Slovenia: i vescovi contro le spese militariLa Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale slovena in una nota ha espresso il suo “compiacimento” per gli appelli al disarmo delle Nazioni Unite e in occasione della Settimana mondiale del disarmo (24-30 ottobre) appoggiando tutte le iniziative di disarmo nel mondo. “Tra i compiti fondamentali di uno Stato – si legge nel testo firmato da mons. Anton Stres, presidente della Commissione – si considera anche il dovere di difendersi e di garantire la pace e la sicurezza ai propri cittadini. Su questo dovere non ci sono dubbi, ma si assiste spesso ad una smisurata corsa agli armamenti, che il più delle volte non dipende da fondati motivi di sicurezza degli abitanti e degli Stati, bensì da interessi di determinati gruppi”. “L’accumulo di armamenti oltre i limiti della ragione provoca una minaccia dei Paesi limitrofi, nonché una minaccia della pace e della vita dei cittadini. Spese sempre più consistenti per l’attrezzatura militare e per il miglioramento della tecnologia militare suscitano a ragione molta preoccupazione”. Da qui l’appello all’opinione pubblica slovena e alle istituzioni competenti affinché “sostengano il fondo internazionale sloveno per il disarmo; promuovano l’educazione alla pace e alla non violenza nelle scuole; si impegnino a livello nazionale e internazionale alla riduzione delle spese per gli armamenti; appoggino i cosiddetti “Obiettivi del Millennio” delle Nazioni Unite, secondo cui crescerebbe l’aiuto ai poveri e fino al 2015 si evolverebbe alle nazioni in via di sviluppo lo 0,33 % del rapporto Aps/Pil”. Nel messaggio mons. Stres esprime “consenso” rispetto alla decisione della Repubblica di Slovenia, che a maggio del 2008 ha firmato la Convenzione sul divieto di tutti i tipi di bombe a grappolo, sostenendo l’impegno a promuovere la dignità di tutti gli uomini e la riduzione della violenza bellica. “Con l’impegno attivo per il disarmo e con l’educazione alla pace e alla solidarietà tra i popoli contribuiamo in modo efficace a custodire la pace e lo sviluppo in Slovenia, nell’Unione europea e nel mondo”. Germania: in piazza per gli aiuti allo sviluppoLe organizzazioni dei coltivatori, le associazioni per gli aiuti allo sviluppo e per l’ambiente hanno manifestato insieme nei giorni scorsi a Monaco contro i brevetti su animali, piante e alimenti. Diverse centinaia di persone hanno sfilato, con tanto di trattori, fino all’Ufficio europeo brevetti, in cui hanno depositato 40.000 firme contro tali brevetti. La manifestazione è stata organizzata in vista dell’imminente decisione dell’Ufficio circa il rilascio di brevetti sull’allevamento di piante e animali comuni. Gli organizzatori, tra cui Misereor, Greenpeace, l’iniziativa “Kein Patent auf Leben!” (“Nessun brevetto sulla vita”), l’associazione federale tedesca degli allevatori di bestiame da latte (Bundesverband Deutscher Milchviehhalter) e la comunità di lavoro degli agricoltori, hanno richiesto la sospensione immediata della concessione di tali brevetti. “I monopoli dei brevetti sulle sementi e sugli animali da allevamento sono un pericolo per l’alimentazione mondiale. Non si tratta della tutela di scoperte ma dell’avidità di gruppi economici internazionali. L’ufficio europeo brevetti sta svendendo il Creato contro i fondamenti giuridici”, ha criticato Josef Sayer, Direttore generale di Misereor. L’Ufficio europeo brevetti ha già concesso numerosi brevetti per l’allevamento di piante e animali normali, non geneticamente modificati. Si tratta, tra gli altri, di brevetti su bestiame da latte ad alta produttività e verdure. “Non è altro che un furto”, ha affermato Romuald Schaber, Presidente della Federazione degli allevatori di bestiame da latte. “Non si può concedere brevetti sull’allevamento normale, che esiste già da millenni”. “Quando le risorse diminuiscono, aumentano i prezzi, che si tratti di tortillas in Messico o di benzina ricavata da olio di mais. È come una speculazione di borsa fatta sulla fame nei Paesi in via di sviluppo e su prezzi più alti al consumatore nei Paesi industrializzati”, ha osservato Christoph Then per Greenpeace. La protesta a Monaco faceva parte di un’organizzazione mondiale contro i brevetti sulle sementi e sugli animali da allevamento. Sono già oltre 50 le organizzazioni di coltivatori e più di 100 le Ong che hanno aderito alla coalizione internazionale “No Patents on Seeds”, fondata nel 2007. Portogallo: il commiato di mons. Alfio RapisardaTerminando il proprio mandato di Nunzio Apostolico, per i raggiunti limiti d’età imposti dal diritto canonico, mons. Alfio Rapisarda si è recato a Fatima per prendere commiato dalla Vergine e dai pellegrini del Santuario. Presiedendo la messa, tenutasi nella “Cappellina delle Apparizioni”, si è detto molto felice della sua esperienza portoghese. Oltre a ricordare le apparizioni del 1917 e i punti principali del messaggio di Fatima, mons. Rapisarda ha voluto rendere un ulteriore omaggio alla prima visita, nel maggio 1982, di “quel pellegrino speciale, vestito di bianco, venuto ad inginocchiarsi davanti alla Madonna di Fatima: è papa Giovanni Paolo II che i tre pastorelli videro nella figura del vescovo in candida veste che sarebbe morto se, come Egli stesso ha poi confessato, non avesse sentito una mano materna soccorrerlo nell’ultimo istante di vita”. Il prelato si è congedato dai pellegrini portoghesi con le parole di suor Lucia: “In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede”. “Durante la mia permanenza nel paese, è stato per me di molta consolazione verificare che il popolo portoghese non ha paura di professare le proprie convinzioni religiose, sia in privato, sia in pubblico, profondamente attaccato alle sue nobili tradizioni alimentate dalla speciale devozione per il Vangelo di Cristo”.