Portogallo, Lussemburgo, Inghilterra,

Portogallo: in sintonia con le personeIn occasione di una recente conferenza dedicata a “Le linee emergenti per l’evangelizzazione dell’Europa globalizzata e laicizzata”, cui ha partecipato anche l’arcivescovo di Vienna, card. Christoph Schönborn, il cardinale di Lisbona, José Policarpo ha affermato che “una Chiesa che offre risposte troppo rigide e canoniche alle inquietudini dei fedeli, perdendo la propria sensibilità, corre il rischio di perdere la sintonia con le persone”. L’iniziativa ha inteso proporsi come un dialogo aperto con il clero della capitale portoghese: il card. Policarpo ha indicato i segnali positivi della situazione complessiva della diocesi: “Per ciò che concerne l’insieme dei cristiani della città di Lisbona, posso affermare che è in aumento il numero di fedeli che prega e che frequenta l’Eucaristia durante la settimana: sono giunte anche richieste per un’adorazione eucaristica continuata”. “Inoltre, un forte segnale di speranza giunge dalla partecipazione e dall’adesione giovanile, sulla quale siamo spesso pessimisti, ma che propone invece dei bellissimi esempi di fede: è a tutte queste esigenze e richieste che dobbiamo essere capaci di dare una risposta adeguata” – ha ribadito il patriarca portoghese. Da parte sua, il card. Schönborn ha constatato che “in un’Europa che è ancora fortemente caratterizzata dalla tradizione cristiana, i fedeli si trovano in minoranza e si prevede un futuro con una presenza cattolica ancor più ridotta”. “Durante la realizzazione di questo Congresso Internazionale per la nuova evangelizzazione (Icne), dobbiamo essere onesti, ci siamo resi conto che la fede è minoritaria: siamo politicamente in minoranza a livello europeo e negli ambiti nazionali; lo siamo tra i giovani e nell’insieme della cultura, tuttavia dobbiamo credere nel grande interesse che ancora suscitano le nostre convinzioni religiose”. Lussemburgo: valori etici e nuove generazioniIn Lussemburgo, la gran parte della popolazione ritiene importante la trasmissione di valori etici ai bambini e ai giovani: questo l’aspetto principale emerso da uno studio sulla lezione di religione e sulla lezione sui valori etici in Lussemburgo. I risultati dello studio, realizzato dal Sesopi – Centre Intercommunautaire Tns Ilres su incarico dell’arcidiocesi, sono stati diffusi il 30 ottobre ed evidenziano che per il 96% degli intervistati è importante trasmettere tali valori e che il 93% ritiene opportuno che le questioni morali, religiose e filosofiche vengano trattate nella scuola. Esiste inoltre vasto consenso (87%) sul fatto che i genitori e i bambini abbiano diritto di scelta tra lezione di religione e il cosiddetto “cours d’éducation morale et sociale”, offerto in alternativa alla lezione di religione. Il risultato coincide con le percentuali di iscrizioni alle lezioni di religione/etica diffuse dal Ministero dell’istruzione lussemburghese per il passato anno scolastico. Un dato importante è rappresentato dall’elevatissimo grado di soddisfazione generale (84%) dei genitori relativamente alla materia alla quale sono stati iscritti i bambini. Infine, i genitori hanno indicato come importanti per il futuro i seguenti argomenti didattici: la convivenza in una società multiculturale e multi religiosa (88%); la conoscenza della cultura e della civiltà lussemburghese (86%); lo sviluppo personale dei giovani (78%); questioni inerenti l’ecologia, l’ambiente e la solidarietà internazionale (76%); la dimestichezza con la tradizione della fede e le possibilità di vivere la fede (67%).Inghilterra: per i giovani detenutiLa possibilità di concentrarsi su qualcosa di positivo che allontani, almeno con la mente, dalla dura vita nella prigione, la strada verso un lavoro che garantisca normalità senza bisogno di ricorrere al crimine, lo spazio per imparare ad essere genitori lasciandosi alle spalle gli sbagli del passato. Sono alcune delle opportunità offerte ai carcerati del Regno Unito dal “Prisoners’ Education Trust”, una charity che aiuta chi è in prigione a studiare con corsi a distanza per raggiungere una laurea o qualifiche equivalenti che possano essere utili nel mondo del lavoro. Quasi la metà dei detenuti non sono andati a scuola, e quasi i tre quarti delle donne recluse non ha nessuna qualifica. Il “Prisoners’ Education Trust” opera dal 1990 e garantisce fondi per oltre 2300 prigionieri all’anno che così possono studiare e qualificarsi in oltre 150 materie. Ad altrettanti l’organizzazione è costretta a dire di no per mancanza di finanziamenti. Ora con un progetto intitolato “Young Offender Institutions” il Prisoners’ Trust offre a carcerati più giovani informazioni sui corsi per corrispondenza, su come ottenere fondi per autofinanziarsi e su come avere aiuto negli studi. Un corso è stato anche messo a punto per permettere ai detenuti che hanno studiato con successo di aiutare altri loro colleghi a fare altrettanto. Al momento il progetto è attivo in quattro carceri minorili e ci sono dodici detenuti che aiutano i loro compagni a studiare per corrispondenza.