DIALOGO INTERRELIGIOSO
Conclusa a Bruxelles la Conferenza europea islamo-cristiana
“Non è stata una conferenza di confronto dottrinale sulle divergenze o convergenze teologiche quanto piuttosto un incontro di lavoro per individuare quelle questioni che ci possono vedere insieme attivi in un comune progetto europeo”. A trarre le prime conclusioni sulla Conferenza europea islamo-cristiana che si è conclusa a Bruxelles il 23 ottobre con la proclamazione di una dichiarazione finale è padre Hans Vocking del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) che insieme alla Kek (Conferenza della Chiese europee) ha promosso l’evento. “Abbiamo avuto innanzitutto la possibilità – dice Hans Vocking – di trascorrere tre giorni con una ventina musulmani che sono arrivati da diversi paesi europei e sono appartenenti a diverse tradizioni per affrontare insieme la questione socio politica della cittadinanza e della responsabilità in quanto uomini e donne di fede nella società europea”. Si è dunque consolidata “quella rete di interlocutori musulmani che permetterà alla Commissione per le relazioni con i musulmani in Europa del Ccee e della Kek di continuare a lavorare”, su alcune piste di lavoro.Piste di lavoro comune. “Penso per esempio – prosegue Vocking – alla revisione da parte musulmana e cristiana dei libri scolastici perché nelle scuole si possa studiare su testi in cui si parla correttamente della tradizione di fede cristiane e musulmana”. Altro obiettivo – prosegue l’esperto del Ccee – è “continuare a lavorare insieme a livello di comunità europea, interloquendo con il mondo politico rappresentato dalla Commissione e dal Parlamento europeo e in questo senso questa conferenza è un inizio di un cammino di rapporti istituzionali da portare avanti e approfondire individuando ora le questioni da sottoporre insieme alla comunità politica europea”.Questioni condivise. “Abbiamo passato molto tempo a capire se era possibile dialogare tra noi. Oggi – osserva mons. Jean-Luc Brunin, vescovo di Ajaccio – abbiamo compiuto un passo nuovo. Non si dialoga più sul dialogo. Si dialoga su alcune questioni fondamentali dell’uomo e della società che ci sono comuni, ci interpellano e alle quali dobbiamo rispondere insieme”. “In questa conferenza – spiega mons. Brunin – abbiamo dialogato sulla cittadinanza e su come il nostro essere uomini di fede, cristiani e musulmani, può colorare e determinare questo nostro essere cittadini d’Europa”. Ci sono – a parere del vescovo – molte questioni su cui musulmani e cristiani possono riflettere insieme: “sulla dignità dell’uomo e della donna, sul rispetto della vita dall’inizio fino al suo termine, le riflessioni sulla bioetica, la giustizia sociale, le politiche migratorie, l’educazione alla diversità e alla pluralità”. Il vero Islam. Gli fa eco l’Imam di Lisbona lo sceicco David Munir. “I musulmani che conoscono davvero l’Islam – dice -, sanno che c’è una radice comune che ci lega al cristianesimo. Per questo i cristiani vengono rispettati. Sfortunatamente nella storia musulmani e cristiani hanno commesso degli errori. Con questi incontri e conoscendoci in profondità, noi impariamo a non commettere più gli errori del passato”. Riguardo poi alla iniziativa di Bruxelles, l’imam ha detto: “Conferenze di questo tipo ci assicurano che non siamo soli, che ci sono molte persone che in diverse parti dell’Europa credono nel dialogo. Questo significa che dopo questa conferenza, ciascuno torna nella proprie comunità per costruire ponti e relazioni rinnovate”. “Noi – aggiunge mons. Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo – abbiamo una esperienza secolare di convivenza delle diverse etnie e religioni e possiamo testimoniare che questo è possibile. D’altra parte possiamo purtroppo anche testimoniare che tutto finisce in una sciagura se il dialogo con l’altro non viene alzato a livello di una opzione preferenziale”.“Fiducia nel dialogo”. “Noi – dice il card. Jean Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vice-presidente del Ccee – abbiamo fiducia in chi vuole tra i musulmani creare davvero un islam d’Europa, un islam per l’Europa, a partire dalla situazione europea. Noi abbiamo fiducia in loro”. Non solo. Cristiani e musulmani hanno la responsabilità di “gestire un’opinione pubblica europea che può essere tentata dall’islamofobia. Se in alcune parti del mondo ai cristiani viene negata la libertà religiosa e quindi la possibilità di celebrare in luoghi di culto e talvolta rischiano di diventare anche oggetto di discriminazione, queste situazione paradossalmente rischiano di nutrire una sorta di islamofobia in Europa”. “Questa è una ragione in più – ha aggiunto il card. Ricard – per affrontare insieme questa sfida, spiegando bene le situazioni e laddove possibile prendere insieme delle posizioni comuni”. Poi una precisazione su quanto detto durante la Conferenza rispetto alla “delicata questione della reciprocità”. “Non si tratta di far dipendere il nostro atteggiamento di collaborazione e di dialogo con i musulmani in Europa dai cambiamenti di situazione che ci potranno essere in futuro in altri paesi. Il dialogo può partire da qui ed è per oggi”.