FINANZA E SOCIETÀ

Segnali coerenti

Europa: il vento della crisi non soffia sugli investimenti socialmente responsabili

I mercati finanziari sono in caduta libera, le borse hanno da giorni il segno meno, la parola d’ordine tra gli operatori delle piazze finanziarie di tutto il mondo è “vendere, vendere, vendere….”. Nel tracollo generale e nell’incertezza circa la reale tenuta del sistema economico occidentale c’è un settore che va in controtendenza: quello degli investimenti sostenibili e responsabili. Pochi giorni fa a Parigi, Eurosif, sigla che sta per European Social Investment Forum ha presentato la terza edizione della ricerca europea sugli investimenti sostenibili e responsabili. Il dato più significativo riguarda la dimensione del mercato europeo di questi investimenti (Sustainable and Responsible Investment – Sri), che ha raggiunto un totale di 2.665 miliardi di euro. Secondo gli autori della ricerca, in termini di crescita, ciò significa che c’è stato, negli ultimi due anni, un aumento in termini percentuali dell’Sri pari al 102%. Inghilterra e Olanda: le prime della classe. In generale i mercati più attivi sono quelli britannico e olandese. Germania, Francia e Svizzera sono quelli con un andamento di crescita più rapida. Olanda e Belgio, invece sono quelli in cui è più alta la quota SRI sul totale degli investimenti. Il mercato italiano, purtroppo, rimane ai margini, con masse di capitale gestite ancora piccole. Quello europeo Sri è guidato principalmente dagli investitori istituzionali che rappresentano il 95% del totale. Questi investitori sono presenti soprattutto in alcuni dei più grandi mercati europei come l’Olanda e l’Inghilterra: c’è un altro importante gruppo in Scandinavia, Francia e verosimilmente nel futuro, prevede Eurosif, in Spagna. I principali investitori istituzionali a livello europeo che scommettono nei fondi Sri europei sono istituzioni religiose e enti non profit o fondi pensione. “Le dimensioni dell’Sri in Europa sono ormai tali da smentire chi lo riteneva destinato a rimanere un fenomeno di nicchia”, ha detto Davide Dal Maso, Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile. “non è solo una moda: anche gli operatori più tradizionali hanno compreso che siamo di fronte ad un vero cambiamento di prospettiva nel modo di intendere l’economia”. Gli Sri preferiscono l’Europa. Scendendo più nel dettaglio l’indagine Eurosif ha calcolato che “circa il 60% delle masse SRI sono investite in titoli europei (di cui il 21% nei mercati domestici). Ciò è particolarmente evidente in Spagna (95%) e in Inghilterra (88% di cui il 64% nello stesso mercato inglese). Il Nord America rimane al 25%, con una grossa parte di investimenti dal Belgio (50%), l’Olanda (35%) e la Norvegia (34%), L’Asia arriva al 9% mentre i mercati emergenti ricevono il 7% degli investimenti Sri europei, in particolare dai Paesi del Nord e dall’Olanda”.I fondi tematici vanno per la maggiore. Un altro dato importante, la vera novità del 2008, emerso dalla ricerca 2008 è rappresentato dai fondi “tematici”, quelli cioè che individuano i cambiamenti legati alle dinamiche ambientali e/o sociali. Il caso tipico è quello delle energie rinnovabili. “La nuova generazione dei fondi tematici è emergente ed è guidata dall’interesse degli investitori a temi specifici sulla sostenibilità nel mercato dove vedono grosse potenzialità di crescita”. Spiegano quelli di Eurosif. “L’innovazione tecnologica, la creazione di nuovi mercati attraverso la regolamentazione governativa che premia attività sostenibili (come nel mercato delle emissioni di anidride carbonica), e l’aumentare della spesa per la salute, sia da parte del governo che dei consumatori, presentano nuove opportunità d’investimento”. I fondi tematici Sri sono i più sviluppati in Svizzera e Germania. Giuseppe Zadra, Direttore generale dell’Abi, ha fatto osservare che “per l’Sri esistono ancora ampi margini di crescita. Di fatto è uno dei tanti, coerenti segnali, che la società sta mandando”. Trasparenza: valore aggiunto degli Sri. La trasparenza sui prodotti è considerata fondamentale, infatti, i tre quarti degli operatori, pubblica informazioni sui loro processi di Sri sul proprio sito internet e il 67% segue una regola o etichetta Sri come Le Linee guida europee per la trasparenza. Secondo Eurosif è comunque “prudente restare attenti alle opportunità che possono emergere. I mercati finanziari sono attualmente in uno stato di turbolenza, inizialmente dovuto alla crisi dei subprime, ma che si è ampliato. In un ambiente negativo e incerto, gli investitori tendono ad assumere atteggiamenti conservativi e i fondi Sri saranno sicuramente coinvolti se la spirale continuerà in discesa, come è già accaduto nel 2001”. Per concludere, nonostante la crisi dei mercati finanziari, Eurosif, si aspetta di vedere una ulteriore crescita dell’SRI europeo. Per chi volesse approfondire l’argomento, l’intero studio è stato pubblicato nel sito www.eurosif.org.