I profughi del Nord Kivu

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

La città di Goma, situata sulle sponde del lago Kivu, è completamente militarizzata. Il flusso dei camion militari verso il fronte è continuo così come i pattugliamenti dei mezzi della Monuc, la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo, forte di 17 mila uomini. Si tratta della più grande missione di pace nella storia dell’Onu, con un bilancio di un miliardo di dollari l’anno. Nonostante questo la guerra continua, con le forze di pace sempre più spesso spettatrici delle violenze che rischiano di riportare il Paese nel baratro da cui stava lentamente cercando di uscire. “Il momento è grave”, ha detto il presidente Kabila in un discorso alla nazione, il 9 ottobre, chiamando la popolazione e la classe politica ad “agire come un solo uomo per preservare una pace faticosamente conquistata”. Con la ripresa degli scontri la situazione nel Nord Kivu è divenuta drammatica: secondo le stime delle organizzazioni umanitarie al milione di sfollati che già vivevano nei campi profughi si sono aggiunte altre centomila persone, un numero che cresce di giorno in giorno. Una crisi che rischia di allargarsi con il coinvolgimento dei Paesi vicini. “Il Rwanda non è innocente nella ripresa delle ostilità”, ha tuonato Kabila in visita a Goma durante una delle fasi più calde dell’offensiva dei ribelli, arrivati a venti chilometri dal capoluogo. Un’accusa rispedita al mittente dal governo di Kigali in un gioco di accuse e smentite reciproche che ha aumentato la tensione, facendo definitivamente tramontare l’accordo tra i due Paesi per il disarmo congiunto dei ribelli siglato a Nairobi nel novembre scorso. Intanto anche nella provincia dell’Ituri, al confine con l’Uganda, dopo mesi di calma, sono tornate le violenze, con la nascita di una nuova milizia che minaccia la città di Bunia. (30 ottobre 2008)