SINODO DEI VESCOVI

Nel cantiere della Bibbia

Un incoraggiamento anche per il dialogo tra le Chiese cristiane in Europa

Dal Sinodo dei vescovi, ormai felicemente concluso, giungono ai membri della Chiesa cattolica cui è destinato e per via indiretta a tutti i lettori della Bibbia, un incoraggiamento e un appello a non perdere il contatto con la Parola di Dio. Sui media sono rimbalzate soprattutto le prese di posizione più direttamente legate alle attuali situazioni del mondo: l’appello alla libertà religiosa, alla pace, alla cessazione delle violenze contro in cristiani in Iraq e in India, alla “emancipazione” della donna dichiarata abile a leggere la Parola di Dio nell’assemblea, il dialogo con i musulmani, la legge naturale. Tutti messaggi che vanno nel senso della concordia e dell’unità della Chiesa e della famiglia umana. La stessa natura e struttura del Sinodo va in questa direzione essendo diretto, come volle Paolo VI alla fine del Concilio Vaticano II, a “favorire l’unione e la collaborazione dei vescovi di tutto il mondo con la Sede apostolica” nello svolgimento della missione della Chiesa. Una struttura che nel suo stesso esistere indica una via e un modello di comunione ecclesiale.Nelle Propositiones presentate al Papa in vista dell’Esortazione post – sinodale a lui riservata, sono espresse le preoccupazioni dei padri per il pericolo di una lettura fondamentalista della Bibbia, e quella dell’uso della Parola di Dio da parte delle sette. Pericolo di un uso strumentale di brani o versetti biblici per sostenere interpretazioni e aggregazioni al di fuori della Chiesa. Una preoccupazione piuttosto condivisa in campo ecumenico. Il legittimo pluralismo delle interpretazioni, radicalizzato e senza un criterio ecclesiale di lettura comunitaria fa correre il rischio di porre la Bibbia in contrasto con se stessa.È stato detto e scritto che il Sinodo sulla Parola di Dio ha una valenza ecumenica di primo piano. Sembra una considerazione ovvia. Ma non lo è. La Bibbia è stato un campo di battaglia. A partire dal canone e soprattutto per la diversa interpretazione di testi sacri si sono originate e sono state sostenute le divisioni tra le Chiese e le comunità cristiane. Per grazia di Dio, dall’inizio del movimento ecumenico, la situazione si è rovesciata e lo studio della Bibbia è stato un felice momento di convergenza tra studiosi delle varie confessioni. Uno dei primi risultati ottenuti in tale dialogo è stata proprio la traduzione e diffusione realizzate insieme, cattolici ortodossi e protestanti, della Bibbia interconfessionale. Si può dire che si è aperto un cantiere sempre in azione dove studiosi di varie tradizioni confessionali sono impegnati nello studio della Parola di Dio. In modo ancora più esplicito nel Messaggio al popolo di Dio si afferma che la Chiesa è la casa della Parola e dentro questa casa si incontrano i fratelli battezzati anche non ancora in piena comunione. Il Messaggio, come il testo preparatorio (Lineamenta) riecheggia il decreto “Unitatis Redintegratio” ove si afferma che “tra gli elementi o beni, dal complesso dei quali la stessa Chiesa è edificata e vivificata, alcuni, anzi parecchi e segnalati, come la Parola di Dio scritta” (n.3) possono trovarsi fuori dei confini visibili della Chiesa cattolica. Le sorelle e i fratelli cristiani delle varie confessioni cristiane pur nelle separazioni ancora esistenti, si ritrovano insieme nella venerazione e nell’amore alla parola di Dio “principio e sorgente di una prima e reale unità, anche se non piena.” Nello stesso Messaggio è rivolto l’invito a rafforzare questo vincolo, indicando le varie opportunità che sono le “traduzioni bibliche comuni, la diffusione del testo sacro, la preghiera biblica ecumenica, il dialogo esegetico, lo studio e il confronto tra le varie interpretazioni delle sacre Scritture, lo scambio di valori insiti nelle varie tradizioni spirituali, l’annuncio e la testimonianza comune della Parola di Dio in un mondo secolarizzato” (n. III in fondo). Un vero programma per il futuro. Lo ha ripetuto autorevolmente il card. Walter Kasper in un suo intervento scritto: “La Bibbia è la base del dialogo ecumenico e lo strumento principale di tale dialogo sull’aspetto sia dottrinale, sia spirituale e pastorale”. Ha aggiunto: “La Bibbia è veramente il legame ecumenico per eccellenza. Malgrado tutte le tristi divisioni nella storia della Chiesa, la Parola di Dio testimoniata soprattutto nella sacra scrittura è rimasta l’eredità comune. Nient’altro unisce le Chiese e le comunità cristiane come la Bibbia”. Ha proposto in campo ecumenico “la comune Lectio Divina” come un metodo che può favorire l’incontro e la comprensione tra cristiani in vita della loro sempre più piena comunione. Un metodo, come si può vedere, basato non su ciò che pensano le Chiese della Bibbia, ma sull’ascolto di ciò che, attraverso la Bibbia, lo Spirito dice oggi alle Chiese”.