PRIMA PAGINA
Sinodo dei vescovi ed Europa
“La Chiesa non è concentrata su stessa ma si considera in missione di fronte al mondo intero. Da qui, tre parole chiavi: il dialogo, la cultura, l’impegno”. E’ quanto emerge dal Rapporto che fa da sintesi alla discussione che si è svolta in aula durante il Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio (5-26 ottobre). “Il Vangelo non toglie nulla alla libertà dell’uomo, né al rispetto dovuto alle culture, né a tutto ciò che vi è di buono in ogni religione. Nel dialogo, è importante proporre senza imporre, considerarsi come interlocutori. E il cristiano deve essere pronto a parlare e ad ascoltare, a dare e a ricevere”. Abbiamo scelto per la prima pagina di questo numero di SIR Europa alcuni stralci dei paragrafi della “relazione dopo la discussione” relativi al dialogo ecumenico, al dialogo con gli ebrei, interreligioso e con le culture, come contributo alla riflessione che l’Europa sta facendo nel 2008, Anno europeo del dialogo interculturale. La Parola di Dio e il legame ecumenico. “Nonostante i frutti di fraternità prodotti dagli incontri e dai dialoghi ecumenici, si avverte oggi un certo malessere che chiede una più profonda conversione all’ecumenismo spirituale. Il Sinodo sottolinea fortemente la dimensione sacramentale della Parola di Dio. Ascoltare insieme le Scritture ci introduce ad una anticipazione dell’unità, imperfetta forse, ma reale. Anche se, storicamente, alla radice delle divisioni tra i cristiani vi sono state controversie che si fondano sui testi biblici fondamentali, resta il fatto che la Bibbia è veramente un terreno di unità per superare lo scandalo delle divisioni”. (n.36)La Parola di Dio, fonte del dialogo tra cristiani ed ebrei. “Il dialogo tra cristiani ed ebrei, nostri fratelli maggiori, tocca dall’interno la Chiesa e il mistero della fede. Gesù e i Dodici sono stati ebrei dalla nascita. La Terra Santa è la prima matrice della Chiesa. È opportuno fare del rapporto tra cristiani ed ebrei, un tema che riguarda tutti i cristiani, e non solo gli specialisti del dialogo. E ciò implica atteggiamenti concreti:…tenere alla sopravvivenza del popolo ebraico; accogliere la portata universale del giudaismo; evitare ogni teologia della sostituzione; … condividere con il popolo ebraico l’attesa escatologica”. (n. 37) La Parola di Dio e il dialogo interreligioso. “In tutte le principali religioni, si trova un comune denominatore: il rispetto per i libri sacri. Possiamo anche, a partire da lì, fare un esame di coscienza nel nostro modo di usare la Bibbia…In particolare, importanti punti comuni rendono possibile e proficuo un dialogo con l’Islam, anch’esso radicato in qualche maniera nella tradizione biblica…Il dialogo (con i musulmani) è più importante che mai, nelle attuali circostanze, al fine di promuovere insieme per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà. Tuttavia, i confronti a volte difficili richiedono un atteggiamento prudente e parole adeguate, nel quadro di un dialogo interreligioso aperto ma vero, avulso dai discorsi accomodanti. È stato suggerito di tenere un “Forum della Parola di Dio”, dove cristiani e musulmani possano incontrarsi, discutere e meditare insieme”. (n.38) La Parola di Dio e le culture. “La Parola di Dio ha anche un legame con le culture moderne: essa può e deve esserne fermento… Di qui la necessità per i cristiani di nutrire un dialogo costante tra la fede e la ragione, di essere presenti e attivi in tutte le scene della vita pubblica e dare testimonianza della fede cristiana a parole ed azioni”. La Parola di Dio e la chiamata all’impegno. “Si è sottolineata la necessità di una connessione più stretta tra lo studio delle Scrittura e lo studio della dottrina sociale della Chiesa: opzione preferenziale per i poveri e gli esclusi, promozione della giustizia, uguaglianza e dignità di tutti gli uomini, destinazione universale dei beni…Facendo il punto della situazione attuale, un vescovo ha dichiarato: Il mondo è il nostro altare”.