SINODO DEI VESCOVI

Voci europee

Nell’aula ove è rappresentata la Chiesa universale

Nel corso del Sinodo sulla Parola di Dio (5-26 ottobre) hanno preso la parola numerosi vescovi europei. Presentiamo una prima breve rassegna di alcuni loro interventi.Un posto unico. Ebrei e cristiani “sono entrambi figli di Abramo”: per questo “il dialogo con gli ebrei ha bisogno di una peculiare attenzione”, e soprattutto “è doveroso il superamento di ogni forma di antisemitismo… “Quello delle relazioni tra cattolici ed ebrei non è un sottoinsieme delle relazioni tra le religioni, né in teoria, né in pratica. L’ebraismo occupa un posto unico tra le religioni del mondo”. Per questo “non può esserci semplicemente coesistenza tra ebrei e cristiani”, due popoli “intimamente legati gli uni agli altri”. (Mons. Stanislaw Gadecki, arcivescovo di Poznàn, Polonia)L’ostacolo più grande. “Nel Regno di Dio non esiste proporzione tra investimento e risultato, come invece avviene nel mondo bancario degli uomini”. “Difficoltà di comunicazione, cultura e ambiente secolarizzati, resistenza e ignoranza da parte di chi ascolta sono gli ostacoli che si incontrano nell’annuncio della Parola”. Ma forse l’ostacolo più grande sta nel cuore dell’evangelizzatore stesso: la sua mancanza di fiducia e la sua mancanza di conoscenza delle leggi dell’annuncio del Vangelo, che sono diverse da quelle del mondo”. (Card. Godfried Danneels, arcivescovo di Mechelen-Brussel e presidente della Conferenza episcopale del Belgio)Fame di Dio. “In Bulgaria dopo il crollo del regime ateo nel 1989 la gente sente una vera fame di Dio”, ma grazie al dilagare del consumismo “spesso le Sacre Scritture vengono usate in modo non corretto, per esempio nelle sedute del Parlamento per scopi politici: questo crea disorientamento e vuoto, sfruttato facilmente dalle sette”. Anche nelle scuole “manca un’istruzione religiosa fondata su fonti autentiche. Vengono usate fonti non autentiche, come gli apocrifi, in cui Gesù viene presentato in maniera offensiva e caricaturistica”. (Mons. Christo Proykov, esarca apostolico di Sofia, Bulgaria).Migliorare l’annuncio. “È necessario e urgente tenere unita la Scrittura, la Tradizione e il Magistero, perché il credente possa comprendere meglio le grandi questioni del nascere e del morire, della famiglia e della libertà, dell’amore e della legge naturale, dell’eutanasia, della fecondazione… e le sappia presentare anche ai non credenti, per i quali la Bibbia vale solo per la forza degli argomenti. Quando la Chiesa parla di questi temi non fa ingerenza, non va fuori della sua missione evangelizzatrice, ma è dentro alla sua missione. Nello stesso tempo serve le culture e le società perché possano diventare più umane. Di fronte al secolarismo dobbiamo interrogarci su come migliorare l’annuncio, conoscere meglio le culture e i contesti, ma senza mai dimenticare il dramma decisivo della libertà personale, e sapendo che le vie di Dio sono infinite. È sempre necessario che ognuno scommetta liberamente se stesso con la Parola che legge”. (Card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana)Il desiderio non basta. “Per la Chiesa cattolica l’ecumenismo è l’impegno primario nel terzo millennio che non può limitarsi allo scambio di inviti, di visite e di doni, o anche a tutti quei gesti che esprimono il nostro desiderio di creare unità. II desiderio non basta. Dobbiamo essere disposti a sacrificare leggi e strutture, per preparare il giorno benedetto in cui i cristiani saremo uniti. II tempo del cammino ecumenico sarà autentico solo se sarà per le Chiese un cammino di purificazione delle strutture. Sono consapevole delle necessità delle istituzioni e del bene che viene fatto anche attraverso la diplomazia tuttavia è pur vero che esse vanno sempre riesaminate e verificate alla luce della Parola di Dio, perché il fine non giustifica i mezzi. La Parola di Dio resta “l’unico elemento comune su cui possiamo incontrarci”. (Mons. Fragkiskos Papamanolis, vescovo di Syros, amministratore di Milos, Grecia).In carcere per la Bibbia. “Padre Viktors fu arrestato perché la polizia politica sovietica aveva saputo che possedeva una Bibbia. Al momento del fermo, i poliziotti buttarono la Bibbia per terra calpestandola e bestemmiando. Allora il prete si mise in ginocchio e baciò il libro sacro. Per questo venne immediatamente processato e condannato a 10 anni di lager. Al ritorno nella sua comunità, dieci anni dopo, ancora sotto il dominio sovietico, p. Viktors non era stato piegato nella sua fedeltà a Cristo. Durante la celebrazione della messa, fatta in clandestinità davanti a un piccolo gruppo di fedeli, ha osato nuovamente alzare la Bibbia in alto, proclamandone la forza indistruttibile e rischiando nuovamente il carcere, se la polizia lo avesse saputo”. (Mons. Antons Justs, vescovo di Jelgava, in Lettonia).