Irlanda, Portogallo, Austria

Irlanda: “no” all’estensione della legge sull’abortoLa conferenza episcopale dell’Irlanda del Nord ha espresso la sua opposizione agli sforzi che stanno compiendo alcuni parlamentari britannici per ottenere l’estensione, anche per quest’area, della legge sull’aborto del 1967. “Nelle prossime settimane – si legge nel comunicato dei vescovi – il parlamento discuterà l’ultimo passaggio del progetto di legge sulla fecondazione umana e l’embrione. Il progetto di legge ha implicazioni morali. Alcuni parlamentari, agendo contro la volontà espressa dalla maggioranza dei nord irlandesi, intende introdurre un emendamento che estenderebbe la legge sull’aborto del 1967 anche in quest’area”. “Ci appelliamo a tutte le persone di buona volontà – prosegue il comunicato – affinché rifiutino questo tentativo che lede le speranze democratiche del popolo irlandese”. “Tutti i principali partiti politici nord irlandesi hanno espresso la loro contrarietà all’estensione dell’aborto nel paese – conclude -, perciò chiediamo al parlamento di Westminster di prendere in considerazione la chiara posizione espressa da questi partiti che rappresentano le forti convinzioni radicate nella maggioranza della popolazione e chiediamo ai parlamentari di votare contro l’emendamento”. “Chiediamo inoltre al parlamento di rispettare la peculiarità della storia, della cultura e della politica dell’Irlanda del Nord, ed evitare ogni azione che possa essere vista come una ingerenza negli assetti politici attentamente negoziati e che qui rappresentano partecipazione e diritti umani”. Portogallo: la Chiesa non può restare inoperosaIn un intervista pubblicata nel numero speciale del settimanale Agência Ecclesia, mons. António Couto, presidente della Commissione episcopale delle Missioni, ha sostenuto la necessità di un maggiore impegno missionario da parte di tutti i cattolici, che si spinga oltre la sollecitudine pastorale attualmente rivolta, in particolare, all’età dell’infanzia e dell’adolescenza. Riferendosi all’Istruzione “Dialogo e annuncio”, emessa il 19 maggio 1991 dal Consiglio pontificio per il Dialogo interreligioso e dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, egli ha voluto ricordare che “Il dialogo è un atteggiamento da coltivare in ogni occasione, perché esso avvicina le persone, crea legami d’amicizia, e mostra come noi tutti abbiamo delle bellissime e importanti cose da dare e da ricevere, in ragione dell’amore che ci lega fraternamente. L’annuncio ci spinge altresì a parlare concretamente di Cristo, come della nostra ricchezza fondamentale”. Per ciò che concerne la situazione missionaria della Chiesa portoghese, mons. Couto ha poi affermato che “Non possiamo più rimanere chiusi tranquillamente nelle chiese, nelle sacrestie e sale parrocchiali, con le braccia conserte, nell’attesa che le persone ci vengano a trovare. Dobbiamo andare e ricercare noi l’incontro con gli altri: questo è ciò che ci indica il modello e l’annuncio ad gentes, che non è quello di una pastorale di mera conservazione. Scoprire nuovi orizzonti, significa aprirsi al nuovo e alla diversità, e soprattutto riapprendere a vivere e ad annunciare in modo autentico il Vangelo”. “Prendo atto che la maggior parte degli sforzi pastorali delle nostre parrocchie sono rivolti ai bambini” – ha aggiunto – “ma un esempio può forse aiutare a comprendere una certa distorsione di questo lodevole impegno: è come se in Portogallo il 90% dei medici fossero pediatri, e rimanesse solo il 10% di loro che si dedicassero alla cura della popolazione più adulta!”. “È dunque importante sensibilizzare i sacerdoti” – ha concluso mons. Couto – “ma personalmente mi trovo molto d’accordo con mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, quando afferma e scrive che. “L’evangelizzazione, o avviene per opera dei laici, oppure non sarà realizzata”. “Sono loro che si trovano e possono giungere in modo molto più efficace al cuore del mondo: in questa direzione posso prevedere e sperare per il futuro un fecondo movimento”.Austria: missioni e Anno paolinoLa domenica dedicata alle Missioni, celebrata il 19 ottobre in tutto il mondo, è stata occasione in Austria per ricordare l’Anno paolino. Nella lettera pastorale diffusa durante le celebrazioni eucaristiche, i vescovi austriaci hanno infatti menzionato la ricorrenza del 2000° anniversario della nascita dell’ “apostolo dei popoli”. “Paolo ha sottolineato la disponibilità al sacrificio che caratterizza l’amore del cristiano”, hanno ricordato i vescovi. Un numero sempre crescente di giovani segue la chiamata e si mette gratuitamente al servizio delle persone che vivono nei Paesi del “Sud” per un determinato periodo della propria vita”, recita il testo. Nella lettera pastorale i vescovi hanno ricordato anche la destinazione delle offerte raccolte in tutte le diocesi del mondo: “le 1.100 diocesi più povere del mondo, affinché possano adoperarsi per il corpo e l’anima dei più poveri tra i poveri”. La principale celebrazione eucaristica della Domenica delle missioni in Austria si è svolta a Vienna presso il Duomo di Santo Stefano ed è stata celebrata dal card. Christoph Schönborn. La messa è stata organizzata, come di consueto, da membri delle comunità cattoliche provenienti dai Paesi del Sud del mondo, che vivono a Vienna.