REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
Alla dogana della Repubblica democratica del Congo, il volto rassicurante del presidente congolese, Joseph Kabila, promette da un cartellone pubblicitario di “risollevare le sorti del Paese in cinque anni”.”Strade, imprese, abitazioni, scuole e ospedali, acqua ed elettricità”: sono queste le promesse con cui il giovane politico, figlio di Laurent Desiré Kabila, ex presidente ucciso nel 2001, riuscì a sconfiggere il suo storico rivale, l’ex leader ribelle Jean Pierre Bemba, nelle prime elezioni democratiche tenute nel Paese dagli anni sessanta. Era il 29 ottobre 2006, una giornata storica per il Congo, che sembrava essersi lasciato alle spalle il decennio di instabilità e guerre che ha seguito la caduta del vecchio dittatore, Mobutu Sese Seko. Proprio dalle regioni orientali era partita nel 1996 la ribellione guidata da Kabila padre, appoggiato da Rwanda e Uganda, che portò l’anno successivo alla conquista di Kinshasa. Una marcia favorita dall’instabilità nell’Est dove, dal 1994, si erano stabiliti oltre un milione di profughi rwandesi, scappati al genocidio; tra loro si nascondevano anche parte dei responsabili di quelle atrocità.Ed è invadendo il fronte orientale che, nel 1998, gli eserciti di Rwanda e Uganda hanno dato il via alla cosiddetta “guerra mondiale africana”, tramutatasi negli anni in una lunga ed estenuante guerra civile tra il potere centrale e vari gruppi ribelli appoggiati, più o meno direttamente, dagli Stati della regione. (30 ottobre 2008)