazie ad altri e ai progressi della medicina. Questa vita preziosa… è più di un succedersi di processi naturali ciechi. la nostra vita è sempre anche relazione e scambio con gli altri. Per molte persone, ancora oggi, il Dio vivente ha un posto fisso nella loro esistenza e rappresenta il garante della vita umana”. Come superare le crisi? “Le crisi – soprattutto quelle che minacciano la vita e la salute – portano insicurezza… Nella ricerca di nuovi punti di riferimento, i segnali provenienti dall’ambiente circostante assumono una grande importanza. Poiché non si può più contare solo su se stessi e sulla propria vita, si cercano altri modelli per affrontare l’esistenza. Nella società europea e lussemburghese, ad un numero sempre crescente di malati terminali vengono offerte cure palliative ed assistenza. Quest’offerta deve essere ampliata in modo consistente. Ciò garantisce la mitigazione dei dolori e l’accoglienza da parte di ambienti professionali, insieme con la famiglia e i congiunti. L’offerta di cure palliative e della relativa assistenza tiene conto in modo serio e genuino delle esigenze e delle paure dei malati terminali, dando loro la speranza di affrontare l’ultimo percorso della vita con più fiducia e non da soli”. Libertà disperate. “Ai malati terminali e – con la nuova portata della proposta di legge, anche alle persone che non hanno più voglia di vivere – verrà ora offerta anche l’eutanasia e l’assistenza medica al suicidio. Questa offerta differenziata promette una fine senza dolori della vita. Parte dal presupposto che tutti gli aiuti siano inutili e che la morte diretta rappresenti l’unica soluzione. La morte indotta in modo indolore, offerta dalla società, si rivolge a libertà disperate, che dalla vita non possono più trarre altro che la morte. Questa normativa non è solo diametralmente opposta alle numerose iniziative statali e sociali che mirano alla prevenzione del suicidio. Soprattutto, soffoca sia la speranza nella vita che la vita vissuta con speranza”. Conseguenze profonde. “La società lussemburghese è ora davanti a queste offerte completamente diverse, quando i rappresentanti del popolo voteranno fra breve quale o quali offerte debbano essere considerate dal sistema giuridico del Lussemburgo. Votando secondo coscienza, i rappresentanti fanno politica sociale nel vero senso del termine. Non decideranno solo se nel singolo caso venga riconosciuto qualcuno il ricorso all’eutanasia, all’assistenza medica al suicidio o alla cura e all’assistenza palliativa: decideranno piuttosto, se la società come tale debba segnalare e offrire ai singoli speranza oppure disperazione. Si tratta di un determinato modello di società e di una determinata immagina dell’uomo. Offrire speranza a qualcuno senza la vita e contro la vita, non solo è contrario al buonsenso, ma anche all’umanità”. L’ultimo limite. “La speranza e la fiducia riposta dalle persone nella politica e nei propri rappresentanti, obbliga alla responsabilità… Chi calpesta la speranza nella vita, determina una società che corrisponde a questo comportamento. Chi consente di uccidere su richiesta, supera un ultimo limite: mitiga il divieto di uccidere e spalanca le porte ad un allentamento di un fondamento irrinunciabile della convivenza umana. Dove porti questa strada, lo dimostrano già gli ampliamenti alla seconda bozza della proposta di legge, rispetto alla versione originale. È ancora possibile fermare l’ampliamento dell’offerta di eutanasia e le relative profonde conseguenze sociali, che questo produrrebbe”.