DIALOGO INTERCULTURALE
Sampaio (Onu) al Pe: valore e urgenza del confronto tra diversità
Investire idee ed energie nella “governance democratica della diversità culturale”; integrare le comunità musulmane che vivono in Europa; riflettere sull’identità del vecchio continente; far proseguire le iniziative dell’Anno europeo del dialogo interculturale anche oltre il 2008. Sono alcuni dei temi e dei suggerimenti sui quali si è soffermato Jorge Sampaio, Alto rappresentante Onu per l’Alleanza delle civiltà, nel suo intervento del 22 ottobre nell’emiciclo di Strasburgo. Invitato dall’Europarlamento, l’ex presidente portoghese ha insistito sul valore del confronto tra i popoli e sul ruolo delle religioni nelle società moderne.Andare oltre i simboli. Presentando l’ospite ai deputati, il presidente dell’Assemblea Hans-Gert Poettering ha sottolineato “l’identità di vedute tra l’Alleanza delle civiltà”, costituita nel 2005 su iniziativa dei governi spagnolo e turco sotto gli auspici Onu, “e il Parlamento europeo, specialmente nell’ambito della interazione culturale. Nel mondo moderno – ha spiegato il politico tedesco – si devono compiere passi pratici e non solo simbolici in questo campo, come i molti i progetti avviati quest’anno dall’Europarlamento”. Prima di passare al suo intervento, Sampaio ha dato lettura di un messaggio inviato all’Assemblea dal segretario generale delle Nazioni Unite: “In Europa – sostiene Ban Ki Moon -, dove nel corso dei secoli contatti costruttivi hanno permesso all’umanità di compiere balzi in avanti, esistono opportunità di riconciliazione e cooperazione” tra i popoli. A questo riguardo “la tolleranza interculturale, il dialogo, il rispetto e la comprensione devo essere i pilastri del mondo migliore che stiamo cercando di realizzare”.Tra globale e locale. “La sfida della convivenza tra i popoli nell’era della mondializzazione si deve giocare sia sul piano globale che su quello locale”, ha quindi affermato Sampaio, coinvolgendo le comunità territoriali e costruendo occasioni concrete di incontro tra le persone. L’oratore, applaudito dagli europarlamentari, ha quindi tracciato un quadro “preoccupante” della situazione attuale, in cui “sembra sempre più difficile far convivere la diversità religiosa, culturale e sociale nei nostri paesi”. Ha parlato della “erosione della coesione sociale” e del clima di sfiducia e di paura che “porta gli Stati ad agire solo sul piano della sicurezza e della repressione”. I “politici sembrano disorientati, crescono le polarizzazioni”: “eppure proprio oggi dovremmo scoprire la centralità del dialogo tra le culture e la valorizzazione della diversità diviene una via d’uscita ai problemi che viviamo”.Dopo l’11 settembre. L’Alleanza delle civiltà, sostenuta dalle Nazioni Unite, “ha lo scopo di migliorare la comprensione e la cooperazione tra le nazioni e i popoli di diversa cultura e religione e, in tale ambito, di aiutare a contrastare le forze che alimentano la polarizzazione e l’estremismo”. L’Alleanza è attualmente sostenuta da un “Gruppo di amici”, ossia una comunità di oltre 80 Stati, organizzazioni e soggetti internazionali. Sampaio ha spiegato che essa “rappresenta un tentativo di risposta alla sfida legata alla globalizzazione, all’aumento dell’immigrazione e all’11 settembre”, eventi da cui derivano “l’enorme complessità etica, culturale e religiosa delle nostre società e le sempre maggiori difficoltà che riscontriamo vivendo insieme”.Quesiti per l’oggi. Nel suo discorso, l’ex presidente lusitano ha insistito su “alcune domande fondamentali che dobbiamo porci in questa fase: come integrare nella società europea le comunità musulmane che vivono nell’Ue? Come rafforzare l’alleanza tra i paesi del Mediterraneo? Come disegnare una politica estera fondata sui valori europei della democrazia, della pace e dello sviluppo?”. Ha quindi indicato l’urgenza di “operare per il rispetto della diversità e di promuovere la coesione sociale, puntando sui valori storici dell’Europa, sulla libertà, la laicità delle istituzioni e il contributo al dialogo che può essere fornito dalle fedi religiose”. A suo avviso “anche le gravi crisi in atto, come quella legata al tumulto finanziario ed economico, non ci devono distogliere dall’affrontare questi problemi profondi”. Islam e identità europea. Sul tema delle consistenti minoranze musulmane presenti in quasi tutti i paesi d’Europa, ha puntualizzato: “Perché esiste una crescente ansietà a proposito dell’integrazione musulmana in Europa? Perché si tratta di una questione demografica? Certamente. Perché è una questione di integrazione? Non ci sono dubbi al riguardo”. Si tratta dunque di un tema “interno all’Europa” di oggi, non esterno. Ed esso “tocca l’identità dell’Europa e, per far fronte all’integrazione dei musulmani nelle nostre società europee occorrono nuove politiche, a tutti i livelli, dalla governance democratica della diversità culturale all’insegnamento dei diritti umani, della cittadinanza e delle religioni” che incontriamo nei paesi del continente.